IL TERRORISMO NON ESISTE
Supponiamo, per assurdo, che un bel giorno Bin Laden venga arrestato in Italia: ebbene, ho i miei dubbi che riuscirebbero a condannarlo. Il nostro ordinamento giudiziario infatti è ancora del tutto impreparato ad affrontare il terrorismo islamico, come lo era qualche decennio fa ad affrontare la mafia. E come allora i fiancheggiatori dei mafiosi dicevano “la mafia non esiste”, oggi si tende ad applicare un analogo negazionismo nei confronti del terrorismo fondamentalista.
Naturalmente, questa paralisi giudiziaria è ciò che poi spiana la strada alle varie guerre preventive, alle guantanamo sparse per il mondo, e infine al razzismo indiscriminato. Dunque nulla fa più danni di un D’Avanzo che, su Repubblica, esulta per l’assoluzione di Daki e attacca il pm D’Ambruoso che l’aveva sbattuto dentro; la sua campagna giornalistica contro i magistrati nasconde il problema principale, ovvero: come si fa a condannare qualcuno per questo reato? Aspettiamo di coglierlo con le mani nel sacco? Gli cerchiamo in tasca il tesserino di Al Quaeda? Se accettassimo questa prospettiva con la mafia, i boss e i picciotti sarebbero tutti a piede libero. Fra l’altro le varie cellule fondamentaliste operano in una zona grigia, e ovviamente non sostengono di essere terroristi ma combattenti contro le aggressioni dell’Occidente. E come si è visto, troveranno sempre una Forleo e un D’Avanzo di galera pronti a sostenerli.
Quando si parla di terrorismo islamico, a Repubblica diventano magicamente più innocentisti che quelli del Giornale con Previti: e dagli allora al pm persecutore, al complotto mediatico contro il povero Daki di turno e via dicendo. Ma spiegateci una cosa: perché a parole sono tutti contro il terrorismo, mentre nel concreto di terrorista non se ne trova nemmeno uno?
Il messaggio che si manda è inequivocabile: nessuno è terrorista, dunque il terrorismo non esiste. Anzi, non è mai esistito.