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Contro Castaldo. Senza se e senza ma
MUSICA E 4-3-3
Che cos'è il blues? Che cos'è l'heavy metal? Che cos'è l'indietronica? I termini, rigorosamente anglofoni, coi quali si sogliono indicare i generi musicali (veri o fittizi) appartenenti alla costellazione della popular music, tendono abilmente a dare per scontato ciò che scontato non è. E a spacciare l'erudizione per cultura musicale.
Facciamo un esempio calcistico. Nel calcio si parla di gioco a uomo o di gioco a zona, ma nessuno dubita che sempre di calcio si tratti. Nessuno ti chiede: ma tu che tipo di calcio segui?, come nessuno si sogna di fare due campionati distinti. Ogni tifoso ha la sua squadra del cuore, ma quando si tratta di discutere sulla qualità del gioco, le simpatie e le antipatie vengono messe da parte.
Certo, c'è sempre il secchione che cerca di impressionarti sciorinando la storia completa degli incontri diretti Milan-Reggina. Ma le nozioni importanti sono ben altre: i primi radiocronisti venivano presi per matti, all'inizio, quando usavano termini come fuorigioco o cross, che nessuno sapeva cosa volessero dire. Eppure erano indispensabili, perché non si poteva ogni volta dire l'arbitro ha fischiato perché il passaggio è avvenuto quando l'attaccante era già oltre la linea della difesa... eccetera.
Anche per parlare di musica a volte sarebbe inevitabile impiegare un po' di termini tecnici. Se in una canzone ad un certo punto c'è una modulazione, non è che si può dire ogni volta il centro di attrazione tonale ad un certo punto si sposta dal do al fa, tenendo presente che il centro di attrazione tonale è il suono attorno al quale gravitano la melodia e l'armonia... eccetera. Basterebbe chiarire una volta per tutte il significato del termine modulazione, e lo si potrebbe utilizzare a proposito di qualsiasi brano di qualsiasi epoca. Mi sembra invece che, per paura di sembrare pallosi, si preferisca rinunciare in partenza a parlare della struttura della musica. Ci si concentra allora sugli aspetti superficiali, il sound, l'interpretazione, le analogie con altri gruppi, i generi e sottogeneri di appartenenza. Aspetti che hanno a che fare con questioni tecniche, piuttosto che estetiche, e che consentono al giornalista di sfoggiare tutta la sua erudizione e i suoi neologismi inutili. La furberia è che poi da questo si salta direttamente a dare un giudizio estetico, che resta a questo punto del tutto arbitrario.
Un po' come se il buon radiocronista, dopo avere discettato per 90 minuti del colore delle magliette, salutasse dicendo: "comunque è stata una bellissima partita".

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