![]() |
Contro Castaldo. Senza se e senza ma
Beckbanalitaten
Solo un appuntino estemporaneo: quando mai, in una recensione, si è fatto notare qual è la vera geniale peculiarità di Beck? In, non so, saranno dodici anni che Beck è, e su di lui sono stati scritti i classici fiumi d’inchiostro: c’è mai stato qualcuno di questi sbrodoloni che si sia avventurato a tentare un’analisi musicologica di un minimo livello? Io non sono un lettore sproporzionato (come il bdd, eh eh), in particolar modo ultimamente, ché non ne posso più, ma negli anni passati sono stato abbastanza assiduo, e di tante recensioni su B. non me ne è mai capitata sotto il naso una che si arrischiasse a mettere a fuoco le uniche due lampanti peculiarità compositive di B., che fra poco, in tutta la mia modestia di cialtrone patentato, esporrò, senza pretendere di aver ragione, ma solo perché sono convinto dell’evidenza lampante del fatto.
E’ impressionante come i recensori di musica moderna siano così dettagliatamente documentati su una quantità di gruppi pressoché sconosciuti – e spesso a ragione… - e così poco attenti agli aspetti tecnici, anche dei più banali: il dilettantismo improvvisato e collezionòide l’ha avuta vinta, la cultura popolare e di consumo è stata effettivamente esclusa da un qualsiasi metodo di analisi minimamente fondato sulla logica, anzi generalizzerò di più, sull’intelligenza: è tutto un fiorire di "impressioni" e "sensazioni" che tendono a spostare il discorso verso una vacuità sempre più pervasiva e avvilente (e quindi a fare il bieco gioco del mercato, anche contro, se vogliamo, il libero pensiero). Sto aspettando con ansia il momento in cui il vento cambi, speriamo che gli m-blog siano un primo segnale: nel pubblico c’è voglia di raccogliere stimoli un po’ più interessanti, il ‘popolo bue’ è solo una semplificazione operativa a scopo di lucro, molti dei lettori apprezzerebbero.
Dopo questo sfogo accorato, e mi scuso per la lagna ma sono proprio estenuato, torno a Beck: per me il gioco è abbastanza semplice, e a volte ripetitivo, ma comunque originale e con sprazzi sinceramente sorprendenti: in primis, naturalmente, la ricerca timbrica, che salta subito all’orecchio, i bellissimi suoni vintage un po’ modaioli (ma è una moda che praticamente ha lanciato lui, quindi complimenti) e i passaggi blueseggianti che contribuiscono a fornire un solido appiglio a generi passati, ricontestualizzandoli però in maniera non banale; oltre a tutto questo, però, ché son cose che comunque fanno in moltissimi, la vera caratteristica peculiare di B. sono le continue modulazioni – cambiamenti di tonalità o comunque accordi su o con note estranee alla tonalità dominante - , passando da una fase all’altra del pezzo (dalla strofa al ponte o al ritornello) ma soprattutto all’interno della strofa; sono queste ultime a conferire quella tipica atmosfera stralunata che le mezze seghe della commentologia vanno decantando da un decennio, senza dire (senza sapere?) di cosa stessero effettivamente parlando.
Tutto qui, e non è cosa da poco: questo tipo di strutture sono state abbandonate dalla musica popolare, da tutto il rock, e anche da molto jazz (si pensi alle composizioni modali dell’ultimo Miles Davis, al jazz rock) già dagli anni sessanta-settanta, in favore di atmosfere talvolta più rilassate e soprattutto più continue, favorite appunto dal permanere sulla stessa tonalità. Modulazioni che sono state riscoperte, nei novanta, non solo da Beck ma da altri gruppi come i Soundgarden, gli stessi Nirvana, gli Alice In Chains, per citare i più famosi; e che conferiscono a canzoni strutturalmente semplici (nello standard della musica di consumo) un tocco nuovo. Qui, secondo il mio modesto parere, e come al solito mi dilungo su tutt’altro, si fonda la grandezza del talento di Beck.

allah today
bloggerville
caro blog
classica
il cane broccolone
la riviera tamarra
m blog
metacritica
no vat
palloni gonfiati
paninari e metallari
polemiche
politica
un blogger alle primarie
un paese reale
urbi et orbi