Il Blog della Domenica

Contro Castaldo. Senza se e senza ma

domenica, ottobre 12, 2003

 

IL MOTIVO-LUCE DI SITUAZIONE ARISTARCO

Il blogger della domenica mi ha chiesto di iniziare a collaborare con questo sito, e io ho accettato volentieri. L'idea è quella di realizzare una serie di interviste a musicisti emergenti, ma già affermati all'estero. La serie si chiamerà Musica tra le righe, e questa prima puntata è dedicata a Situazione Aristarco.

E' difficile introdurre un personaggio come Situazione Aristarco, ancora semisconosciuto nel panorama italiano. Situazione Aristarco si muove in bilico tra la notorietà e l'esigenza dell'anonimato, tra l'indietronica di oggi e il postmoderno che verrà. I suoi sapienti beats si conficcano nella coscienza dell'immaginario collettivo globalizzato. Parafrasando Gramsci, potrei dire che i suoi loops esplodono come bombe a mano nella mediocrità imperante. Melodie di una purezza quasi cristallina e solo apparentemente fragili, supportate da arrangiamenti che coniugano al meglio istinto e ragione. Una riuscita alternanza e compenetrazione di chitarre, elettronica e orchestrazioni. Con tali contenuti, è logico che si prechino i superlativi per Concerto per me medesimo, sedicesimo disco di Situazione Aristarco. Rock'n'roll, pop deviato, tentazioni elettroniche ed attitudine lo-fi convergono in questo solitario progetto, che si propone come rosa dagli aculei sporgenti nel panorama della nostra discarica musicale.

d: Allora, innanzitutto: da dove viene Situazione Aristarco?

r: Ti ringrazio della domanda. La provenienza e l'appartenenza sono per me due concetti mentali. Io provengo e appartengo al mio sottosuolo.

d: Al sottosuolo di cosa?

r: Ti rispondo citandoti il concetto di sopra-suolo di Benjamin. August, non Walter. Soprasuolo culturale: cioè l'unico luogo possibile dove fare e fruire la cultura. Io sto al di sotto.

d: Interessante, ma cambiamo un attimo argomento: che cosa ne pensi del download da internet?

r: La domanda mi imbarazza un po' perchè io sono un uomo di inizio-secolo. Non conosco il meccanismo internet: perchè è quello che intendi, no? La rete è qualcosa che incaglia, è Arakne che imbriglia la creatività dell'uomo contemporaneo. E io sono uno spirito libero...

d: Lo so. Infatti in passato hai rifiutato di concedere i diritti per quello spot della Opel Corsa. Dunque qual è il tuo rapporto con l'establishment?

r: Establishment è la situazione che ti condiziona. Arisotele,per citare un filosofo con la A maiuscola, diceva: l'opinione comune è tua nemica. E aggiungeva: Perseveranza nel proprio operato porta successo insperato.

d: Sì, infatti ne parlava nel celebre Giudizio sull'opinione comune. Ma ora parliamo un po' della tua musica: come nasce il tuo ultimo album Concerto per me medesimo?

r: Come ogni cosa: nasce. La solitudine è un concetto inevitabilmente legato a una definizione di gender. Maschile, ovviamente: difatti questo è un disco live senza pubblico. La situazione live si presenta ogni volta che accendo le macchine. Suono, quindi sono: quindi live.

d: Non c'è proprio nessuna differenza fra un disco in studio e un concerto?

r: E' la medesima situazione. Io non conosco il mio pubblico, non posso suonare per qualcuno che non conosco. E poi live: cosa vuol dire se non dal vivo? Io non ho mai suonato da morto.

d: A proposito di pubblico. Cosa ne pensi di quello italiano?

r: Ti ripeto: il pubblico per me è un concetto mentale. Pre-esiste al mio modo di fare musica. Quindi non lo può giudicare.

d: Come definiresti la tua ispirazione? Nasce dalla mente o dall'anima?

r: Quindi mi stai chiedendo se è mentale o animale? Ci penso e ti rispondo dopo...

Ride tra sé e sé e si allontana per un quarto d'ora. Al ritorno, dice:

r: Io ho un concetto post-atomico dell'universo armonico. Atomi di note, particelle di campioni che si rincorrono dentro il lettore di un cd come il sole rincorre se stesso intorno alla terra. La struttura pentagrammale è soltanto un prato, una situazione dove buttare a caso sensazioni mentali che germogliano in musica.

d: La tua musica è più una margherita o un quadrifoglio?

r: Entrambe. Ma calpestate di fresco. Voglio raccontarti una storia: un pomeriggio (avevo sette anni) mio padre mi porta a una conferenza sul rapporto tra architettura e paesaggio. Credo che proprio quel pomeriggio decisi di diventare musicista. Capisci: l'architettura è pentagramma, il paesaggio è quello che ci sta attorno. Cioè la musica. La sera sera, tornato a casa, scrissi il mio primo pezzo: Anima in mib.

d: Che in Italia è ancora inedito. Saresti favorevole a renderlo disponibile in esclusiva per Il Blog della Domenica?

r: E' un ricordo che mi riporta a un passato da dimenticare. E' un pezzo che non ascolto da anni, nel quale non ho più voglia di riconoscermi. Però non è detto che non vi conceda qualche altro atomo musicale.

d: Perché hai scelto di vivere in Germania?

r: Vivo lì perchè il sottosuolo è in fermento. Il mio paesino è di trecento anime, la maggior parte sono contadini (ma quanta saggezza...). Non sono l'unico personaggio famoso: due case dopo la mia abita la zia di Brian Eno, una persona squisitissima che concepisce dei buonissimi dolci. Infatti il mio concept album Strudel von Isabel è dedicato a lei.

d: Ma se non sbaglio c'è un'altra personalità di un certo rilievo che abita vicino a casa tua...

r: Sai proprio tutto. Non so se posso dire il nome, perchè lui è un tipo riservato come me. Mica come suo fratello, che ha imbastito quel gruppo torinese di musica elettronica...

d: Non starai mica parlando di Ismanel degli AcquaTonica?

r: Proprio lui. Infatti ti ricorderai sicuramente il loro primo successo Caino non era un cretino. Il titolo non era casuale...

d: Torniamo alla tua musica. Qualcuno ha sostenuto che è fondata sull'uso del leitmotiv.

r: Il problema della critica in Italia è che categorizza tutto, appiattendo generi e autori dentro classificazioni che lasciano il tempo che trovano. Quando io ho parlato di leitmotiv intendevo dire light-motive, cioè motivo-luce. E' questa la situazione-monade della mia musica: tutti i miei pezzi partono da un preciso insight musicale. Un unico motivo da sviluppare uscendo dal letto di Procuste dell'ormai consolidata struttura narrativa della pop song.

d: light-motive, cioè motivo-luce. E tu saprai certamente che Licht, cioè Luce, è anche il titolo dell'ultima opera di Stockhausen...

r: Non intendo trattare questo argomento. Stockhausen ha ucciso la musica contemporanea. La sua opera è un riciclo posticcio delle mie prime intuizioni degli anni cinquanta. Ha fatto della musica il laboratorio della sua vanità, inutili elicotteri che svolazzano su cose già fatte, già sentite. Un tramonto a nord-est della nostra civiltà.

d: Torniamo al concetto di light-motive, che significa motivo-luce. Ma significa anche motivo leggero...

r: Dici una cosa che mi colpisce. Difatti L'insostenibile leggerezza dell'essere di Kundera è il mio romanzo preferito.

d: C'è una molla che ti spinge a comporre?

r: I miei atomi musicali nascono dal buio in sala che si fa luce di note. Ti racconto un'altra storia: un contadino del mio paese è cieco da quando aveva sei anni. Ma suona il pianoforte benissimo. Capisci quanto questo può avere influito sul mio modo di fare e di concepire la musica. Il buio, il non visibile, mi fa concentrare a livello tattile sui tasti della tastiera. La molla è proprio questa: un'esperienza digitale e fisica che porta ad un'altra, musicale... astratta.

d: Dall'astratto al concreto: cosa salveresti del mondo di oggi?

r: Solo tre cose: la mia nascita, la mia musica e la mia morte.

d: A quando il prossimo tour?

r: Tour è una di quelle parole inglesi che non conosco.

d: Progetti per il futuro?

r: Una collaborazione con Strempel F. Ricordate i Naked Spur? Lui porta nel suo dna quella situazione musicale.

d: Tu hai avuto tutto dalla vita. C'è ancora qualche sogno nel cassetto?

r: Riuscire a fare tra vent'anni quello che faccio adesso: è questa la situazione che mi piace.

Un post che VincenzoCrostino aveva il dovere di scrivere alle 22:04 commenti (8)

 

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