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Contro Castaldo. Senza se e senza ma
LA CLASSIFICA DI QUALITA'
Il Riformista dedica una specie di analisi sociologica alle classifiche di vendita dei dischi. La tesi dell'articolo è ben sintetizzata dal titolo: Le stranezze delle nuove classifiche di vendita / Hit parade: in Italia vince la musica di qualità. Tutti intenditori? No, è che nessuno compra i Cd.
Grosso modo il ragionamento è questo: esiste un mercato medio condizionato dalle radio e da Mtv. Chi appartiene a questa fascia non è disposto a spendere dei soldi per acquistare i cd, e se li trova gratis in rete. Esiste poi il mercato dei collezionisti, che invece essendo particolarmente appassionati, comprano. E siccome gli appassionati ascoltano solo musica di qualità, questa finisce per trovarsi ai piani alti delle classifiche.
A dimostrazione di questa alta qualità vengono citati i successi di Gaber, Fossati, Ben Harper, Massive Attack e Cammariere. Ora, cerchiamo la controprova. Guardiamo una hit parade del passato, e vediamo se allora si trovavano solo schifezze: ad esempio dieci anni fa, 1993. In hit parade c'erano: i Rem (Automatic for the people), Paolo Conte (900), Peter Gabriel (Us) e Neil Young (Harvest Moon). Onestamente, io preferivo la classifica di allora; questione di gusti, ma nessuno può dire che ci sia stata la stravagante elevazione qualitativa di cui parla il Riformista.
Ma la cosa più strampalata è dove si suggerisce che l'alta qualità in hit parade sarebbe un fenomeno tutto italiano: se uno straniero si limitasse a determinare il livello qualitativo dell'ascoltatore italiano osservando unicamente le classifiche, trarrebbe la conclusione che, da noi, sono tutti intenditori. Ohibò, e perchè mai? Se le vendite calano dappertutto, questo fenomeno dovrebbe esserci dappertutto (almeno in mancanza di altre variabili). E c'è di più: si dà il caso che il mercato italiano se la cavi molto meglio che il resto del mondo (addirittura, l'ultimo anno è in attivo). L'Italia è dunque in controtendenza: se la musica di qualità dovesse prevalere là dove le vendite scarseggiano - come l'articolo sostiene - questo fenomeno dovrebbe verificarsi dappertutto fuorchè da noi. Il castello, insomma, non sta in piedi, perchè si fonda su presupposti che si rivelano falsi.

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