L'ALBERGO A ORE DI MOBY
Moby, Hotel - Era dai tempi di Sei un mito degli 883 che non si sentivano basi come queste. Peccato che le lyrics non sempre siano all'altezza della coppia Pezzali-Repetto, altrimenti avremmo avuto di che spassarcela. Macchè, Moby è una persona seria, scherziamo? E' vegetariano lui, mica cazzi. Non si compromette certo con gli arbre magique e i reggiseni a balconcino: se finisce in classifica è per puro caso, e certamente contro la sua volontà.
Ma veniamo alla musica... ah, sì la musica. Ne parlerei volentieri, giuro, se solo questo disco ne contenesse. Ma io non sono un commercialista, dunque non so proprio spiegarmi il senso delle tracce di questo cd che sembrano più che altro impeccabili esercizi di contabilità. Nemmeno il più piccolo imprevisto turba la paziente attività lavorativa del nipote di Melville: del resto, perchè scervellarsi tanto se le leggi del pop sono così ben collaudate? Facciamo andare a rotazione le tre-quattro combiazioni di accordi più diffuse, con sopra un po' di batterie filtrate, gli immancabili archi sintetici e una possente female singer, e per il prossimo paio d'anni siamo a posto.
Non basta ancora? Uffa, come sono incontentabili queste radio... va bene, giù il carico da undici: Love should, un pezzo al confronto del quale le ballate di Elton John sembrano spericolati esercizi di avanguardia. "Il mio cuore batte forte, è il mio amore per te... e anche se pioverà, non proverò le stesse cose per nessun'altra donna...". Buon San Valentino a tutti.