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Contro Castaldo. Senza se e senza ma
Oggi parleremo di Alessandro Baricco, poverino. Chissà perché ce l'hanno tutti con lui, nonostante scriva dei libri bellissimi. Deve essere un complotto, l'invidia dei soliti rosiconi, gli intellettuali comunisti, le toghe rosse: insomma i cattivi sono ovunque, e non perdono occasione per spernacchiarlo. Ma qualche giorno fa il povero Baricco non ci ha visto più, e si è sfogato su Repubblica:
Leggi Baricco che si lamenta perché nessuno lo stronca.
Ciò che ha fatto perdere le staffe al povero Baricco sono state due frecciatine avvelenate. Questa di Pietro Citati:
"... dimenticavo tutto: le noie, le mediocrità, gli errori della mia vita; dimenticavo perfino l'Iliade di Baricco, e la vasta e incomprensibile ottusità dei volti di Roberto Calderoli e di Alfonso Pecoraro Scanio"
E questa di Giulio Ferroni, inserita nella recensione di un altro libro:
"... Che distanza abissale dalla stucchevole e ammiccante epica automobilistica dell'ultimo Baricco!"
A ‘ste due sperdute frasettine il povero Baricco - vittima innocente della malvagità dei critici - ha pensato bene di rispondere con un articolone di 8500 battute su Repubblica (lui può), per dire ai pugnalatori: eh no, se volete parlare male di me dedicatemi almeno una stroncatura in piena regola. Bravo. Ben detto.
Peccato che Baricco non si fosse accorto che Ferroni l'aveva già accontentato, parecchi mesi fa:
Leggi Ferroni che stronca Baricco.
Insomma il povero scrittore lamenta l’assenza di stroncature ma quelle ci sono, è lui che non le legge. E ovviamente Ferroni, nella sua replica al pistolotto baricchino, glielo fa notare:
Leggi la replica di Ferroni a Baricco.
Prendiamo comunque atto che nel mondo ideale di Baricco (e della Lipperini) vigono dei divieti bizzarri: se stai giudicando un romanzo che parla di automobili, non puoi paragonarlo al romanzo di Baricco che parla di automobili. Quindi se un insegnante di storia tiene una lezione su Mussolini, che non gli venga in mente di approfittarne per stroncare Hitler: il fuhrer merita una stroncatura a parte. Se un giornalista musicale scrive una recensione di Caparezza, saranno proibite le frasi del tipo "... niente a che vedere con quel pover'uomo di Mondo Marcio". I critici televisivi non potranno fare riferimenti al Sanremo di Panariello, se non in articoli che contengano nel titolo le parole "Sanremo", "2006" e "Panariello"; mentre ai notisti politici, se scrivono un editoriale sul conflitto di interessi, non sarà più consentito tirare in ballo pretestuosamente Berlusconi.
Dalle due frasettine blasfeme (manco fossero vignette danesi) la crociata ha poi assunto proporzioni gigantesche. Da apprezzare il pluralismo del dibattito su Repubblica: alcuni danno ragione a Baricco, altri invece danno torto a chi stronca Baricco. Il vertice del grottesco lo tocca Carlo Lucarelli, che tuona contro i “mandarini” le cui recensioni appartengono “più a logiche di politica editoriale o a rapporti personali che a vere riflessioni di merito”. Che scritto sulle pagine di Repubblica, è credibile come Berlusconi quando accusa il “conflitto di interessi della sinistra”.
Peccato che nessuno dei repubblicones faccia notare che la crociata di Baricco è partita da un assunto completamente sballato: ovvero che i critici blasfemi (rei di vilipendio alla bariccaggine) l’avessero stroncato senza leggerlo; ma intanto questa menzogna, ripetuta all’infinito in pochi giorni, è diventata verità per i lettori del giornale. Se qualcuno aveva dubbi su chi oggi detenga l’egemonia culturale nel nostro paese, è servito.
Ovviamente però la figura di cacca del povero Baricco (segnalata anche da Sofri) non poteva sfuggire a Giuliano Ferrara, che ne approfitta per una sapida operazione metagiornalistica. Il 2 marzo, il Foglio se n’è uscito con una frecciatina contro Baricco in ogni singolo articolo: amplificando all’ennesima potenza l’arte della “stroncatura allusiva e acrobatica” che tanto dà alla testa al povero scrittore.
Leggi il riepilogo della polemica su Blogroll.
(grazie a Stefania e Matteo per le segnalazioni)

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