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Contro Castaldo. Senza se e senza ma
LOS INDESIDERABILOS RETORNAN SIEMPRE
Ebbene, arieccomi! Dopo aver dato prova della mia affidabilità come blogsitter - ma d'altronde c'avevo da fare un viaggio in Burundi e in Bengala, l'ho saputo solo la sera prima, càpita, no, cazzo pretendi, bdd!?! - me ne torno alle mie elucubraz: e lo faccio con un bel minestrone di rassegnina autunnale, recensioni inattuali e fenomenologie dei vari recensori fessi; al lettore l'ameno compito di districarsi fra le minchiate.
Sono stato a vedere l'ultimo spettacolo di Bergonzoni, e mi arrogo il diritto di dire che non mi ha convinto. Non certo come quando l'andai a vedere due anni fa: uscii da teatro in preda a un delirium tremens tale da far incazzare la mia ragazza, ero entusiasta; stavolta invece no. Era tutto un pò più facile, più scontato, meno bergonzonianamente alambiccoso; sembrava più piacione, in definitiva. Non dico che è stato terribile, per carità: c'era tutto lui, i funambolici giochi sulla sintassi e sul significato, i personaggi impossibili, la narrazione inestricabile, tutto sempre in un turbine che è il suo marchio di fabbrica; ma, forse un pò più all'acqua di rose, forse un pò più per i grandi e i piccini, forse un pò meno sprezzante della comprensione facile, forse un pò più imboccato. Mi ha fatto venire in mente Dwight MacDonald, grande critico e teorico della cultura di massa, quando si accanisce su Il vecchio e il mare, mettendo in evidenza il fatto che mantenga inalterati alcuni stilemi che avevano reso grande Hemingway, utilizzandoli però non in maniera organica, come modo di formare e di disvelare la realtà, ma fini a sé stessi, avulsi dal contesto che invece è disgustosamente didascalico. Un processo di constant editorializing, di pubblicità del prodotto nel prodotto che sarebbe, secondo lui, endemico delle manifestazioni culturali massificate. Ecco, magari ho solo imbroccato una serata che il Bergonza aveva male alla prostata e non era in formissima, non so...
Mesi e mesi or sono, lèssi sul sito della phonoteca una recensione degli Edible Woman da parte di un mio amico, e, conoscendone e apprezzandone i gusti, mi venne voglia di documentarmi; telefonai al cantante, che studia a Bologna, e che mi regalò copia del loro dischetto; persona fra l'altro amabilissima, con cui purtroppo ho perso i contatti. Ebbene, da quel giorno quel loro dischetto è diventato uno dei miei must, a fianco di three second kiss e don caballero: noise tirato ed originale, accordi di un jazz cupo, cambi di tempo e urla sguaiate. Secondo me, immancabili per un appassionato di math-noise. Ebbene, non succede che mi vanno a finire in una recensione su Blow Up di marzo scorso? L'esimio, pur lodandoli, per il 90 percento del tempo non fa altro che mettere le mani avanti sulle forme vetuste delle musiche giovanili, sul si sa, le formule sono sempre quelle, sulle ingessature geometriche del post-rock/math-noise (pur risolte in animosità, dice lui)... tutto verissimo, peccato che di questi aspetti se ne parli solo nelle recensioni di gruppetti sconosciuti e molto meno difendibili dei grossi nomi; argomentazioni che dovremmo applicare invece a quasi la totalità della musica recensita da queste rivistucole, che invece arzigogolano complicati birignao pur di incensare gli indie-big senza spiegare il perché. Più di una volta ho notato, su Rumore, piccoli gruppi recensiti molto positivamente, e che poi però alla fine si beccavano un voto (che assurdità le freccette di Rumore!) solo medio, come per dire "intanto accontèntati, poi se diventi famoso ti becchi pure un bel voto"...
Ebbene sì, come avevo tragicamente vaticinato mesi fa, la spippol- music sta diventando il nuovo trend, il must per l'alternativo che non deve chiedere mai. E così, anch'io mi ricopro di dopobarba dal profumo amaro e vado a sorbirmi Jerome Noetinger, sperando come al solito che non sia così terribile, in compagnia del buon bdd; facciamo gli ottimisti, ma dopo aver - tardivamente - constatato la scritta dispositivi elettroacustici nella presentazione, il timore ci assale... Devo dire che in effetti il duo Marchetti-Battus recensito a giugno era risultato addirittura peggiore, un'accozzaglia di insensatezze da rabbrividire. Ciò non impedisce al Nostro Eroe (sempre francesi 'sti qua... mumble mumble...) di causare al povero bdd un attacco di claustrofobia che, a metà concerto, l'ha portato a scrivere un sms in cui chiedeva aiuto, che poi non sapeva a chi spedire... apice di tutto ciò il bicchierino di carta: rumori prodotti picchiettando sull'infausto oggetto (e poi schiacciandolo nietszcheanamente) con dentro un microfono a contatto... due giorni dopo, l'organizzatore di tutto ciò e del Raum si è esibito a sua volta, in un altro locale, ripetendo lo stesso giochetto... aveva ragione Eco, quando diceva che il Kitsch si annida non tanto nei prodotti di massa, ma in quelli che aspirano, tramite mezzucci, a far provare al fruitore un'esperienza estetica di Alta Arte: e uno dei fulcri del discorso era la feticizzazione degli stili (in questo caso del bicchierino), già di per sé ben triste trattenimento...

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