Il Blog della Domenica

Contro Castaldo. Senza se e senza ma

domenica, febbraio 26, 2006

Il re dei furbetti

Vorremmo avere qui il primo che usò l’aggettivo “ipnotico” in campo musicale, per dirgliene quattro. Si rendeva conto di quali disastri si sarebbero accompagnati a questa parola? Non immaginava quanti crimini sonori sarebbero stati commessi in suo nome? L’ipnotismo è una specie di ideologia musicale - che si appoggia a scampoli di psicanalisi per stabilire, in sostanza, che la musica migliore è quella che ha lo stesso grado di varietà di un orologio a pendolo.

In base a codesta ideologia, la musica ipnotica di Ludovico Einaudi è perfetta: in particolare nell’album Le onde (1996), che ne è l’espressione più ipnoticamente riuscita. Dopo un’introduzione etnochic (la trascrizione di una Canzone popolare francese del Cinquecento), il mago Ludovico già dal secondo brano (Le onde) ci imbarca sul suo morbido letto di note: le suddette onde vengono evocate dall’accompagnamento arpeggiato - notare l’originalità della trovata - mentre la mano destra suona una melodia che definiremmo carina. Tale carineria inizia in modo minore (messaggio ipnotico: devi provare malinconia), poi però passa magicamente al maggiore (messaggio ipnotico: ora devi raggiungere l’estasi); dopodiché il pezzo sarebbe anche finito – sono passati due minuti – però il mago Ludovico ripete tutto fino a farlo durare cinque, giusto nel caso ci fosse qualche soggetto più resistente all’incantesimo. E se siete ancora lucidi vuol dire che dovete annullare la coscienza e lasciarvi andare, alla scoperta del meraviglioso mondo del do maggiore. “A me le orecchie!”, sembra dirci il mago Ludovico mentre compone e suona il pianoforte per noi - a volte anche i tasti neri - e con il suo fascino romantico ci ammalia come il Novecento di Baricco (specie quando tra un arpeggio e l’altro inserisce una delle sue pause interminabili, quasi craxiane, per enfatizzare il pathos del momento). Non potete resistere: perfino Nanni Moretti cadde in trance ascoltando questo ipnotico brano, e lo scelse per la colonna sonora di Aprile.

E non si incorra nell’equivoco di inserire l’ipnotico Ludovico nella combriccola minimalista. La minimal music si basa su un materiale musicale fatto di pochissime note, giusto? E poi le sottopone a trasformazioni continue che le portano ad essere qualcos’altro. Nel caso di Einaudi avviene tutt’altro: si parte da frasi semplici ma non minime, e non le si sottopone a trasformazione alcuna. Al più le si trucca con i soliti cosmetici, trilli acciaccature e via abbellendo, fra esitazioni alla Chopin e pedali da elefante: anche quelle rare volte che azzecca un bel giro armonico, poi finisce per sommergerlo in un diluvio di plin plin plon. Siamo alle prese con un neoconservatorismo che parla direttamente alla pancia dell’ascoltatore, soddisfandone i bisogni più immediati di suggestioni poeticheggianti; la consolazione oppiacea - che accarezza il depresso in cerca di piaceri a buon mercato – viene ottenuta con stereotipi importati dal mondo classico, mandandoli a ramengo in una deriva estetizzante e infantile. Inoltre Einaudi ricorre alle sonorità che dei minimalisti erano tipiche (anche se qui sono più rozze) per adattarvi la struttura formale della canzonetta: insomma, è pop travestito da minimalismo; e il travestimento è funzionale a dare una spruzzatina di autorevolezza, dato che storicamente il minimalismo è nobile (musica d’avanguardia, Arte con la maiuscola e via dicendo) mentre il pop è puzzone e fa pensare a Pezzali. Ma gratta gratta, è di pop che si tratta; non deve quindi stupire se questo furbetto del do maggiore lanci ogni volta la scalata alle classifiche di vendita, come un canzonettaro qualsiasi.

Il caso di Ludovico Einaudi può considerarsi un segnale del nuovo ruolo che i compositori italiani della sua generazione hanno assunto nella società. O meglio, un segnale del fatto che hanno rinunciato a qualsiasi ruolo: all’era dell’impegno politico - che non rimpiangiamo - è subentrata quella del narcisismo, e la dedizione all’interesse superiore è stata sostituita (più o meno consapevolmente) da quella al conto corrente. E’ un distacco dalla realtà che da un lato li rende più popolari, ma dall’altro gli fa perdere prestigio; e di certo il mago Ludovico non sarà fra quelli che patiranno la fame per i tagli allo spettacolo: siamo nel XXI secolo e l’artista deve stare, come si dice, sul mercato. Bella roba.

[da Giudizio Universale n.9, gennaio 2006]

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domenica, novembre 13, 2005

MON DIEU! LA MACHINE!

Come anticipato da questo scoop, è in atto una drammatica scissione nel BDD. I tre neuroni che lo costituiscono, riunitisi a congresso, non sono riusciti infatti a mettersi d'accordo sull'ordine dei lavori: la situazione è precipitata quando il BD [della componente neoazionista-legalitaria-NO AL RITIRO DELLE TRUPPE] ha decretato la non validità dell'assise, mentre con un colpo di scena il restante D [dell'ala anarco-situazionista-anticlericale-ABOLIAMO IL CONCORDATO] si è autoproclamato segretario di se stesso. Il problema ora è a chi andrà l'uso del computer portatile, computer che peraltro non si può più collegare a internet a causa di un malfunzionamento della LAN. Le due componenti scissioniste, BD e D, si domandano all'unisono: che cacchio è la LAN? Lega Anti Nastroni? Lista per l'Autonomia Naderiana? Nel dubbio, il cane broccolone va a farsi una pisciatina e fa perdere momentaneamente le tracce.



Ma intanto...

... per l'angolo del politically correct-rutto libero, sembra che oltralpe ci sia qualche problemino con le automobili. Toni Negri smorza gli entusiasmi: "Non è ancora la Rivoluzione". Peccato. Però magari smetteranno di fare i primi della classe con il resto del mondo, dare lezioni in politica estera e predire la fine dell'impero americano... ma fateci il piacere, che lì nelle vostre balinelle non si può neanche uscire di casa! Ah dimenticavo: la cucina francese fa vomitare. Tiè.



Ma intanto...

... il Professore Marco Lodoli pronuncia parole definitive sull'argomento, con una metafora chiarificatrice: La luce degli incendi nelle banlieues parigine è arrivata fin qui, a rischiarare le zone d'ombra delle nostre città e i discorsi della gente.

Ma nonostante questa illuminazione, c'è poco da stare allegri: infatti la vita nelle periferie delle grandi città è inevitabilmente predisposta alla criminalità [e i tram non vanno avanti più]... Centinaia di migliaia di giovani vivacchiano senza studiare e senza lavorare, spogliati di ogni volontà [è più facile sognare che guardare in faccia la realtà]... eccetera eccetera.

E soprattutto, i quartieri dove passano i giorni e le notti sono puro squallore, cemento e cocaina, centri commerciali e miseria, nessun cinema, nessun teatro, nessuna libreria, niente.

Ecco dunque il vero problema: mancano le librerie. Questi francesi oltre che spocchiosi sono pure gnurànt... non potranno nemmeno leggere il nuovo capolavoro di Baricco (prontamente recensito da Michele Serra, sul giornale con cui lo stesso Baricco collabora).

Ma torniamo al Prof. Lodoli: Tra loro si muovono sempre più numerosi gli immigrati ... a volte sovreccitati dalle potenzialità offerte fintamente dal nostro mondo, e dunque sfacciati e aggressivi nella ricerca di un posticino al sole. Mescolate tutto questo, agitate, e la Molotov è pronta.

Il Profoli, con la cocaina in una mano e la Molotov nell'altra, è indeciso sul da farsi. Non sa più cosa tirare. Interpella dunque i suoi allievi:

"Professore, ha presente il fascio di luce che d'improvviso avvolge l'ospite d'onore e lo separa dal buio? Quella chiazza bianca o gialla sul palcoscenico? Mi sono accorta che è piccola, un cerchio minimo. Tutti non ci possono entrare, e neanche parecchi. Lì c'è posto per pochissimi. Per gli altri c'è il buio, il niente, al massimo un posto in platea per applaudire chi ce l'ha fatta e crepare d'invidia... Io quella luce la voglio. Io capisco quelli che bruciano le macchine a Parigi. Loro la luce se la fanno da soli, e il mondo li guarda, arrivano le telecamere e il buio non c'è più, non c'è più questo schifo di vita".

Estasiato, il Prof. approva: Forse ha ragione la mia allieva, è una che sente come va il mondo meglio di tanti sociologi. Speriamo solo che nessuno lo prenda alla lettera, altrimenti consiglieremmo al buon Lodoli di fare occhio a dove parcheggia.



Ma intanto...

... a proposito di molotov: sull'aereo dello spot di Tre si ritrovano assieme Giulio Andreotti, Claudio Amendola e Valeria Marini. Occasioni così capitano una volta sola.



Ma intanto...

... in occasione del concerto dei Baustelle a Bologna, si attende un solenne gesto provocatorio: una rappresentanza dei centri sociali consegnerà a Cofferati una copia de La malavita.



Ma intanto...

... gli m-blog sono decisamente in ribasso. Capita di dover girare per quasi mezz'ora prima di trovare il disco di Shakira.



Ma intanto...

... giovedì si è conclusa una serie di interessanti documentari su Raiuno, intitolati Elogio della nullità. Vi si spiegava che il mondo è diviso in due, il Bene (Rock) e il Male (Lento). Grazie, ma un Papa ce l'abbiamo già.



Ma intanto...

... "In Iraq adesso si può scegliere democraticamente tra chi vuole proibire del tutto la musica e chi vuole regalare il petrolio agli americani" (dall'ultima puntata di Elogio della nullità. Dopo tutte le balle che raccontano in televisione, finalmente qualcuno che dice le cose come stanno).



Ma intanto...

... Il Vice-Segretario di Al-Qaeda, energico partito politico che si batte per la liberazione dell'Iraq, ha fatto visita alla Giordania. Oggi qua, domani allà.



Ma intanto...

... il Segretario di Rifondazione Comunista propone un piano per facilitare l'acquisto di una casa da parte delle famiglie povere. Protesta Forza Italia: "E' la solita propaganda!".



Ma intanto...

... sempre il Segretario di Rifondazione - dopo avere magnificato fino a dieci minuti fa i prodigi del modello francese - sta per compiere uno storico viaggio in Cina. E' forse in vista una clamorosa scissione con i compagni maoisti? L'On. Diliberto prende le distanze, e si fa strada un interrogativo inaudito:


MA I COMUNISTI SONO DI SINISTRA???



Comunicazione di servizio: questo post viene materialmente pubblicato da Enver, che l'ha ricevuto via telegrafo, vistato e approvato. E' il primo passo verso la Grosse Koalition dei blog indieyuppie.


Make Ruini History.

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domenica, settembre 04, 2005

LA DURA LEGGE DEL GOLPE

Il Comitato di Salvezza Nazionale riprende in mano la situazione, dopo la fugace ora d'aria finestra informativa del Blogger Della Domenica, ricondotto invitato ancora una volta nel Chiosco del Programma a meditare sul da farsi in vista dell'importante scadenza delle Primarie Virtuali (cosa sono le primarie virtuali, ve lo spiego la prossima volta). Chi vi parla è delegato dal Comitato, come del resto Giancarlo Magalli, e non esprime alcuna opinione personale. Che qua in Siberia Italia a nessuno è consentito dare di matto rispetto alla Linea, sia chiaro. Per coloro che fossero interessati alle condizioni psicofisiche di Broccolone, possiamo solo trapelare che come Bossi riprenderà gradualmente l'impegno politico, nel frattempo è monitorato e sedato rifocillato ogni minuto a suon di tavor piadine nel CdP. Vi basti questo.

La congiuntura così come fotografata dal satellite di GoogleMap si presenta assai turbolenta in ambo i poli, ma per quello che ci interessa da vicino può soccorrere la parabola dei compagni revisionisti cinesi, che col loro leader (quel porco di Mao, tanto per) solevano asserire 'grande è la confusione sotto il cielo, la situazione è eccellente'.

Il candidato Prodi entra da Papa e si sta ogni giorno che passa incardinalendo, partecipando con somma perdita di tempo alle schermaglie dei partiti e delle correnti; il partito di maggioranza relativa compie atto di abiezione facendo suonare Kris di MTV prima dei compagni Offlaga alla festa nazionale del suo organo, come documentato dal compagno Lonox, ministro in pectore per le Advance Discografiche; Mastella minaccia fuoco e fiamme salvo riaccucciarsi quando gli garantiranno venti seggi, la Jacuz(z)ia e scorte di viveri per cinque anni al fortino di Ceppaloni. E il candidato Scalfar8, il candidato Scalfar8 che fa?

Non riuscendo ad avvicinarsi al numero utile di firme per la presentazione della candidatura, si vede offrire aiuto dai Verdi, i quali pure hanno in lizza il loro leader (leader?) Pecoraro Scanio, ansioso di stare davanti alle telecamere come e più di un Gabriele Paolini.

Ora, con tutto il battage della stampa radicalchic, del girotondame e di certa blogosfera (ma non di altra: esemplare lo scambio fra Jacob QuattroPass e Simona EustonStation, nel blog del primo), questo parvenu delle primarie rischia di stare fuori?
Non sia mai!
Mi si dirà che il problema riguarda altri e non noi, che essendo in possesso delle firme false della Mussolini (trafugate nottetempo da Enver ed Elrocco mascherati da giochi Preziosi) abbiamo libero accesso alla tenzone del 16 ottobre sotto le arancioni insegne broccolonidi.

E qua sta il punto. Caro Scalfarotto, non è una bella figura quella che stai facendo. Ti proponiamo una soluzione: abbandonare a testa alta il tuo impegno, adducendo a movente l'impossibilità di sfidare i vasi di ferro delle burocrazie partitiche (salvo accettare in corsa l'offerta del seggio blindato alla Camera che le truppe cammellate della Fed ti recapiteranno fra coppa e collo quanto è vero Dio, ché loro ci tengono a cooptare), lasciando così via libera a Broccolone nella conquista dei voti della società civile.

Se non accetti -e domani un nostro emissario sarà a Padova per condurti sulla retta via- potresti avere seri problemi alla deambulazione, nei prossimi giorni. Così mi ha predetto la zingara di Brera un amico legato ad Abramovich. Non lo vorremmo, eh.

Puoi anche controproporre un'alternativa: suggeriamo per esempio la cessione della nostra quota eccedente di firme false della Mussolini, previa telefonata a Fazio, Fiorani, Ricucci, Consorte e Fassino, in modo da farti partecipare alle primarie; in cambio di una tua desistenza verso Broccolone, che al momento debito sarà ricompensata con un sottosegretariato con portafoglio (agli Italiani Nel Mondo) in seno al Governo Broccolone.

Che ne dici, eh? Siamo dei draghi della politica, noi arancioni. Hare hare.

E voi, compagni elettori: magnificate con segnali luminosi (va bene anche una trekking-light illumìna-i-pesciolini) il vostro affetto a Broccolone, che lo rinsalderà nella sua convinzione di salvare il Paese anziché rincorrere attricette sulla spiaggia del Lido, come sta facendo un suo sosia avvistato poche ore fa dai nostri potenti mezzi! Che avere le dàcie davanti alla scritta CAMPARI non è prerogativa del Popolo Lavoratore! Anche se da un abuso pomeridiano di campari nacque tutta l'operazione-primarie del Blogger Della Domenica...

(Entro la giornata, per completare l'informazione di base a cura del Comitato, il compagno Enver Renatovic Trafeghin stilerà alcune inserzioni musicali di Grande Madre Rassìa. Spasiva, karasciò)



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domenica, maggio 15, 2005


SALVATECI DAL SOLDATO BLUNT

James Blunt, Back to Bedlam - La sua storia veltroniana non poteva passare inosservata: l'ufficiale che depone il fucile per arruolarsi nell'esercito della Buona Musica ha mirabilmente commosso i creatori di simpatia della stampa italica, che hanno salutato questa sua opera prima come una rivelazione. Scrivono (ricalcando fedelmente gli uffici stampa, secondo la ben nota prassi del giornalismo alla Lewinsky) che è stata proprio la militanza in Kosovo a far esplodere l'incontenibile vena creativa del soldato Blunt; e a questo punto tutti ci siamo ascoltati l'album, purtroppo senza trovare traccia né della vena, né dell'incontenibile, né tantomeno della creatività. La migliore qualità di Back to Bedlam è di essere così privo di personalità da potersi intrufolare in tutte le situazioni: dallo sconcertone del Primo Maggio (e questo non meraviglia, tanto ormai è squalificato) al Festivalbar, alla pubblicità. Il problema è che, nel diventare soldato della musica, il reduce Blunt ha mantenuto una militaresca obbedienza alle convenzioni: per cui i suoi pezzi risultano telefonati come pochi, seguendo ciecamente un chitarrismo cantautoresco che era già vecchio ai tempi del Vietnam. High ha altamente rotto il kaspian, anche perché ormai da mesi ci sottopone a uno spietato bombardamento radiofonico con il suo bravo organetto jazzante e quell'effetto flanger da crimine contro l'umanità. No bravery sembra una cover dei Supertramp con il testo - diciamo così - impegnato: ma è musica cotonata e tutt'altro che battagliera che quasi quasi mi arruolo nell'esercito, pur di sfuggire ai suoi ululati. You're beautiful è stata definita da Elton John come "la versione moderna e legittima della mia Your song", e sarebbe già un buon motivo per metterla al bando: ma c'è in più da aggiungere un "magari!", perché almeno il baronetto John aveva un istinto melodico che il soldato Blunt manco si sogna. Certo, la guerra è un gran brutto affare; ma anche questo disco non scherza.

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domenica, febbraio 13, 2005


L'ALBERGO A ORE DI MOBY

Moby, Hotel - Era dai tempi di Sei un mito degli 883 che non si sentivano basi come queste. Peccato che le lyrics non sempre siano all'altezza della coppia Pezzali-Repetto, altrimenti avremmo avuto di che spassarcela. Macchè, Moby è una persona seria, scherziamo? E' vegetariano lui, mica cazzi. Non si compromette certo con gli arbre magique e i reggiseni a balconcino: se finisce in classifica è per puro caso, e certamente contro la sua volontà.
Ma veniamo alla musica... ah, sì la musica. Ne parlerei volentieri, giuro, se solo questo disco ne contenesse. Ma io non sono un commercialista, dunque non so proprio spiegarmi il senso delle tracce di questo cd che sembrano più che altro impeccabili esercizi di contabilità. Nemmeno il più piccolo imprevisto turba la paziente attività lavorativa del nipote di Melville: del resto, perchè scervellarsi tanto se le leggi del pop sono così ben collaudate? Facciamo andare a rotazione le tre-quattro combiazioni di accordi più diffuse, con sopra un po' di batterie filtrate, gli immancabili archi sintetici e una possente female singer, e per il prossimo paio d'anni siamo a posto.
Non basta ancora? Uffa, come sono incontentabili queste radio... va bene, giù il carico da undici: Love should, un pezzo al confronto del quale le ballate di Elton John sembrano spericolati esercizi di avanguardia. "Il mio cuore batte forte, è il mio amore per te... e anche se pioverà, non proverò le stesse cose per nessun'altra donna...". Buon San Valentino a tutti.
 

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