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Contro Castaldo. Senza se e senza ma
FENOMENOLOGIA DEL RECENSORE FESSO cap. 2 Questa doveva essere una recensione inattuale, senonché, man mano che la scrivevo, mi accorgevo della sua pregnanza archetipica, sicché mi sono convinto a cambiarle statuto, conferendole così la giusta preminenza. - C' avete creduto che m'ero fatto serio, eh!! - Ebbene, si tratta di un'intervista a Fourtet apparsa su Rumore dell'estate 2001 in cui il tenerone confessa, non senza un intellettualistico sdilinquirsi in toni da senso di colpa, la sua passione per Dawson's Creek, e, in generale, i filmetti adolescenziali da quattro soldi tipo Empire Records; dichiara che la colla del mondo è la musica (su espressa domanda dell'emerito Rossano Lo Mele, tanto per non fare nomi), spacconeggia
...e quindi giungiamo all'enunciazione del tema di questa puntata: 'dell'inutilità e perniciosità degli aspetti personali'. Per fortuna mi è capitato di ascoltare il mio primo Fourtet prima di rileggere questa porcata, altrimenti ci avrei pensato due volte. Ora, non metto in dubbio che il fascino, la fortuna e anche parecchie ragioni di mercato del rock e della musica pop in generale siano strettamente (talvolta sinistramente) collegati fra loro per una serie di motivazioni psicologiche e sociologiche che non ho i mezzi per indagare, ma che mi par di intuire: a partire dall'immedesimazione (e chi, parlando d'altro, non si è mai immaginato mentre rilascia un'intervista sulla propria vita?), per proseguire con la ricerca di autolegittimazione e di valori propria dei giovani, le esperienze (e i condizionamenti...) sociali, ecc. ecc. Naturalmente sono tutti meccanismi pericolosi, strumentalizzabili dal mercato e via dicendo, e, per farla breve, in realtà noi ascoltatori, in quanto tali, di tutte queste seghe mentali dovremmo ampiamente sbattercene le palle. Ma, dato che spesso non è così, le riviste (anche quelle che si pretendono più distaccate e seriose) hanno un certo campo su cui galoppare per riempire le pagine frugando in futili, banali aspetti personali di vita privata per continuare a vendere, e coltivare nei lettori l'interesse per queste dolci sciocchezze; ancora una volta, si parla di nulla anziché di musica.
A questo punto, unendomi al collega bdd, accolgo a braccia aperte l'avvento degli M-Blogs: non hanno spazio né mezzi per inutili interviste su gente d'altronde sconosciuta e perciò poco appetibile, e dunque si limitano a stringati commenti; dovendo concentrarsi sulla sola musica, e dovendo fare i conti col riscontro immediato, si sforzano (quando non sono del tipo "l'angolo del tamarro") di parlarne secondo logica e in modo sensato (cosa che le riviste molto spesso non fanno); insomma, sembrerebbe un circolo virtuoso. Certo, l'esigenza di concisione non rappresenta in sé il miglior stimolo per uno sviluppo di argomentazioni critiche, anzi incita anch'essa ad un consumo immediato, ad un surrogato di una fruizione estetica di un qualche livello, ma insomma, non ci si può mettere a fare sempre gli schizzinosi, potrebbe comunque essere un vigoroso scossone all'universo della fruizione musicale ed una spinta ad un atteggiamento più democratico, di condivisione e de-copyrightizzato (de*copy*rattizzato?? E' tardi, lo so, inizio con le stronzate..).

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