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Contro Castaldo. Senza se e senza ma
DEMO CRAZIA
Nel numero di Musica di tre settimane fa, il servizio di copertina era dedicato alla musica fai-da-te. Prometteva infatti tutte le istruzioni per realizzare un cd da soli. A casa.
Infatti. Infatti, all'interno di un servizio di quattro pagine, le "istruzioni" consistevano in un utilissimo trafiletto dall'epifanico titolo Il kit per l'home recording - Il segreto è la scheda audio.
In questo trafiletto si trovavano "istruzioni" del tipo:
Una scheda audio (quella del vecchio PC va cambiata): Sound Blaster (da 250 euro in su), Digidesign o Digi 001-002 (minimo 550 euro).
Si software ne esistono diversi, bisogna stare attenti alla compatibilità: Cu Basis (99 euro, versione di partenza di Cubase), Logic (da 150 a 1000 euro), Pro Tools (compatibile solo con gli hardware Digidesign), Digital Performer (solo per Macintosh), Nuendo (il più recente).
E' imbarazzante come, nell'ansia divulgativa dei Musica-boys, si possa assistere a un calderone così squinternato di cose diversissime (con informazioni eterogenee, che indicano a piacere il prezzo, la compatibilità o la novità). Con l'arroganza, per giunta, di dare delle direttive non motivate da parte di chi non ha nessuna competenza in materia (o se ce l'ha, la nasconde benissimo).
Suggerire che si possa fare un demo con la Sound Blaster Live, evidentemente, è come consigliare il pedalò come mezzo di trasporto per andare in Grecia. Tutto è possibile, certo, ma l'utilità dell'indicazione è assolutamente nulla. Se è vero che "il segreto è la scheda audio", un minimo di serietà avrebbe imposto di fare una tabella comparativa fra le più diffuse, indicandone le caratteristiche principali, il sito internet (i Musica-boys lo mettono dappertutto tranne che quando serve), i principali problemi riscontrati (perché tutte le schede danno dei problemi, ma i buontemponi di Musica lasciano che li scopriate da soli dopo avere speso i soldi). Ci sarebbero tante cose utili da dire, se solo si avesse la voglia di navigare una mezz'oretta sui forum dedicati all'argomento, o di sfogliare Computer Music.
La presuntuosità di questo articolo sta anche nel non dire mai la cosa più semplice: tutto dipende da ciò che si ha intenzione di fare. A parità di spesa, infatti, sono possibili molte scelte diverse, l'importante è trovare quella che si addica al proprio stile. E una rivista sarebbe utile se, invece di fare tante chiacchiere a vanvera, fornisse indicazioni di questo tipo. Ma che ogni musicista abbia la sua individualità e che quindi possa avere bisogno di una cosa piuttosto che di un'altra, non rientra evidentemente nei pensieri dei Musica-boys. Tutto è una questione di soldi. Vuoi una scheda mediocre? Compra la Sound Blaster. Vuoi una scheda buona? "Basta aggiungere uno zero (in certi casi due) alle cifre che abbiamo indicato". Fino a qui ci arriviamo da soli, verrebbe da dire.
E veniamo ora alla parte più divertente, quella delle chiacchiere a vanvera appunto, ovvero il pippone sociologico che costituisce il pezzo forte (chiamiamolo così) dell'inchiesta (chiamiamola così). Si parte all'insegna della miglior retorica da ce la puoi fare anche tu:
Chi non ha mai sognato di infilarsi in una sala di registrazione, la cuffia nelle orecchie, la chitarra a tracolla, l'ingegnere del suono lì al suo posto, al mixer, in attesa di un cenno, di un via? Musicisti, si sa, si diventa, ma ciò che segna il passaggio dalla passione alla realtà è proprio quella soglia lì: lo studio di registrazione.
Musicisti si diventa, e ve lo spieghiamo noi come diventarlo. E ricordate: non importa che sappiate comporre con un po' di gusto, l'importante è la chitarra a tracolla.
Il sogno resta sempre quello: il demo.
Il demo è il vostro sogno, e noi vi spiegheremo come realizzarlo. Così anche voi produrrete la vostra pietra filosofale, che nessuno ascolterà.
Ma nell'età di Internet e dell'hi tech è ormai possibile realizzare un demo anche a casa propria. [...] A casa il costo è zero, macchinari a parte. L'ingombro è pari a quello di un pc super accessoriato: un pezzetto di stanza. Ma le potenzialità (virtuali) sono quelle di un'intera orchestra sinfonica.
Notare l'elegante scelta dei vocaboli, a metà strada fra Rocco Tanica e Pippo Baudo: "macchinari", "un pc super accessoriato", "potenzialità (virtuali)", "un'intera orchestra sinfonica".
Dopo averci illuso così, è davvero un peccato che l'articolo prosegua riferendo le conversazioni con una serie di "specialisti", che spiegano come le cose stiano un po' diversamente: uno si fa gli appunti a casetta propria, e poi va in sala, paga, e incide il demo. Seguono due pagine intere di indirizzi di studi di registrazione sparsi per l'Italia. Che non è precisamente molto do-it-yourself, come conclusione.

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