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Contro Castaldo. Senza se e senza ma
“ROBA DA SPIE, SERVIZI SEGRETI, TRAFFICI LOSCHI E INDICIBILI”
Su Blow up di questo mese c’è uno spot on (spottone) dedicato a una megapippa di cinque ore in quattro cd che assembla intercettazioni di radio ad onde corte. Per intenderci è la stessa roba che fanno i camionisti tutti i giorni, ma per presentarla Stefano I. Bianchi si trasforma in una via di mezzo fra John Le Carrè e un autore di science fiction a scelta:
Esiste la radio ed esistono diversi tipi di onde sulle quali è possibile trasmettere. Le più interessanti sono le onde corte perché la loro capacità di diffusione sulle lunghe e lunghissime distanze le rende lo strumento più adatto per le comunicazioni di ordine globale, tanto che ascoltarle può diventare un’esperienza del tutto aliena: voci che si rincorrono e ripetono in mille lingue diverse, suoni dall’apparenza di segnali morse oppure elementari e ripetitivi, rumorismi che svelano lentamente una ragionata natura intermittente.
Questo per quanto riguarda la fantascienza. Ma da non trascurare è la spy story, perché SB ci rivela che il contenuto del cd è “Segretissimo. Roba da spie, servizi segreti, traffici loschi e indicibili”.
Chi utilizza le numbers stations? Chi c’è dietro queste trasmissioni ascoltabili da chiunque eppure così evidentemente riservate? Semplice: centrali dei servizi segreti che contattano i propri agenti e viceversa, governi che comunicano tra loro, presumibilmente anche la malavita organizzata su scala globale. Insomma, roba che scotta.
My name is Stefano. Stefano I Bianchi. L’intrepido 007 si sforza come può di trovare un motivo per l’esistenza di questo quadruplo cd, e bisogna dargli atto che la fantasia non gli manca. Dopo avere tirato in ballo John Cage e Karlheinz Stockhausen come compositori emblematici di musique concrète (ma quando mai?), cita l’autore delle registrazioni secondo il quale “il rock’n’roll autentico si troverebbe proprio nelle onde corte dell’etere”. Nientemeno: il vero rock’n’roll è qui.
In un crescendo delirante, il nostro James Bond – e un po’ Michael Moore, del quale condivide l’attendibilità - si spinge a dire che
[…] dentro questo box ci sono certamente informazioni su assassini da compiere, bombe da preparare, guerre da alimentare, partite di droga da trasportare. Ascoltare queste voci è insieme disarmante e disturbante, è come stare davanti a uno specchio che ci costringe a rifletterci nel piacere vagamente sadico di condividere segreti terribili nella sicurezza di quattro mura domestiche. Chi si diletta in decrittografia potrebbe trovare pane per i propri denti: squarci su interessanti comunicazioni tra Bin Laden e George W. che si mettono d’accordo sulla prossima mossa da fare nello scacchiere internazionale o magari sulle istruzioni della CIA nell’organizzare un attacco alle Twin Towers.
Bene. Devo solo avvertire Stefano I. Bianchi che sono anch’io un appassionato di decrittografia, e ho appena intercettato una comunicazione in onda corta del mossad che prepara uno spettacolare attentato alla redazione di Blow up.
E prima che anche la redazione del bdd salti in aria, segnalo alla pagina successiva lo spot su Jens Lekman. Lekman sembra in procinto di diventare un bel vippone dell’indie, sempre che non lo sia già; e anche per questo se ne parla più per i vari aneddoti che riguardano la sua personalità che per la musica. Per quanto riguarda quest’ultima, il suo stile viene di solito descritto con qualcuno di questi aggettivi: sentimentale, romantico, surreale, caldo, immediato, spensierato, semplice, profondo. L’accostamento che si fa immancabilmente (anche in questo articolo di Marco Sideri) è coi Belle & Sebastian, accostamento che però rende pochissimo l’idea del suo stile: invero la sua vociona morrisseyana ci trasporta in un’atmosfera del tutto diversa da quella dei B&S, e per certi versi riecheggia piuttosto il pop anni ’50. E il suo modello pare effettivamente quello della bella canzone di una volta (svenevole, zuccherosa e sentimentalista); ma ovviamente Lekman lo rivisita con finta ingenuità e reale distacco, se no che indie sarebbe? Insomma, se la definizione non fosse già stata usata dai wuminchioni a proposito di tutt’altro, si potrebbe tranquillamente parlare di neoclassicismo pop.

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