I NUOVI POVERI
I vecchi poveri sappiamo chi sono. Li vediamo. In un certo senso non ci sconvolgono neanche più di tanto, perchè sono sempre stati poveri ed essi stessi non riescono nemmeno a immaginarsi al di fuori della povertà. La loro condizione certo non è stata scelta, ma ormai è talmente consolidata da sembrare quasi inevitabile. E uno li vede e pensa: pazienza, mi dispiace per loro ma non so che farci.
Poi ci sono i nuovi poveri. Questi sì che sono inquietanti. Perchè tutti fatichiamo ad arrivare alla fine del mese, ma c’è una soglia al di sotto della quale non si tratta più di arrivare alla fine del mese. Si tratta di dipendere dai servizi sociali (che in Italia come è noto funzionano benissimo). Magari per effetto di eventi particolarmente devastanti, a qualcuno capita di scendere sotto quella soglia: magari si perde il lavoro a un’età ormai avanzata, magari si divorzia, magari non si ha più una famiglia o una rete di relazioni su cui contare. Il segnale di questo passaggio è la perdita della casa. E comunque vada, quando si passa la soglia, c’è un crollo fisico e psichico che rende estremamente improbabile risalirla.
Poi ci sono i media. I media sono formidabili a sbattere in prima pagina le emergenze. Arriva l’inverno? E’ EMERGENZA FREDDO! Pazienza se poi l’inverno arriva tutti gli anni, i senzacasa muoiono di freddo tutti gli anni e col cazzo che per loro questa è un’emergenza. E’ la loro vita quotidiana.
Poi ci sono i politici. Ogni volta che salta fuori un’EMERGENZA, i politici la risolvono in un lampo così possono farsi belli sui giornali. Arriva l’emergenza freddo? Il Sindaco decide subito di stanziare un sacco di soldi per aprire luoghi di EMERGENZA dove ospitare i senzacasa per venti giorni. E per loro il problema è risolto.
Poi ci sono gli esperti. Quelli che studiano questi fenomeni. Li studiano talmente bene, che quando qualcun altro prova a parlarne se ne escono con frasi del tipo: “Non si dice ‘nuovi poveri’! Non si dice ‘senza fissa dimora’! Ma cosa credi, che ci si può improvvisare sociologi in quattro e quattr’otto?”. E così nessuno ne parla.