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Contro Castaldo. Senza se e senza ma
ABBIAMO SUPERATO IL POSTMODERNO
La rubrica delle lettere di Blow Up è sempre un po’ straniante, perché usano parole del tipo “post-moderno”, “metalinguistica”, “parnassiano” come fossero pistacchi. Questo mese ce n’è una – particolarmente zingalesiana - che si intitola CocoRosie, Devendra & il post-mortem, e ricollega l’ultima tendenza del neo-folk a Umberto Eco, Bertolucci, David Lynch e una quarantina di altre cose. Io più banalmente avrei già da obiettare al fatto che questa presunta tendenza - volta a ripescare “quel folk dei nonni americani della primissima generazione” – esista davvero. Ammesso infatti che le Cocorosie e DB possano avere qualcosa in comune, ho qualche dubbio che bastino due nomi (peraltro gonfiatissimi) a fare una tendenza. Comunque, questi qua avrebbero capito “il potenziale inespresso in quella musica” e “si imbevono in quella schiuma di giorni eternamente attuali nella loro virtualità di oggetti per sempre perduti ed eternamente ritrovati”. Chiaro, no? E qui entra in ballo il postmoderno, con tanto di citazione echiana (“come direbbe Liala, ti amo disperatamente” eccetera). E qui, una persona sobria si potrebbe anche fermare. Ma il lettore di Blow Up no. Lui va oltre. Oltre il postmoderno: “Sono stati sufficienti alcuni anni e la soluzione prospettata dal Prof. Eco è diventata il problema. In guardia Prof. Eco, la tua ora è giunta.
Il lettore, per superare il postmoderno, deve allargare ulteriormente il discorso: e tira in ballo la globalizzazione, le manifestazioni per la pace, gli hamburger e il senso di colpa di noi occidentali. Di fronte a tutto questo, afferma adornianamente, “l’unica scelta è quella della sparizione”. Sparizione non in senso fisico per fortuna, ma “nel senso più aulico di quella che altrimenti si definirebbe rinuncia”. E alla fine di questa giravolta si ritorna ai succitati DB e Cocorosie, perché la loro musica sarebbe appunto incentrata su qualche forma di sparizione. Mah, è vero che qualcuno (e io fra questi) vorrebbe che Devendra Banhart sparisse – non in senso fisico naturalmente, ma nel senso più aulico dello smettere di fare dischi – ma per il resto non vedo proprio cosa c’entri la sua musica con il concetto di sparizione. La lettera lo spiega così:
Devendra è come un essere vivo e morto al tempo stesso che tenta di rimediare (in maniera lancinante, perché no) a questa sua inconsistenza continuando a raccontare ossessivamente una storia lontana che mai potrà capire ma che è l’unica maniera per mantenerla e per mantenersi in vita: “godimento come nostalgia: a portata di mano, ma perduto per sempre, impossibile”.
E questa tendenza si potrebbe riscontrare ovunque, dal cinema con Mulholland drive alla letteratura con Le vergini suicide. Attenti però, ammonisce la lettera in un dubbio conclusivo: “può la musica e il musicista di turno continuare a nascondersi in un parnaso crepuscolare, apolide e astorico?”. Allora, vediamo se ho capito. Devendra Banhart supera il postmoderno perché – a differenza del prof. Eco – rifiuta il concetto di recupero non innocente, mangia un hambuger con Adorno che è a portata di mano però non esiste. No, aspetta. Devendra Banhart vuole sparire, anzi è già morto anche se fa un disco alla settimana con Liala (nel parnaso). Mumble, mumble. Una cosa è certa: Adorno sta ritornando di brutto, come i panta a zampa e la cocaina.
Il ragionamento prospettato in questa lettera, comunque, è solo uno dei modi possibili per superare il postmoderno. Qualche sera fa, io e i polaroids eravamo arrivati alla stessa identica conclusione: però avevamo bevuto e stavamo parlando di Se mi lasci ti cancello.
LA DOMENICA DELL’M-BLOG
Ahh, finalmente domenica. Hai fatto caso che nei giorni festivi non si nota la differenza fra un disoccupato e un lavoratore? Fosse sempre così… comunque non ne posso più di aspettare. Dalle mie parti la chiamano la foia: quando non ne puoi più di aspettare, e senti il bisogno di combinare finalmente qualcosa, allora vuol dire che c’hai la foia. Oozing emotion, una canzone tra il demenziale e il disperato, mi pare che illustri bene questo stato d’animo.
Ascolta (i am) Oozing emotion di the Chap.
Ma la vera sigla di oggi è Such great heights dei Postal Service. Non nella stranota versione originale naturalmente, ma in quella che i Rilo Kiley hanno eseguito in concerto un paio di settimane fa (via). L’effetto è bizzarro: sembra quasi di essere negli anni ’60, con una specie di Joan Baez sul palco a cantare una canzone di quarant’anni dopo. Del resto a me il periodo attuale ricorda molto i ’60 (che sono stati infatti assai meno favolosi di quanto si pensi).
Ascolta Such great heights (postal service cover) di Rilo Kiley.
L’improvviso (e sembra definitivo) blackout dell’ M-BlogAggregator ha sulle prime gettato nel panico il popolo degli m-blogs, che si è visto defraudato di uno dei principali punti di riferimento. Ma poi ci siamo detti: in fondo chi se ne frega, tanto c’è WebNymph no? L’m-rivoluzione continua…
Ascolta Mass romantic di the New Pornographers, Spell (radio edit) di Jimi Tenor, Sleep around di Maritime.
(update: che culo, è tornato!).
Cosa potrebbero pensare all’estero dell top 10 italiana? Leggendo EnthusiasticButMediocre - alle prese con colossi del calibro di Laura Pausini, Luca Dirisio, nonché il duetto Tiziano Ferro & Jamelia – si riceve un’impressione un po‘ stravagante. EnthusiasticButMediocre ha chiesto a una piccola giuria cialtrona di fare qualche valutazione. Ad esempio i Verdena (i Verdena sono in classifica???) raccolgono la media del 2, con i seguenti giudizi:
SS: Oh what is this ? Did Muse release an Italian version to one of their songs and forgot to change the artists name? Really this is SO Muse. Such a rip off, but it's working, that guitar string is something Muse actually didn't produce since 'Origin Of Symmetry' ! Yes the vocals aren't as strong as Matt Bellamy's , but it really does work as a song!
SN: Is this emo? Alt-rock? Nu-metal? I get so confused. You'd think a song named after a large jungle-dwelling animal would be better, wouldn't you. What a day of disappointment this has turned out to be.
AP: I appreciate the fact their album title appears to translate as "The Samurai's Suicide". Very Pet Shop Boys B-side-like. Oh, the song, you ask? Not my cup of Earl Gray, I have to say. If I want "angsty continental goth-lite nonsense", HIM and Within Temptation are much more up my alley!
PT: They've nicked that riff wholesale from the Foo Fighters. Some attempts at muffled growls that don't seem muffled enough for my liking. This song doesn't attempt to go anywhere. I wonder if the band actually believe this is good? Yawn.
EO: Unfortunately, the Foo Fighters song this resembles is the one where Dave Grohl and Jack Black are in drag. Ugly. Just like this. I am not averse to ugly rock songs - I actually like Muse, but this is clumsy and deeply... thudding. I get the feeling if you listened to this on headphones for an extended period of time you would lose the ability to hear things except very trebly dance music. Convenient, because after this, I want to listen to ANYTHING that does not feature a guitar.
Fin qui tutto bene. Ma attenzione: la giuria popolare, dopo avere massacrato Laura Pausini, Eamon, Rem, Michael Buble, Ferro e Marylin Manson, che ti fa? Si esalta per Luca Dirisio e la sua Calma e sangue freddo.
SN: Ooh, jaunty! There's something geeky about this song that I can't quite put my finger on, but it's all the more endearing for that. I love the loping rhythm, the rather jumpy vocal line in the verses, the unexpected Rhodes organ...not so keen on the chorus, but you can't have everything.
EO: I'm probably alone, but the jumpiness of this makes me think of an Italian, less annoying Jason Mraz. Seems longer than it is, but kind of awkwardly charming. So, scrap that description then.
AP: Ah Italia, the nearest country I can think off where it is not deviant for men to have names ending in -a. Well, thatobservation is more fascinating than this song anyhow.
CA: I can see why Italy likes Luca - he's damn hot! That doesn't help the song much though, it's boring. But it's still the best local song in this chart by my opinion.
PT: Wow, lovely. Skips along with great pace, nice bridge and launches into a hook-laden chorus. A slighty less-than funky organ flutters around a bit, but the bongo-reggae vibe is what pushes the song along. fPretty good production as well.
SS: The Italian music scene also has become weak in recent times. 5 years ago, I could point out at least 5 songs in the top 20 I liked, not anymore though. This song is fun, really it's fun listening to it, has a great melody and hook, and is a bit original I guess. I've been listening to this for a few weeks now, and it's still rather fun listening to it again, it's not so memorable though, which is its downside.
Ah Italia…
Ascolta Calma e sangue freddo di Luca Dirisio.
Ma le sventure non sono finite. “Musica indiana composta da chi non ha mai ascoltato musica indiana”: così Rummage definisce la colonna sonora di Francesco Masi per un documentario italiano del 1966, dedicato appunto all’India. E impietoso aggiunge:
[...] it brings to mind some existential Western penned by a New Age Cormac McCarthy… but its meant to be a film about India. (Maybe, as the folks at Aquarius Records suggest, he’s composed it with the wrong type of “Indians” in mind.)
Ascolta Alla scoperta dell’India di Francesco Masi.
Allora, si è capito che con la musica siamo messi male. Vediamo un po’ come va sugli m-blogs. Questa settimana purtroppo i Panda, oltre che tristi, sono stati silenziosi. Per fortuna che c’è ElRocco:
Autoproduzione, eleganza sonora e ricerca del linguaggio, queste le priorità dei freelosophy: Fiasco, Seppia e dj Mastro-Ciliegia. "Il mio addio" è la loro vetta più alta, bassi subacquei, metriche precise (Fiasco) e groove su groove grazie alla ricerca formale sul ritornello nella canzone italiana di Seppia. La produzione del pezzo forse deve troppo al catalogo warp come "idea forte" ma il risultato è comunque originale. Fiasco tocca le vette Battiato/Sgalambro (laurea presso l'Accademia Internazionale di Filosofia del Principato del Liechtensteine) e si scaglia contro la "nuova scuola", che ha tutti i crismi dell’integralismo fazioso, discriminatorio, settario e livoroso nei confronti dell'evoluzione nell'hip hop in un testo a doppia chiave di lettura che investe il classico rapporto erotico a due. Purtroppo la diffusione deve scontare l'ingiusta censura radiofonica che ne ha tarpa tutte le potenzialità causa le explicit lyrics. [Ascolta e fai Ascoltare]
Obbedisco. Fuck Sgalambro, la grande cultura si trova solo sugli m-blogs!
Ascolta Il mio addio di Freelosophy.
Ed ora un m-blogger d’eccezione: Jamie Stewart degli Xiu Xiu, ospite di Stypod. Ci fa ascoltare due… come vogliamo chiamarle? Puttanate sperimentali? Sì, puttanate sperimentali mi sembra l’espressione tecnicamente più corretta.
Ascolta Psalm 23 di Giya Kancheli e Eastern music station di the Conet Project.
Altro ospite di Stypod: David Day. Come puoi notare, il genere è lievemente diverso.
Ascolta Heartbeats (rex the dog remix) di the Knife.
About a year ago I headed out east on Sunset Blvd. to my future potential neighbourhood that is Silverlake. My mission was accomplished as I placed my two sunflowers in his memory. Rock on in peace, Elliott.
Ascolta Memory lane (live) di Elliott Smith.
Prima di andare solista, John Vanderslice faceva parte degli MK Ultra. Nel 1999 incisero un album dal titolo The dream is over.
Ascolta l’album The dream is over di MK Ultra.
Dalla Granadine Records, indie label di Montreal, spunta invece questo pezzo di Alexis O’Hara. Il sound è abbastanza originale, definito da una drum machine rinsecchita, una fisarmonica e una voce recitante femminile. Manca però la consistenza musicale.
Ascolta Escape hatch di Alexis O’Hara, Tv tunnel di Shy Child.
Il film Team America: World Police viene descritto come una sorta di novello South park. Chissà. Dicono che la colonna sonora abbia un effetto esilarante… intanto, sentita così, è una tamarrata insuperabile.
Ascolta America, fuck yeah! di Team America.
Rock and roll is killing my life si fonda su un riff rockabilly, che però non è eseguito dalla chitarra ma da un sintetizzatore kitsch. E’ accompagnato da altri suoni elettronici di analogo livello, e da una voce maschile che recita le parole del titolo. Tutto il pezzo è così, non succede assolutamente nient’altro.
Ascolta Rock and roll is killing my life di Sonic Boom.
Ci sono i feticisti del vinile, e si sa. Capita invece che chi ascolta hip hop sia un feticista della cassetta:
In my opinion, there's never been a style of music better suited to a format than early-mid 90s boom bap hip hop to cassette tapes. Tape hiss has the uncanny ability to make certain records sound better. Unfortunately, very few others feel this way. Fortunately, over the years, labels have, for whatever reason, thrown this audience a bone on a rare occasion, with the exclusive cassette only banger here and there. And I'm here to throw that bone back at you stupid white earbudded ipod motherfuckers (and don't even think about complaining about sound quality!):
Threading a tangent from yesterdays post, "Hands In The Air, Mouth Shut" is a lost tape only cut from Finesse's classic Return Of The Funky Man. It's just vintage Finesse - head nod beats and dope punchlines - "Fuck who's my favorite rapper / i'm on my own dick".
I've posted "Silent Murder" here before, but that was back when no one looked at this site. It is/would've been one of the tighter tracks on the critical failure It Was Written - less the mafia fantasy Nas Escobar explored elsewhere on the record and more of an early inkling of the overly paranoid political commentator that Nas has since grown to be.
Ascolta Hands in the air, mouth shut di Lord Finesse e Silent murder di Nas.
Oramai Bush non è più un presidente. E’ un genere musicale. E i pezzi che campionano hanno una certa fortuna, a quanto pare: ti ricordi quello che circolava sugli m-blog il mese scorso, con la sua voce messa sulla base di Sunday bloody sunday? Bene, qualche giorno fa Luca Sofri l’ha passato a Radio2. Nel frattempo anche per George W. Pussy, che abbiamo ascoltato la settimana scorsa, continua il momento di gloria: ne parlano perfino i giornali.
E ogni giorno ne sbucano fuori di nuovi: non se ne può più! Ecco dunque un altro motivo per sperare che perda, eheh…
Ascolta il mashup Bush lied to me di DJ Earworm.
Si parla molto dei Death From Above 1979. Il pop che fa la faccia feroce dell’hardcore.
Ascolta Romantic rights di Death From Above 1979.
Tecnicamente un po’ rozzo e schematico, ma c’è dell’energia genuina dentro. Insomma, è indie.
Ascolta Forest e Pure of heart di Dealership.
Ascolta The science of her mind di the Comas.
Huh. Mouse on Mars with Mark E. Smith. I like forward to further collaborations in this vein, such as Steve Albini with Aphex Twin doing "Mmm, Analogue" and a 10-minute Courtney Love-Mertzbow composition entitled "Where the Fuck Are My Fucking Pants?" [ClapClapBlog].
Ascolta Wipe that sound (mark smith vocal mix) di Mouse On Mars.
With the news that Kemado Records (home to Elefant) has signed a new deal with Hollywood Records, their debut Sunlight Makes Me Paranoid will be re-released October 26th. This album kind of got lost in the shuffle last year with all of the hype behind other similar sounding bands like The Strokes, The YYY's and Interpol. It's almost as if in 2000 someone in New York opened a secret band school and everyone who enrolled was partnered off. Along with classes in music theory, where they sat around and listened to The Cure and New Order records, and how to play guitar 101, they had to attend after-school hipster labs, which consisted of going to Mars bar, drinking Red Stripes and learning how to do key bumps with 6 people in the same bathroom stall without spillage. It's not hard to conclude who the class valedictorians were, huh? Anyway, I guess one of the guys from Elefant got busted making out with one of the teachers and they didn't get to walk with the rest of the class.
Io ho l’impressione che il filone di Strokes, Interpol eccetera sia quello di una musica che prende le distanze da se stessa; che è cioè troppo timida per lasciarsi andare. Oppure troppo desiderosa di fare bella figura. Questa qui invece è musica romantica.
Ascolta Tonight let’s dance di Elefant.
Per la serie tanto Rumore per nulla, ecco cosa scrive Rossano Lo Mele del disco dei Fiery Furnaces:
[…] Sentite l’incipit di Quay cur, oltre dieci minuti, e dite un po’ se non sembra un frullato di Can, Stereolab e Will Oldham. […] ogni canzone ne contiene almeno tre. Il che è senz’altro un merito dal punto di vista della bulimia compositiva, ma se poi tutte le strutture finiscono col somigliarsi (inizio sgangherato+intermezzo folk+duetto+ripresa finale) la faccenda diventa un limite.
Qui ci sono almeno due discorsi da fare. Il primo è che la “struttura” di un brano (nel senso che RLM sembra dare alla parola “struttura”, riferendola rozzamente alla somma di tre o quattro addendi) non determina affatto le sue possibilità o i suoi “limiti”. Intesa così la struttura è soltanto un contenitore vuoto, all’interno del quale ci può essere qualsiasi cosa; ed è appunto questo contenuto che è compito del critico musicale esaminare. Altrimenti tutti i generi musicali che abbiano una “struttura” fissa – vale a dire in pratica la popular music nella sua interezza – sarebbero irrimediabilmente “limitati”. Senza contare poi che lo stesso RLM ha recensito entusiasticamente Devendra Banhart e Twilight Sisters, che in quanto a creatività strutturale lasciamo perdere (si metta d’accordo con se stesso, almeno).
Veniamo al secondo discorso. Che tutte le canzoni dei Fiery Furnaces abbiano la struttura inizio sgangherato + intermezzo folk + duetto + ripresa finale, è una fesseria talmente strampalata e lunare che mi risulta difficile credere che sia stata scritta davvero. Inizio sgangherato? Intermezzo folk? Duetto? Ripresa finale? Certo, queste cose si trovano: ma non sempre e non in questo ordine (e dunque va a farsi friggere proprio la presunta monotonia del disco). Il cosiddetto “duetto” (quando c’è) è un gioco a distanza fra voce femminile e voce maschile, cioè non una sezione circoscritta dei pezzi, ma un’attitudine che li pervade nella loro interezza. E poi che senso ha parlare di un “intermezzo” subito dopo una “introduzione”? Intermezzo di cosa? E poi la “ripresa finale” cosa dovrebbe riprendere, se nella struttura individuata da RLM non c’è un tema, non c’è un ponte, non c’è un ritornello, non c’è dunque assolutamente nulla da “riprendere”?
Ben altre analisi sono quelle che ai Fiery Furnaces dedica ClapClapBlog (ad esempio qui, qui e soprattutto qui): lette le quali si può solo pensare che Lo Mele si sia ascoltato il disco con l’orecchio sinistro, se mai l’ha fatto. E se non ci credi, puoi sempre ascoltarti il concerto che i Fiery Furnaces hanno tenuto a Portland una decina di giorni fa (via). La procedura stavolta è un po’ complicata perché si tratta di files .flac, scaricabili tramite bittorrent (per giunta previa registrazione, che comunque è gratuita).
Flac? Bittorrent? Ma in che lingua parli?
Mi spiego: i files .flac sono ad alta fedeltà, e di conseguenza sono anche ben più voluminosi dell’mp3 (questo concerto occupa ben 267 mega, purtroppo); dopodichè vanno convertiti in wav. Bittorrent è l’applicazione di filesharing che viene solitamente usata per il download di questo formato. Dopo che l’hai installato, il programmino partirà automaticamente tutte le volte che aprirai un link di questo tipo, e inizierà a scaricare la musica. Io sono un po’ pigro e di solito preferisco evitare queste diavolerie (gli m-blog sono assai più pratici)… stavolta però ne vale la pena, perché il live è molto diverso dal disco. Tecnicamente è scarso, ma pieno di spunti interessanti: le strutture dei pezzi – alla faccia di RLM – vengono ulteriormente stravolte. Non vengono complicate, anzi semplificate fino ad offrire quasi dei semplici assaggi delle canzoni (della durata di uno o due minuti). Ma questa semplificazione ha l’effetto di portare alle estreme conseguenze il gioco dei rimandi e delle compenetrazioni: sembra quasi che il concerto sia da intendere come una sola grande canzone ottenuta cucendo assieme 36 frammenti diversi. Ad esempio Chris Michaels compare in scaletta tre volte, inframezzata da altri pezzi: come se li fagocitasse, venendone però nello stesso tempo trasformata in qualcos’altro.
1 Leaky Tunnel>
2 Worry Worry>
3 Blueberry Boat>
4 Worry Worry>
5 Smelling Cigarettes>
6 My Dog Was Lost But Now He's Found>
7 Wolf Notes>
8 Two Fat Feet>
9 Straight Street>
10 Two Fat Feet>
11 Mason City>
12 Name Game>
13 Chief Inspector Blancheflower>
14 Quay Cur>
15 Tropical Ice-Land>
16 Up In The North>
17 Mason City>
18 South Is Only A Home>
19 Blueberry Boat>
20 Bow Wow>
21 Birdie Brain>
22 Inca Rag>
23 Asthma Attack>
24 Don't Dance Her Down>
25 Mason City>
26 Chris Michaels>
27 Evergreen>
28 Chris Michaels>
29 Mason City>
30 Spaniolated>
31 Chris Michaels>
32 Wolf Notes>
33 Quay Cur>
34 Wolf Notes
Encore
35 I Broke My Mind>
36 Single Again
TT 48:52
Ascolta (in formato .flac) il concerto dei Fiery Furnaces a Portland, 13 ottobre 2004.
E se ti piace questo metodo, ci sono molti altri concerti in giro da trovare.
Ascolta (in formato .flac) i concerti del 6 ottobre e del 10 ottobre di Death Cab For Cutie.
Come al solito, LargeHeartedBoy segnala una montagna di cose. Io scelgo questa:
Ascolta Blurred back di Andy Graham and the Moment Band.
Saloon dreams appartiene al tipo delle musiche elettroniche da sottofondo. Eppure riesce a suonare non banale, grazie ad un lavoro sul timbro poco appariscente e pieno di inventiva.
Ascolta Saloon dreams (radio edit) di A Small Good Thing.
Questa è una specie di cover di My sharona con un accenno a Heroes e una parte vocale reinventata. L’attitudine di bastardizzare la musica scopre sempre nuove varianti.
Ascolta Gay boy di Futon.
Muggs era uno dei Cypress Hill.
Ascolta Morta di Muggs, Hot like a sauna (metal mix) di Tricky with DJ Muggs and Grease.
Gravity is a drug: it really gets me down. Bergonzoni? No, Jarvis Cocker.
Ascolta First man in space di All seeing I.
La voce indolente, il suono folk. Fosse per me lo paragonerei al Beck di One foot in the grave, ma forse è solo perché non conosco molti altri esempi di folk. A proposito, se vuoi spiegarmi cos’è il folk scrivimi al nuovo indirizzo della domenica: ilblogdelladomenica@gmail.com (grazie a Elrocco).
Ascolta Bucket of laughts di Birdie Hilltop.
A quanto racconta chi li ha visti dal vivo, gli Ambulance LTD. sono esperti nel rubare la scena alle band per le quali aprono i concerti (the Thrills, Killers):
I saw Ambulance open for the Killers at Irving Plaza the other week, and they stole the whole damn show for me. in their press kit some idiot mistakenly touts them as post/dance-punk all-stars (paraphrasing, but it was something like that), but all of what that conjures up in your head musically Ambulance is not exactly. what they are is refreshing, upbeat, and fun enough to enjoy amidst a sea of sad-bastard-weepy-sweater-boy indie blorch. their music ain't post/dance/anything punk, but more accurately blends classic and pop rock themes with an infusion of blues and their own touch that stands alone from my limited collection of rock references.
Heavy lifting e Anecdote sono due pezzi sbarazzini e raffinati:
Anecdote shows off the softer touch present on most of the LP [...], with the almost alt-country sound and playful builds into the utterly charming chorus. if that's too soft for you, try Heavy Lifting, which treads the line between the two. harder on the rock, but soft enough to keep the cat from waking up.
Ascolta Heavy lifting, Anecdote di Ambulance LTD.
Questa mi sembra un bel finale, per oggi. Occhio che è brevissima! Buona settimana.
Ascolta Tropical robots (live in washington 11 9 2004) di Guided By Voices.
LA DOMENICA DELL’M-BLOG
Prima di cominciare, una spiegazione che forse non è necessaria o forse sì. Qualcuno mi ha detto di trovare un po’ ermetica questa mia rassegna degli m-blogs - insomma non si capisce bene come si faccia ad ascoltare la musica. Orbene, i link con scritto “Ascolta” rimandano ad altrettanti m-blogs, cioè dei blogs che contengono mp3. Ad esempio:
Ascolta Be kind di Devendra Banhart.
Clicca su “Ascolta” e finisci sull’m-blog che, in quello specifico post, dà la possibilità di scaricare appunto Be kind di Devendra Banhart. In questo esempio l’m-blog è LargeHeartedBoy, e la pagina contiene un elenco di canzoni (ovviamente puoi scaricarti anche quelle, se vuoi). Vai appunto dove c’è scritto Be kind, clicca col destro e salva oggetto con nome. Fatto. E dov’è il trucco? Non c’è trucco, non c’è inganno: è l’m-blog revolution, bellezza. Tutto gratis, tutto alla luce del sole, tutto perfettamente (quasi) legale – come insegna Lo zen e l’arte della manutenzione dell’m-blog. Che si chiude con l’ormai celebre frase (cito a memoria) “si trovano più cose negli m-blogs di quante ve ne siano in terra e in cielo”.
Spesso in questa mia rassegna il link è preceduto – oltre che dal mio commento – da alcune citazioni scritte a macchina che sono prese dall’m-blog a cui il link rimanda. Certo, potrei anche mettere il link direttamente ai pezzi, ma preferisco così… in fondo gli m-blogs fanno la fatica di scrivere i post, e dunque credo sia bello leggerseli oltre a sentirsi la musica. E’ una lettura che arricchisce l’ascolto, lo riempie, lo rende meno arido, impedisce che tutto si riduca a una semplice caccia all’mp3.
Allora, vediamo un po’, con cosa si comincia questa settimana? Mmm… cominciamo ricordando Jacques Derrida. Mi trovavo proprio a Parigi una settimana fa, e dell’illustre defunto si è parlato assai: L’Humanitè e Liberation hanno addirittura aperto a tutta pagina su di lui. Per non parlare dei settimanali… comunque tranquillo, non farò una pippa mentale sul decostruzionismo (anche perché non ho idea di cosa sia); noi siamo qui per la musica, giusto? Bene, c’è un pezzo degli Scritti Politti intitolato guarda caso Jacques Derrida:
Like most everything in the Scritti Politti catalog, this song is as slick and poppy as it is literate and brainy. The song concludes with a somewhat cheesy rap by Green Gartside which includes what I believe to be the best usage of the word "rapacious" in the history of pop music.
Ascolta Jacques Derrida di Scritti Politti.
La Blogotheque va sulle tracce dei Pet Shop Boys meno conosciuti. A quanto ho capito (il post è in francese) si fa riferimento fra l’altro a una sorta di musical che risale a quattro anni fa, Closer to heaven. I brani sono appunto dei Pet Shop Boys, ma vengono cantati dai rispettivi personaggi dell’opera: e l’effetto non è male, perché io la voce del Pet Shop Boy non la sopporto. Run girl run a quanto pare è quasi introvabile, stava unicamente su un cd venduto sul posto.
Ascolta Run girl run (1981 post-apocalyptic nightmare mix) dei Pet Shop Boys.
Here is raw, vital pop gospel. Scratchy keyboards bubbling up. Distorted electric guitar biting tentatively. Full throttle glam-soul vocals calling to arms.
53 seconds into the song, when the band's energetic anger turns to a manic focus on a detailed and substantial plan, we are given the gift (so thoughtful (what have we done for Wolf Parade lately?)) of a most gloriously propulsive keyboard line. "The Sons and Daughters of Hungry Ghosts" hits you in your chest.
"But God doesn't always have the best goddamned plans. Does he?"
The band is a preacher, and the song, delivered on bended knee, is a desperate but most righteous sermon.
Though this music is new sounding and clever, it's the body (the power, energy and sweat) and not the mind, that draws me in and makes me want it. I know, I'm shallow.
Ascolta Dear sons and daughters of hungry ghosts di Wolf Parade.
TheTofuHut, abituato a intervistare un m-blogger dietro l’altro, questa volta viene intervistato lui da LargeheartedBoy.
Ascolta The bachelor and the bride the Decemberists.
Ma in questo periodo si pone una grande questione: smetteranno mai gli m-bloggers di parlare degli Arcade Fire? Può darsi, ma io ho l’impressione che quel momento sia ancora lontano. Evito di segnalare tutti quelli che questa settimana hanno commentato, piuttosto animatamente, il loro ultimo show. Noto invece un curioso fenomeno: amati alla follia dagli m-bloggers, gli AF sono invece tollerati a malapena dai lettori, generalmente piuttosto irritati da tutto questo entusiasmo. In sostanza – dice l’m-lettore medio – gli AF non sono male, ma non sono neanche niente di che.
Allora SaidTheGramophone – che nel frattempo ha cambiato gestione, essendo partito il suo fondatore per un lungo viaggio in Europa - prende un pezzo ormai stranoto, Rebellion (lies), e cerca di spiegare come faccia ad essere così speciale. Come riesca ad essere drammatico ed euforico allo stesso tempo, tenendosi in bilico su sentimenti diametralmente opposti. Rivelando una cura del dettaglio – non solo nell’arrangiamento ma anche nell’aspetto compositivo – che rende necessario ogni singolo suono, e che per un gruppo all’esordio è oserei dire sbalordititiva. (Si è capito che questo pezzo mi piace?).
I remember reading an interview with the Arcade Fire in which Win Butler (the band's frontman) said something about not thinking of the band as being part of the indie-rock genre, but as part of the broader pop tradition. At the time I didn't think much of this beyond it being just another example of the band's bravado. But now, after having listened to Funeral tens of times in the last week, I understand. These songs are not about experimentation or new directions, they were not written in the traditional sense. They were simply plucked, fully developed, from wherever it is that perfect pop songs like these are kept. Funeral is ten close approximations of the Platonic form of the pop song. The Arcade Fire has access to that very special room, a glorious song shop, visited in the past by The Beatles, The Beach Boys, Marvin Gaye and New Order among a very select few others.
"Rebellion (Lies)" is a linear forward push. Only down strums and alternating bass drum and snare hits. A perfect pop bass. Though they are weighty and metallic (heavy metal?), the guitars (in cahoots with the piano) don't rush you forward, they just put their hand on your back and guide you faster and faster. Win's vocals ebb against the instruments' flow and you can always keep the pace up.
"Sleeping is giving in."
The instruments are sleep and the vocals are trying not to give in. The resulting clash is a dense shimmering piece of pop tumult.
At 3:18 there are two hand claps and "Rebellion" starts shimmering harder.
At 3:34 the chorus shifts into the minor key, it implodes on itself, and the guitars and strings turn to wind, pushing out in all directions.
The girl sitting across from me at the computer lab as I write this, saw the cd case and said:
"Are you listening to that right now?"
"Yeah."
"Fucking epic, man."
"Yeah, it's good."
What else can be said?
Ascolta Rebellion (lies) di the Arcade Fire.
This one caught me a bit off guard. I had no idea what it was exactly when I booted it up, and at first it was pretty much the sort of thing I was expecting: an entertaining electrohouse workout with lots of weird effects and chopped up vocals. And then the voice started to sound more and more familiar...a relatively unmolested acoustic guitar melody set in...and whoosh: chills down my spine. I'd completely forgotten of the song by the same name in the soundtrack to Kill Bill Vol. 1. And I'd heard remixes of that soundtrack before, but none of them made Nancy Sinatra's woeful tale of love and murder sound quite as good (or dancable) as this.
Ascolta Bang bang di Radio Slave.
I nuovi strokes di questa settimana sono i Bravery:
More new wave! More new wave! More 21st century new wave!
My 80’s inner child is also liking The Bravery, a band that’s along the same lines of Elkland. Hell, they even look like they have been frozen in time since we partied like it was 1989. Regardless of my joking around, this is pretty good.
Ascolta Honest mistake di the Bravery.
E dopo i tanti nuovi strokes, i nuovi interpol.
Ascolta Hey now now di the Cloud Room.
Veniamo in Italia: traslochi per Enver e Maxcar, entrambi molto attivi nell’m-blogghizzazione italica (a dire il vero hanno traslocato da un pezzo, ma io tra guasti alla connessione e viaggi vari mi ero perso parecchie puntate). Ecco come Maxcar descrive il suo rapporto con gli m-blogs:
Costretto da una connessione iper-veloce, con barriere architettoniche. Che poi ci sono riuscito e Soulseek ha superato tutte le protezioni e scarica alla fantasmagorica velocità di 0.1 Kb/s (= any decent socks5 proxy?). E allora ci si rituffa nel mondo degli m-blog e capita che in mezz’ora scarico mezz’ogiga di mp3 di gruppi fino a quel momento sconosciuti o di nuggets. Mi chiedo se sentirò mai il disco intero di questi carneadi, mi chiedo anche se sentirò il singolo mp3.
Un altro livello, forse anche oltre quello del p2p: è l’esplosione del sistema. Ho vicini di casa che suonano in cantina, in cameretta o in parrocchia persino a Turku. Io alzo le mani e mi arrendo.
In tutto questo spesso rimane attaccata alla rete a strascico solo la fuffa. E forse è giusto così, mi sono pure stufato di decidere. Controllo ogni giorno le cover strane. Accolgo con un sorriso mattutino la citazione australiana di Gianni Nannini su Fat Planet. E vorrei che fosse già Natale, anzi Capodanno, per chiudere un mio set con Miracle On Threadneedle Street. E tutti che ballano.
Ascolta Some things last a long time di Daniel Johnston.
Ascolta Sunrise di Nominees e Special di Sepiatones.
Flammabile, uno spaghetti m-blog (o quasi, perché non tutti i suoi post sono musicanti), offre un estratto dal recente concerto degli Offlaga Disco Pax al Covo. L’idea è ottima, e spalanca una valanga di possibilità; io però il file non riesco ad aprirlo, provaci un po’ tu.
Guarda (in .avi, post del 12 ottobre) Kappler di Offlaga Disco Pax.
Sempre attiva e cangiante la Euston playlist.
Ascolta No distance left to run di Blur e Feeling good di Nina Simone.
Solo per farvi sapere che da queste parti da qualche giorno si ascolta a ripetizione -con grande godimento, e un sorrisino ebete sulla faccia- l'ultimo disco di Artemoltobuffa (che poi è l'anagramma di Alberto Muffato, e anche solo per questo dettaglio bisognerebbe amarlo), e in particolare la canzone che dà il titolo al cd, Stanotte/stamattina, istantaneamente eletta canzone dell'anno.
Non esageriamo.
Ascolta Stanotte/stamattina di Artemoltobuffa.
Grazie a una mail poi ho scoperto questo:
Oggi ho fatto questo pezzettino con campionamenti presi dai video elettorali di George W. Bush e John Kerry. Solo che quando l’ho finito non sono riuscito a capire se il risultato finale sia pro Kerry, pro Bush o contro tutti e due. Poi non si dica che non sono un musicista impegnato!
Con una bella trovata, l’espressione-ritornello del remix è similarities and differences.
Ascolta Bush vs. Kerry (electro mix) di William Bottin.
Altro che quel pirla di Michael Moore! Il caso della settimana sugli m-blog è questo pezzo:
"George W. Pussy"
Pussy pussy George W. Pussy
Pussy pussy (cat) George W. Pussy
Look under a bush, u might find a cat
Yo whatchoo think of that
He didn't fight in Iraq
Didn't fight in Viet Nam
9/11 sent those people to Heaven,
But buddy you couldn't even run a 7/11
How come you failed
Waving your bushy pussy tail
Wussy pussy George W. Pussy [voice in background: "Can't touch this"
Sissy pussy (cat) George W. Pussy [background: "Can't bust this"]
You sent those kids to go invade Baghdad
To look tougher than your Dad
Now they mamas sad
Their babies coming home in a body bag
So u was too naive
To stop Abu Ghraib?
The torture house
You're in Saddam's posse now
Posse pussy George W. Pussy
Nazi posse (cat cat cat) George W. Posse
(M.C. Hammer-style musical break, ending with "Halliburton time", not
"Hammer time")
You and Cheney in a little white carriage
That's what I call a real gay marriage
Sodomized by Halliburton whenever they please
You lucky you ain't got---venereal disease
And your pal running Californy
Groping women cos he's so horny
Arnold Fornicator, what a masturbator
Almost half as bad as Ralph Nader [voice in background: "Oh my Lord"]
Hussy pussy George W. Pussy
Scuzzy pussy (kit cat) George W. Pussy
Dick Santorum said gayz r like dogz
Well you're just a pussy cat, ha ha ha
Pussycat pussycat where have you been
Going to London to visit the Queen
We got England right here, Lynndie's her name
Why didn't you prevent America's shame
Playing kissy face with Tony Blair
Pussy and poodle, what a pretty pair
Maybe you're the real Queen flaunting your flair [voice in background: "God
Save the Queen"]
But the British homies tore down your statue in Trafalgar Square
[background: "His fascist regime"]
Missy pussy George W. Pussy
Hissy pussy (kit kit) George W. Pussy
(second M.C. Hammer-style musical break, ending with "Pussy time")
You should be ashamed
Y'all gang-raped Valerie Plame
George W. Pussy is your name
Cat in the dunce hat, you're the one to blame
Not to mention the election you robbed
And how come y'all lost 3 million jobs
Of course, I love Americans too
God knows I love them more than you
Woozy pussy George W. Pussy [background: "Can't trust him"]
Boozy pussy (cat cat cat) George W. Pussy [background: "Can hardly love
him"]
I don't care if you went to Hah-vahd
We'll send your punk pussy-ass back to Crawford
We ain't give you no mo pussy time
To commit yo pussy crimes
So let me represent
That y'all better repent
Cos you know full well
God sends bad pussy cats to Hell
Pussy pussy George W. Pussy
Pussy pussy (catty cat---) George W. Pussy
Hell??? ....Yeahhhhhhh.
---GEORGE W. PUSSY !!!!!
Ascolta George W. Pussy di David Boyle.
Una rivisitazione improbabile, ed adorabile:
[...] As though the lyrics may talk about a couple getting over a fight by the way of (hot) sex, this cover bring you towards the land of celestial and innocent pop, which may ou may not be extremely and delightfully funny to French ears, depending of your degree of gainsbourian orthodoxy.
Ascolta Je t’aime moi non plus (serge gainsbourg cover) di Cibo Matto.
Dicono che la Svezia sia la nuova New York. Sarà il clima, la dieta o che altro? Certo il pop che viene da quelle parti dimostra una vitalità con pochi eguali. Prendiamo questa It beats me every time: parte galleggiando tranquilla nella mediocrità di un giretto senza infamia nè lode, facendo di tutto perchè l’ascoltatore non si aspetti nulla. Il ritornello ti colpisce alle spalle con un improvviso salto di intensità emotiva, iniziando con quel tanto di anticipo che basta per sorprenderti e dispiegandosi con un canto disteso. L’entrata dello xilofono sottolinea questo cambio di intensità.
Ascolta It beats me every time di Peter, Bjorn & John e Crosses di Jose Gonzalez.
Slow down gandhi fa parte del prossimo album di Sage Francis, la cui uscita è prevista per febbraio.
Sage Francis is one of my favorite MC's, with a style that is at once confrontational and inquisitve. Often derided as 'emo-rap,' the term sells short francis vicious and incisive politics, and unfairly attacks his somewhat meandering style - Francis tends to move across subjects, free associating, either with the vitriol of most of this track, or as he does at the end of "Slow Down Gandhi," when he starts talking about the specifics of modern politics. "'Friendly fire' - thats a funny term - like 'civil war'" - a classic Sage line, at once cutting to the core, and dancing around the heart of things. But what I find most notable about this track is the subject matter - it's a direct attack on a certain breed of stereotypical liberal activists - people who aren't quite so committed to their cause as they are to a self image as some sort of heroic rebel. We all know the self-righteous, not fully informed sorts that tend to be a bit more dogmatic than they are effective - Sage is just here to call them for their shit - for the fact that if you can't make even a serious attempt at swinging a local election, why do you think you're enough to change the country?
Ascolta Slow down gandhi di Sage Francis.
La buona musica? Che si fotta, finchè esistono pezzi come questa collaborazione fra Kylie Minogue e Scissor Sisters.
Ascolta I believe in you di Kylie Minogue.
Uffa, avevo un sacco di altre cose di cui parlare ma sono un po’ di premura. Per oggi finiamo qui. Un’ultima segnalazione da Stereogum:
Ascolta (in streaming) l’album From a basement on the hill di Elliott Smith.
IL MATRIMONIO FRA MUSICA E POLITICA NON HA MAI PRODOTTO NIENTE DI BUONO
Nella periferia di Parigi c’è un grande complesso chiamato (soliti modestoni, questi francesi) La città della musica: ci sono concerti, corsi, conferenze, biblioteche, mediateche, negozi, musei. E mostre. In questo periodo ce n’è una dedicata a Il terzo reich e la musica.
Questa esposizione mette in luce uno degli aspetti - se possibile - più assurdi e terribili del totalitarismo: la necessità di non limitarsi alla presa del potere politico, ma di stringere la propria morsa su ogni aspetto dell’esistenza umana, fino a conquistare appunto perfino la musica che è la più astratta delle arti. Il carattere totalitario cioè non si misura tanto sulla quantità di orrori di cui un regime si rende responsabile (che va ovviamente nel conto dei crimini ma non ne detiene certo l’esclusiva, in quanto di barbarie si rendono responsabili anche le più volgari repubbliche delle banane e perfino i sistemi democratici) bensì nel disegno ideologico che scientemente pianifica e giustifica tali orrori in virtù di un fine considerato “superiore”.
Il caso del rapporto fra il nazismo e la musica è esemplare. Una dittatura, della musica sostanzialmente se ne frega: basta che gli artisti non parlino male del capo, che magari si prendano una tessera e un distintivo e poi facciano un po’ la musica che gli pare. Ma il nazismo non è una dittatura, è qualcosa di più diabolico: perché ha una ben precisa concezione dell’arte, che è parte integrante del suo progetto politico. E’ per questo che i nazionalsocialisti formulano il concetto di arte degenerata: esso altro non è che l’estensione in campo artistico delle teorie sulla superiorità della razza ariana e dell’ossessione per l’ideale della purezza. L’arte degenerata è tale perché offende questa purezza, e in quanto impura va eliminanta – non importa chi sia l’artista e come la pensi.
E’ stato così che le più vive correnti musicali di inizio secolo, quelle che non esaltavano la forza di un popolo ma esprimevano le debolezze degli individui, a partire dagli anni Trenta in Germania furono messe al bando. La dodecafonia, che in sé non è altro che un metodo compositivo, viene perseguitata proprio perché – in un regime totalitario – anche un metodo compositivo finisce per acquisire una valenza politica. Salta qualsiasi barriera fra l’individuo e lo Stato, a tutto vantaggio dello Stato che dispone dell’individuo come e quando vuole: delle sue azioni, dei suoi pensieri, della sua spiritualità. Quindi, se il metodo compositivo dodecafonico esprime un ideale umano che non coincide con quello nazionalsocialista, tanto peggio per il metodo dodecafonico.
Tutto questo vale per la musica dell’epoca, e vale per la musica precedente. Il nazismo riscrive la storia della musica a uso e consumo della propria ideologia, ed è qui che la follia nazista tocca vertici particolarmente tragicomici. Ad esempio l’abbattimento della statua di Mendelssohn, un genio morto un secolo prima che non si capisce quale male avrebbe potuto fare. Anzi, si capisce: perché Mendelssohn aveva il torto (retrospettivo) di essere stato un genio ebreo, e dunque la storia della musica tedesca doveva epurarlo. Con Mahler poi (morto nel 1911) il nazismo prende due piccioni con una fava, perché l’ebreo era stato anche il precursore della scuola dodecafonica. Ebreo anche l’inventore della dodecafonia, Schoenberg, costretto a riparare negli Usa.
Le storie individuali si intrecciano con la Storia, in questa vicenda del terzo reich e la musica. Straziante la questione dei compositori deportati e morti nei campi di concentramento: un elenco purtroppo non breve, un sacrificio che ci ricorda oggi come la musica – quando non si conforma ad una egemonia culturale – diventa, anche senza bisogno di essere accompagnata da messaggi verbali, un gesto eversivo che può essere pagato a carissimo prezzo. In questa mostra venivano esposti manoscritti di musiche composte in questi campi di concentramento; esempi di una resistenza ai limiti dell’eroismo, di chi - vivendo nella più assoluta assenza di umanità e nell’incombere quotidiano della morte – affida ai suoni la sua ultima speranza di redenzione.
Naturalmente poi c’è l’altra faccia della medaglia, la faccia di quei musicisti ai quali il nazismo concesse onore e gloria. Innanzitutto mise il cappello sulla grande tradizione tedesca, a partire da Wagner – grazie anche alle sue equivoche teorie sull’arte giudaica, e al pieno sostegno che i suoi eredi diedero a Hitler. E ancora Beethoven, Haendel (che musicista di regime era stato anche alla propria epoca) e Bach. Poi c’erano i musicisti di allora: il direttore d’orchestra Furtwangler, una delle grandi icone della Germania nazista (e questo è paradossale, visto che lui nazista non lo fu mai e si limitò ad una poco onorevole e molto pilatesca connivenza). E il giovane e rampante Von Karajan, al quale nessuno poi ha mai presentato il conto della sua organicità al regime. E ancora il compositore Carl Orff, l’autore dei Carmina burana, musicista mediocrissimo entrato nelle grazie del fuhrer e salito alle più alte cariche pubbliche grazie al suo opportunismo.
Una storia triste e sconfortante, quella dei rapporti fra il terzo reich e la musica. Una storia da incubo, come tutte quelle legate al nazismo, ma particolare e per così dire una tragedia “in sordina” rispetto a quelle più plateali e universalmente conosciute. Goebbels aveva compreso molto chiaramente quale può essere l’effetto di fascinazione che la musica esercita sulle masse: e altrettanto lucidamente utilizzò questa forza della musica a fini politici, affinchè tutti interiorizzassero lo slogan un popolo, un duce, un impero. Avere il controllo totale sul mondo dei suoni era indispensabile per completare il suo disegno propagandistico, mirante alla conquista e alla conservazione del potere.
IN THE GHETTO
Rock = trasgressione. Techno = pasticche. Musica classica = roba da museo. Poesia contemporanea = torre d’avorio.
Di queste e tante altre equazioni vive la cultura italiana ed europea, che – più ostinata della chiesa cattolica nel difendere i propri pregiudizi – continua ad imporre la sua visione accademica, ghettizzatrice, tesa a costruire idoli e demoni, buoni e cattivi, alti e bassi. Questa concezione della cultura ha qualcosa di medioevale ma ha attraversato imperterrita guerre e rivoluzioni, e oggi si sposa benissimo con il consumismo dilagante. Separare la cultura in compartimenti stagni, ognuno recintato da ben determinati e indiscutibili luoghi comuni, è il modo migliore per targettizzare il prodotto. Gli intellettuali conformisti hanno passato i secoli a predicare come si cambia il mondo: salvo dimenticarsi che l’istituzione più ammuffita, mafiosa e retrograda di tutte è proprio la loro.
CARO BLOG
Caro blog, eccomi di ritorno…. sì certo, parigi è sempre parigi, i caffè, i boulevards, la baguette, la gioconda eccetera, ti racconterò. Ma oggi voglio parlarti di me. Una volta