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Contro Castaldo. Senza se e senza ma
SINISTRASH
Quelli che “guerra no, guerriglia sì”
quelli che “gli attentati kamikaze? Omicidi socialmente utili”
quelli che “bisogna convivere con il terrorismo”
quelli che “hanno fatto bene!” ogni volta che schiatta un soldato americano
quelli che protestano contro gli Usa perché gli Usa non rispettano l’Onu, poi protestano contro l’Onu perché l’Onu è la foglia di fico degli Usa
quelli che “speriamo che Bossi muoia”
quelli che “a me i kamikaze non mi hanno mai dato nessun fastidio, i buttafuori invece sì perché non mi facevano entrare in discoteca”
quelli che “le torture sono la logica conseguenza del sistema Usa”
quelli che “dobbiamo riprenderci i nostri spazi”
quelli che: Ore 21, Citizen Berlusconi. Ore 22.30, concerto di pizzica
quelli che “si è rimesso in moto il conflitto sociale, che rompe il meccanismo della controrivoluzione”
quelli che “l’Iraq non è la mia patria! Se è la vostra patria, andateci voi”
quelli che “l’americano a Roma troverà l’inferno”
quelli che “ricordate un nome: quello del subcomandante Marcos. Si può fare nel Chiapas, si può fare anche qui”
quelli che “se fossi nato in Palestina, sarei un terrorista anch’io”
quelli che “chi non vota per il ritiro è un criminale politico”
come dire
quelli che il fine giustifica i mezzi
ovvero
quelli che vorrebbero che tutta la sinistra italiana corrispondesse al ritratto che ne fa Berlusconi. E che fanno il suo gioco, da sempre.
EFFETTO DOMINO
Bertinotti chiede il ritiro immediato del nostro contingente.
Dall’Afghanistan.
QUANTE VOLTE, FIGLIUOLO?
Non c’è più religione: anche i ragazzi di fede cristiana scaricano musica col P2P (via Digital music weblog).
BISOGNA GARANTIRE IL DIRITTO DI TUTTI A MANIFESTARE
Ovvero, fare esattamente ciò che la sinistra goliardica impedì a Fassino poche settimane fa.
VI FACCIO VEDERE COSA DICE UN RIFORMISTA
Ci dev’essere stato un regime change dalle parti de l’Unità: da qualche giorno a questa parte, sono diventati tutti “riformisti”. Il riformismo dunque non è più una parolaccia: anzi, adesso ci spiegano addirittura Cosa dice un riformista.
Questo è infatti il titolo del pezzo di Alfredo Reichlin pubblicato mercoledì 26 maggio a pagina 1. E di certo Reichlin sa bene cos’è il riformismo: è dagli anni ’60 che ce ne parla (sempre su l’Unità, naturalmente). Anche se a dirla tutta, a quell’epoca non è che ne parlasse con tanta simpatia: per quel Reichlin il riformismo era ormai spacciato, essendo in preda a una crisi radicale.
Va bè - direte - che male c’è? Avrà cambiato idea. Giusto: anzi, va a suo onore (del resto, a quanto si dice, solo gli imbecilli non lo fanno). Il Reichlin odierno dunque è un vecchio saggio che difende il riformismo, anzi lo insegna: è lui che ci spiega cosa devono dire i riformisti. Ebbene, sentiamo.
Se la lista Prodi non è una semplice alleanza elettorale ma la costruzione di un nuovo attore politico capace di essere percepito da questa Italia smarrita come il venire in campo, finalmente, di una guida – politica, ma anche morale – le sue componenti hanno il dovere di rendere molto chiaro ciò che le unisce come ciò che le divide. Per ascoltarsi.
Però, non sapevo che i riformisti fossero così messianici. Una guida “morale” per l’Italia? E perché non un Papa, allora?
Una alleanza tra diversi regge se il confronto è aperto ma soprattutto se è ritenuto necessario. Una alleanza come questa si fa sulle grandi cose e le grandi cose non sono chiare in partenza per nessuno.
E’ proprio vero: non esistono più le mezze stagioni…
E’ con questo spirito che vorrei ritornare sul dibattito che si è svolto in Parlamento a proposito dell’Iraq.
Torniamoci.
Si è parlato addirittura di “disfatta del riformismo”.
Eh sì, io e Panebianco abbiamo un po’ esagerato. Ma non è che per il riformismo sia stato propriamente un trionfo…
Volgare propaganda elettorale? Sì, evidentemente.
Bravo! Rispettare l’interlocutore, innanzitutto. E meno male che le cose non dovevano essere “chiare in partenza”. Mi pare lo siano fin troppo.
Ma se il dissenso di alcuni autorevoli amici è stato così serio, al punto da sentire il bisogno di renderlo pubblica e con accenti così drammatici (il destino del riformismo) la spiegazione non può consistere solo nella data del ritiro dei nostri soldati (prima o dopo) una nuova risoluzione dell’Onu.
Come, “non può”? “Prima” o “dopo” sarebbe dunque un insignificante dettaglio da mettere tra parentesi? E’ questo il rispetto che un “riformista” dovrebbe avere per le risoluzioni dell’Onu? Andiamo bene: secondo il riformismo alla Reichlin, le decisioni di politica internazionale vanno prese infischiandosene beatamente di ciò che dicono le Nazioni Unite.
Era una scelta importante e anche discutibile
Ah, dunque lo ammetti che era discutibile. Altro che, se lo era! Dunque, discutiamola.
Ma è troppo grande lo scarto tra questa e il tema vero che stava (e resta) al centro del dibattito politico in Italia e nel mondo.
Non so cosa tu intenda per “dibattito politico”. Secondo me il tema vero è proprio la transizione irachena. Dunque, per quanto ci riguarda, è la partecipazione dell’Italia a questa transizione.
E questo tema è terribilmente serio.
Certo che lo è. Quindi, siccome il “riformista” sei tu, ora mi spieghi come si risolve.
Si tratta semplicemente di come porre riparo a una avventura disastrosa, per certi aspetti di un cinismo impressionante.
Che palle. Che la guerra fosse sbagliata, non ci vuole un genio per dirlo. E’ un anno che ce la meniamo con ‘sta storia: dobbiamo continuare ancora per molto?
Una guerra motivata da una grande menzogna proclamata davanti al mondo intero (le armi di distruzione di massa), il cui scopo doveva essere l’esportazione della democrazia tra quei “quattro beduini” (Berlusconi dixit) per prosciugare così le paludi del terrorismo, e che si rovescia nel senso contrario: la rivolta di un popolo e la diffusione del fondamentalismo islamico.
Lo confesso: questa dei “quattro beduini” mi era sfuggita. Però mi sono un po’ stufato di sentire sempre il solito riassuntino.
Un colpo micidiale al prestigio dell’America, nonché ai valori dell’Occidente.
Chiariamo una cosa: i “valori” di Bush non sono quelli di tutto l’Occidente. C’è una parte di Occidente tollerante e civile, e un’altra fondamentalista e ideologica. Bush non rappresenta certo la prima, e i suoi valori non hanno niente a che spartire con l’Occidente così come lo intendo io. Quindi l’Occidente che intendo io non ha avuto nessun colpo: anzi, ha dimostrato di essere l’unica alternativa praticabile allo scontro di civiltà fra Bush e Bin Laden. Le torture non sono una macchia per l’Occidente più di quanto il terrorismo islamico sia una macchia per l’Islam.
Una spaventosa seminagione di odi razziali e religiosi che è destinato a rendere le vite di ognuno di noi più insicure, meno libere, più oppresse dai controlli di polizia.
Facciamo così: ora schiaccio un pisolino. Quando hai finito con le prediche, svegliami.
Infine, il famoso petrolio il cui prezzo va alle stelle.
Reichlin, sarai anche un riformista, ma io sto leggendo da mezz’ora e tu continui ad eludere la questione. Lo sappiamo che le cose vanno male. Il problema è come affrontarle, se proprio vogliamo fare i riformisti.
Insomma un capolavoro concepito e attuato da alcuni signori: Bush e Blair, con Aznar e Berlusconi al seguito. Lo spagnolo ha già pagato.
Senti senti, chi parlava di “propaganda elettorale”…
Questo era il tema. Il tema di un clamoroso fallimento.
Va bè, ma non siamo qui per fare google-bombing. Perché non torniamo piuttosto al nostro clamoroso fallimento parlamentare della settimana scorsa?
Ma di chi? Della destra o del riformismo?
Sei un bel tipo, sai? Inizi dicendo: parliamo del voto parlamentare. Poi parli di tutt’altro, e ora vuoi pure giungere alle conclusioni sulla base di questo non-ragionamento?
Perciò io mi interrogo sulle ragioni e sul significato di certi gridi d’allarme.
Ma allora sei proprio rincoglionito. Mi sta pure passando la voglia di fare lo spocchioso… fai troppa pena. Veramente pensi che sia sufficiente questa geopolitica da operetta per chiudere il discorso? Non ti viene neanche il sospetto che i “gridi d’allarme” non c’entrassero proprio nulla con quello di cui hai parlato sinora, ma che invece riguardassero l’improvvisa accelerazione imposta dall’Ulivo sul tema del ritiro? Vale a dire proprio la questione della tempistica che hai liquidato in due paroline fra parentesi?
Non riesco a capire di che riformismo si parla.
Allora siamo pari. Io non capisco il riformismo di cui parli tu.
Capisco invece il fastidio per il modo incerto e confuso con cui la lista Prodi si è mossa.
Allora vedi che quando vuoi ci arrivi? Era ora!
Ma sono i fatti quelli che pesano.
Cioè?
Ed ecco perché di fronte a fatti come le torture e in presenza di situazioni tuttora così gravide di rischi e di incognite e costretti, come siamo, a misurarci con personaggi di infimo livello politico e morale (il Berlusconi che aveva aspettato la conquista di Bagdad per mandare i soldati e così correre “in soccorso del vincitore” per farselo amico e beccare qualche appalto) io vorrei capire meglio le ragioni del dissenso.
E’ questo che vuoi capire? Non c’era bisogno di farla tanto lunga, allora. Bastano tre lettere: O – N - U. Un riformista come te dovrebbe conoscerle.
Noi non abbiamo votato contro l’Onu.
Ah, no?
Con quel voto ci siamo messi nella compagnia giusta che è quella degli Stati che fin dall’inizio hanno ritenuto la guerra illegittima, sbagliata e controproducente:
No, mio caro. Perché che la guerra fosse “illegittima, sbagliata e controproducente” l’abbiamo detto sin dall’inizio. Oggi ci siamo messi invece con chi ritiene la risoluzione 1511 “illegittima, sbagliata e controproducente”. Essa infatti invita tutti ad andarci, in Iraq, non ad andarsene. E questa non è la risoluzione che verrà. E’ quella che c’è già.
la Germania, la Francia e adesso anche la Spagna.
C’è una leggerissima differenza, ma il riformismo alla Reichlin non la vede: Germania e Francia erano fuori dalla guerra, e ora trattano con gli Usa per strappare una buona risoluzione. La Spagna ha scelto invece l’accelerazione unilaterale del suo ritiro, decidendo che ogni trattativa con gli Usa era fallita (che è la solita spiegazione di chi non ha nessuna voglia di trattare). Lo Zapatero “prima maniera” diceva infatti: se entro x, non succede y, allora z. Lo Zapatero “seconda maniera” invece ha scelto tutto da solo. Un bel giorno (ben prima di x) si è alzato e ha detto: z punto e basta. Dunque, caro Reichlin: il tuo “riformismo” sta con la Francia, la Germania e la Spagna “prima maniera”, oppure con la Spagna “seconda maniera”?
Noi abbiamo votato così non per indebolire l’Onu ma per costruire una nuova concentrazione europea, una Europa capace di avere una parte più attiva nell’Onu e di esprimere una sua politica estera non antiamericana ma autonoma.
Così facendo, però, il piano dell’Onu viene di fatto sconfessato. Siamo sicuri che, se non c’erano le elezioni di mezzo, la sinistra avrebbe chiesto il ritiro proprio ora? Il Fassino del 20 marzo, quello cacciato fuori dalla piazza, era appunto sulle posizioni dello Zapatero “prima maniera”. Contro di lui però si è scatenata un’aggressione non soltanto fisica, ma un prolungato linciaggio mediatico ad opera della stampa che in teoria avrebbe dovuto sostenerlo. Al quale non ha mancato di dare il suo sostegno anche Sua Maestà il fondatore di Repubblica: il Mago Eugenio, che da sempre detta la linea al popolo della sinistra. Siamo sicuri che Fassino a un certo punto non abbia pensato “ma chi me lo fa fare”? Altrimenti non si capisce perché questa accelerazione parlamentare, proprio nel mezzo delle trattative per la formazione del governo iracheno (il governo “fantoccio”, come lo chiama la sinistra goliardica, come se fosse tanto semplice istituirne uno legittimo senza avere fatto delle elezioni). E per giunta a poche settimane dalla prossima risoluzione. Abbiamo guardato a Madrid, proprio mentre Germania e Francia cominciano a guardare a Baghdad. Parliamoci chiaro: la tua teoria autoassolutoria non sta proprio in piedi.
E’ questo allora il tema vero che bisognerebbe discutere tra noi.
Giusto! Parliamo del tema vero: quello stronzo di Bertinotti.
Io ho l’impressione che con l’Iraq viene al pettine il problema del posizionamento internazionale della nuova compagine che si forma con la lista Prodi.
Se è così, non si può dire che sia un grande inizio…
In sostanza non la scelta dell’europeismo su cui il centro-sinistra è unito, ma la grande questione che è già emersa con la vittoria di Zapatero.
Dì quello che vuoi, ma non si fa politica in questo modo. In politica, un riformista dialoga e cerca di strappare le condizioni migliori. Che in questo caso coincidevano con la massima multilateralizzazione possibile della presenza militare: primo passo verso la fine della medesima, che non ci si può certo attendere da un giorno all’altro. A meno che ovviamente non ci si voglia raccontare – come fa il Mago Eugenio - che l’unico problema sia il barbaro invasore, e che gli iracheni si scambieranno mazzi di fiori non appena saranno liberi dalla perfida albione: la resistenza irachena deporrà le armi, Bin Laden smetterà di fare il cattivone e vivremo tutti felici e contenti.
Se si pensa invece che le occupazioni militari siano sbagliate sempre e comunque – anche quando autorizzate dall’Onu – è un’altra questione ancora; ma in questo caso, lo si dica chiaro e tondo. Con quello che consegue per l’Afghanistan e tutte le altre “cosiddette missioni di pace”.
La Spagna, battendo Aznar, non ha certo abbandonato il riformismo ma si è schierata diversamente (io dico più a sinistra) rispetto a Blair.
A proposito di Spagna: qualcuno ha avuto sue notizie di Zapatero, in questi giorni? Gli angloamericani hanno proposto la loro bozza. La Francia ha detto la sua. La Germania ha detto la sua. Persino Russia e Cina stanno trattando. La Spagna, invece, se ne fotte. Allora mi chiedo: tra Blair e Zapatero non ci può proprio essere una via di mezzo?
E poi chiariamo per l’ennesima volta una cosa: non è che Bertinotti sia per la pace, mentre i riformisti sono per la guerra. E’ che a volte in politica gli slogan hanno ben poco a che fare con la realtà (ti ricordo che la coalizione di Berlusconi si chiama Casa della Libertà, e questo dovrebbe dirla lunga su quanto poco contino le parole d’ordine). I riformisti le guerre vogliono farle finire, opponendosi a chi le inizia e a chi le porta avanti.
Opponendosi? E con quali mezzi?
Trattando, all’interno delle organizzazioni sovranazionali. Come previsto dalla Costituzione, in quello stesso art.11 del quale va di moda citare soltanto la parte iniziale.
Trattando? Anche con gli americani che hanno iniziato la guerra?
Ovvio, e con chi sennò: sarebbe ben strana la pretesa di avere a che fare solo con quelli con cui siamo d’accordo. La sinistra goliardica, invece, ci sta portando al paradosso che con la guerriglia irachena si può trattare, e con l’amministrazione americana no. Bertinotti non pensa ad altro che a mettere i bastoni tra le ruote, accusa di intelligenza con il nemico chiunque cerchi di dialogare, indebolendo queste mediazioni e sperando che falliscano: non è per la Pace più di quanto Berlusconi sia per la Libertà. Discutiamo nel merito, allora, invece di giocare a chi va più “a sinistra”.
La verità è questa.
La Verità.
E’ che l’Iraq ha acutizzato lo scontro politico che era già in atto e che riguarda il grado di integrazione politica europea, il suo nocciolo duro, il modello sociale, e soprattutto il suo rapporto col mondo.
E io che pensavo riguardasse le elezioni! Che stupido… Certo che per essere un riformista mi sembri assai interessato ai massimi sistemi. Io invece mi accontenterei di capire qual è il tuo progetto per l’Iraq.
Si tratta in effetti di problemi molto seri e anche molto complessi che rifiutano la demagogia, ma è sulla base di questi problemi che si modellerà anche il riformismo italiano.
E devi “modellarlo” proprio tu? Speriamo bene…
Bertinotti c’entra poco.
Con il riformismo, sicuramente. Con la mozione delle tre righe, mi sembra invece che c’entri parecchio.
Il timore assolutamente comprensibile di certi nostri amici è che si costituisca un asse di governo e un centro di iniziativa internazionale troppo in contrasto con l’asse atlantico intorno al quale finora ha girato tutto il mondo di essere e di pensare dell’Occidente, compresa gran parte della sinistra schiacciata in una posizione nobile ma subalterna.
Ah, questo è interessante. “Gran parte della sinistra” è dunque stata per lungo tempo “subalterna” all’asse atlantico. Non si è limitata a dialogare e mediare, ma gli ha proprio leccato il culo. E io sono d’accordissimo, ma perché non ci fai un po’ di nomi? Ti riferisci forse a quel Di Pietro, che – sfidando il buon senso, nonché la grammatica italiana – andava in televisione a spiegare quanto fosse cosa buona e giusta bombardare ciò che restava della Yugoslavia? E’ lui il nuovo volto del “riformismo”?
Potrebbero, quindi, essere forti le ricadute anche sugli equilibri interni.
Certo, certo: i guerrafondai di sinistra sono sempre in agguato, si sa.
Ma tornare indietro sarebbe peggio.
Un atto di viltà?
La verità è che politica interna e politica estera fanno ormai tutt’uno.
E’ quello che dico anch’io: Bertinotti sta alzando il prezzo.
E questo spiega la difficoltà del nostro dibattito sull’Iraq.
Veramente non mi sembra ci sia stato un gran dibattito. Bertinotti ha detto: “mozione subito, aspettare sarebbe una perdita di tempo”, e c’è stata la mozione subito senza perdite di tempo. Bertinotti ha detto: “non servono tante spiegazioni, bastano tre righe”, e c’è stata mozione di tre righe senza tante spiegazioni. Eh sì, proprio un bel dibattito.
Teniamo pure i piedi per terra.
Appunto: teniamoli per terra, non sui sondaggi.
Restiamo all’oggi.
Restiamo pure all’oggi; ma guardiamo anche a dopo le elezioni, possibilmente.
Una sinistra di governo deve avere il senso delle sue responsabilità, interne e internazionali, e quindi tenere conto delle mediazioni e dei compromessi necessari.
Ma…
Ma chi fa questi compromessi?
Non saprei. Di solito non siamo noi a sceglierlo, anche perché in quel caso sarebbero capaci tutti.
Questo a me pare il problema che essendo stato rimosso ha reso difficile l’unità della sinistra sul problema dell’Iraq.
Sulle tre righe, veramente, mi sembra che l’unità si sia trovata. Machiavellica, provvisoria e populistica, ma pur sempre unità.
Li fa, questi compromessi, una forza ispirata alla visione del mondo di Tony Blair?
Non direi.
Li fa un partito di radicale opposizione pacifista?
Non direi.
Oppure li fa una sinistra, certamente di governo, la quale però colloca le sue mediazioni all’interno di una nuova visione volta a impedire che tra l’Occidente e il resto del mondo si scavi un fossato incolmabile fatto di odi e di violenze tali da rendere il riformismo una parola vuota?
Cazzo, sei in gamba però. Ti avevo sottovalutato. Ora invece stai riuscendo pure a dimostrare che Onu=Occidente=guerra preventiva, trimurti diabolica che scava un fossato con il resto del mondo.
L’unico modo di colmare il fossato sarebbe ovviamente la mozione delle tre righe che – tipico esempio di mediazione – chiede il ritiro subito. Ci sai fare con le parole, davvero.
Cerchiamo di rispondere con chiarezza a questa domanda. Noi cosa pensiamo?
Intendi voi “riformisti”?
Pensiamo, come io credo dovremmo pensare, che il dovere della sinistra (direi il suo compito) non è solo appoggiare l’Onu ma farlo in funzione del fatto che è finita un’intera epoca storica, quella in cui la civilizzazione del mondo (nel bene e nel male) poteva consistere nella sua “occidentalizzazione”?
Diciamo che appoggiare l’Onu non basta: è una condizione necessaria ma non sufficiente.
Pensiamo questo?
Boh, non sono mica un indovino, non ho idea di cosa pensi tu. Io dico solo che la sinistra deve sostenere le istituzioni sovranazionali, le uniche che possano opporsi all’uso indiscriminato della forza. Nel mondo c’è un sacco di gente che è rimasta al Medio Evo, quindi andiamoci piano con le nuove ere. Non è da riformisti.
Allora la discussione non è solo tra riformisti ed estremisti ma tra due concezioni del riformismo, tenendo conto che lo spazio della Terza via alla Blair è ormai molto ridotto.
Ti dirò… io sono per la terza via e mezzo. E’ vietato?
Ma se è questo che noi pensiamo tutte le scelte tattiche (l’Onu, la Nato, le date del ritiro) possono essere valutate senza drammi e nel loro rapporto con le situazioni concrete.
Appunto. E’ stato valutato questo rapporto con la situazione concreta dell’Iraq?
Non sono questioni di coscienza.
Vallo a spiegare alla sinistra goliardica, questo.
E nessuno potrà accusarci di fare il gioco di Bush o di Bertinotti.
D’accordo, ti prendo in parola. Dimostrami che non stai facendo il loro gioco, e non lo dico più.
Il Papa può anche suggerire più prudenza sul ritiro dei soldati perché si preoccupa della sicurezza dei caldei.
Karol sarà senz’altro felice di avere il tuo permesso…
Ma può farlo perché è assolutamente chiaro che il senso strategico della sua politica è di non essere confuso con gli americani perché il futuro del cattolicesimo dipende dall’impedire uno scontro tra le religioni.
Non saprei, a me i cattolici in politica mi stanno sul cazzo per tutta un’altra serie di ragioni: come quando cercano (a volte riuscendoci) di imporre a tutti gli italiani le loro leggi da stato etico. Quello che propone il Papa in politica mi interessa dunque fino a un certo punto. In compenso, osservo che un anno fa la sinistra italiana – Bertinotti in testa - non faceva altro che parlare del Papa; oggi è finito in soffitta, chissà perché.
Bene. Qual è il senso strategico della nostra politica? Questo è il punto.
La costruzione di un mondo più moderno e civile, per esempio.
Al contrario di ciò che pensa l’estrema sinistra io non credo che siamo di fronte alla potenza debordante e illimitata dell’impero.
Tanto è vero che in Iraq l’impero sta avendo una bella batosta.
Toni Negri non ha capito niente.
Neanche Vattimo, quindi.
Ciò a cui stiamo assistendo è, invece, il suo limite e la sua debolezza.
Finalmente cominciamo a ragionare: devo ammettere che rispetto al vuoto mentale che di solito caratterizza il fogliucolo dei Furio boys, è già un passo avanti.
Questo, al fondo, è ciò che ci dice il fallimento dell’impresa irachena.
Il fallimento dei neocons, che ormai sono finiti.
E non si tratta solo della impresa militare.
E’ stato un fallimento totale: militare e politico. Finalmente siamo d’accordo!
Ciò che emerge è soprattutto un altro limite, che è quello di come l’Occidente pensa se stesso e il suo rapporto con il resto del mondo.
Mi correggo: se pensi che Bush rappresenti tutto l’Occidente, e che sia giusto che tutto l’Occidente paghi per gli errori di Bush, allora non siamo d’accordo. Bush è Bush. Probabilmente gli elettori lo manderanno a casa. L’altro candidato però non mi sembra poi così zapateriano, e finora non si è mostrato ansioso di ritirare un bel niente. E’ questa la situazione con la quale dovremo confrontarci, comunque vadano le elezioni nell’Impero.
Detto questo, io capisco la preoccupazione da cui muovono amici che stimo moltissimo quando essi ci esortano a non cadere nell’antimericanismo.
Antiamericanismo, che termine odioso. Perché non parliamo dei singoli atteggiamenti e delle singole decisioni, invece di buttarla sempre sullo scontro di civiltà?
Ma perché tanta ansia in questa esortazione?
Beh, c’è da dire che la sinistra goliardica fa di tutto per dare questa impressione. Le bandiere bruciate sono un invito a nozze, per Feltri e Baget Bozzo. Non parliamo poi dei nipotini citrulli di don Milani, i cosiddetti disobbedienti - che disobbediscono e poi pretendono di non essere sanzionati.
Io credo che anch’essi vedono i tragici errori della destra americana.
Ma và?
Sono però dominati (giustamente) dall’acuta consapevolezza di quali rischi catastrofici può correre – se lasciato a se stesso – un mondo fatto di quasi 200 stati, molti dei quali sono semi-feudali, altri sono nelle mani di avventurieri senza scrupoli, altri ancora privi di quel minimo di capacità di autogoverno che consente di non dipendere troppo dagli aiuti esterni.
Appunto: gli Stati nelle mani di avventurieri senza scrupoli sono un pericolo per tutti. Caro il mio “riformista”: sei disposto o no a darti da fare perché si tengano davvero queste elezioni in Iraq, che la sinistra goliardica sbeffeggia come una montatura della propaganda guerrafondaia? Caro il mio “riformista”: ti fa schifo che gli iracheni votino? Non è che sotto sotto pensi anche tu che quei “quattro beduini” (Berlusconi dixit) non ne siano capaci?
Non basta quindi dire Onu, non regge l’idea che per affrontare problemi come quelli di oggi è sufficiente che ciascuno di questi Stati eserciti la sua sovranità come crede.
Io davvero non ti capisco: guarda che l’Onu esiste proprio per fare in modo che gli Stati debbano rispondere a un’autorità superiore. Ma è possibile che devo spiegarti tutto io?
Le conseguenze possono essere enormi: balcanizzazione, genocidi di intere etnie, caos politico ed economico.
E tu per evitare il caos proponi il ritiro delle truppe? Che logica formidabile! E dimmi un po’, allora: tu la mafia come la combatteresti? Proponendo l’abolizione delle forze dell’ordine? E’ questo il tuo “riformismo”?
Io credo che da questa preoccupazione muove la tenace difesa del ruolo di guida dell’Occidente e quindi della superpotenza americana, quali che siano i suoi errori.
Comincio a pensare che prima o poi ti darò ragione. Per sfinimento. Parlare con te è come fare il gioco dell’oca: un passo avanti, due passi indietro. Non c’è proprio modo di schiodarti dalla convinzione cialtrona che Onu = Occidente = superpotenza americana “quali che siano i suoi errori”. Di questo passo, chiunque sostenga la necessità di un ruolo guida dell’Onu verrà etichettato come amico dei torturatori. Allora tienti le tue convinzioni. Io ci rinuncio.
Capisco.
Mi sa che non hai capito proprio nulla, invece.
Temo però che non ci si renda conto che questo tipo di guida, che poi è l’idea che il mondo non può che essere occidentalizzato, ha incontrato il suo limite storico.
Ma si può sapere chi ti ha detto che estendere lo stato di diritto voglia dire “occidentalizzare”? Credi forse che i popoli dell’Asia o dell’Africa siano tutti così selvaggi come li descrive Oriana Fallaci? L’India è diventata forse un paese “occidentalizzato” perché vi si tengono le elezioni?
Non funziona più.
Vacci piano, con le profezie. Non sono il tuo forte.
Tutto rafforza in me la convinzione che una nuova forza riformista qualcosa che non sia solo un richiamo ideale per i comizi della domenica ma un movimento politico sopranazionale (innanzitutto europeo) diventa necessario se vogliamo cominciare a riempire questo che è dopotutto un terribile vuoto di governo.
Fine del pippone. Beh, signori, se questo è un riformista io sono Gino Castaldo. Tutto rafforza in me la convinzione che tu non sia affatto interessato a spiegare la scelta dei tempi e dei modi coi quali si è arrivati alla mozione delle tre righe. Ti è rimasto il vizietto di considerare i tempi e i modi delle proposte come quisquilie e pinzellacchere: stupide perdite di tempo, insomma, sofismi da azzeccagarbugli - ai quali contrapporre grandi visioni epocali sulle fasi storiche che cominciano e quelle che finiscono. Ma a me i visionari piacciono poco. Mi chiedo inoltre a cosa serva il Parlamento, se le mozioni da votare si riducono a tre misere righe sulle quali tutta la coalizione deve premere il bottoncino. E quelli che non condividono, devono comunque votare per disciplina di coalizione (nonché tacere per non essere etichettati come servi di Bush): perché l’importante è dare una parvenza di unità, pure se al prezzo di grossolane semplificazioni.
Io penso tutt’altro: secondo me il riformismo è quello che Fassino avrebbe dovuto dimostrare in questi giorni, semplicemente restando sulle posizioni che aveva fino a un quarto d’ora fa. Questo è quello che doveva fare un riformista, invece di lisciare il pelo al suo volubile popolino.
Eppure, nonostante tutto questo casotto, non è la fine del mondo. Non è la disfatta del riformismo di cui parla Panebianco: tutt’al più una ritirata strategica. E non è il caso di prendersela se della parola riformismo si appropriano un po’ tutti a seconda della convenienza del momento, e lo fanno persino quelli de l’Unità quando fa comodo. Non è il caso nemmeno di prendersela se ora i novelli “riformisti” unitisti additano Giuliano Amato (che dell’Ulivo ha scritto il programma) come il nuovo belzebù, al grido di “il riformismo siamo noi e tutto il resto è destra”. E’ indecente, d’accordo. E’ segno di un centralismo tutt’altro che democratico, d’accordo. Ma non è il caso di prendersela.
Come ha detto in questi giorni una parlamentare ds, “per fortuna non siamo al governo”. E’ vero che questa volta abbiamo sbarellato, ma visto che non contiamo un cazzo l’errore non avrà conseguenze pratiche. E’invece importante che si smetta di sottovalutare l’episodio, come sta invece facendo questo bel gruppo di sedicenti riformisti che scrivono sul giornale riformista diretto dal riformista Furio Colombo.
Non è la fine del mondo. Dopotutto, il buon Reichlin sulle cose è solito arrivarci con una decina d’anni di ritardo. E’ sempre in tempo dunque per cambiare idea un’altra volta: lo aspettiamo fiduciosi.
LA SINISTRA CIALTRONA
Oggi, doppia razione di spocchia. E’ infatti iniziata la campagna elettorale, e dunque sono raddoppiate le dimensioni delle coglionate che ci raccontano. Urge megapippa mentale. Cominciamo dunque col fare un elenco delle espressioni di cui mi sono stufato, e che spero di non sentire mai più:
“I nostri soldati sono in missione umanitaria”
“Macchè missione di pace… siamo in guerra!”
“L’attacco all’Iraq è stato un tragico errore: lo dice anche x” (la x va sostituita con un neocon a scelta)
“Stiamo portando la libertà e la democrazia in Iraq”
“Non si esporta la democrazia con le bombe”
“Precisiamo che la guerra non è iniziata con l’attacco all’Iraq. E’ iniziata l’11 settembre”
“Questa è la guerra del petrolio”
“Lasciami parlare che io non ti ho interrotto”
“Basta con questa guerra neocoloniale!”
“Andarsene ora significa darla vinta ai terroristi”
“Sono Bush e Berlusconi i veri terroristi”
“I soldati italiani si stanno comportando con onore”
“I soldati italiani vengono mandati allo sbaraglio”
“L’Onu? E’ solo una foglia di fico”
“Guerra e terrorismo si alimentano a vicenda in un’unica spirale di violenza”
A queste aggiungo il mio modesto contributo: “Ormai la sinistra italiana è schiacciata sulla linea di Bertinotti”.
Ma siccome è iniziata la campagna elettorale, a sinistra quest’ultima cosa non si può dire. Per carità! Non vorremo mica dare ragione a Schifani, no? Infatti, pur di non dare ragione a Schifani, a sinistra preferiamo negare anche l’evidenza, perché così parlò Eugenio Scalfari. Preferiamo negare che la mozione delle tre righe abbia segnato un cedimento – certo non definitivo, ma importante – ai ricatti della sinistra goliardica. Probabilmente il primo di una lunga serie. “E’ un’accusa strumentale”, si replica. Ma non eravamo noi a dire sempre “il centrodestra è ostaggio dei ricatti di Bossi”? Era strumentale anche quello? No. Era una constatazione. Purtroppo oggi la stessa cosa sta succedendo nell’Ulivo: e prima ne prenderemo atto, prima smetteremo di prenderci per il culo, e meglio sarà.
Questo post ad esempio racconta l’accaduto, ovvero: come il triciclo è riuscito a regalare l’Onu a Berlusconi. Qui, invece, una analisi psicologica (quanto mai necessaria) della faccia smarrita di D’Alema nell’occasione. E mentre i profughi del triciclo si disperano, Furio Colombo festeggia la vittoria con il consueto fair play: mandando i cioè i suoi scagnozzi a caccia dell’untore. Dissidenti nella Margherita - “Anche noi abbiamo neocons…”, titola l’Unità di venerdì, a pagina 2.
Come, “neocons”? E’ uno scherzo… ma no, ti dico, lo scrive l’Unità: quindi deve essere vero. Leggi qua: li hanno battezzati così “nella stessa Margherita”.
Ma è uno scandalo! Dei neocons nel triciclo… fottuti neocons! Quelli che vogliono esportare la democrazia a suon di bombe, i teorici dell’unilateralismo contro l’Onu, quelli per i quali il fine giustifica i mezzi, gli ideologi della guerra preventiva, insomma quei pazzi forsennati che hanno scatenato l’inferno in Iraq.
Ora basta: i nomi, vogliamo i nomi! Eccoli:
Franco Marini, Gerardo Bianco, Enzo Bianco, Antonio Maccanico, Rino Piscitello, Gianni Vernetti e Domenico Tuccillo.
Mah, a prima vista non sembrerebbero tanto neocons. Più che altro, è un po’ difficile immaginarli come neo-qualsiasi cosa. Comunque, se lo dici tu… è incredibile quali mostri si possano nascondere dietro quelle facce di innocui vecchietti:
politici provenienti da tradizioni diverse ma oggi accomunati dalla convinzione che chiedere il ritiro dei nostri soldati dall’Iraq sia “un errore politico”.
Un momento, però. Questi neocons sono contrari a un ritiro immediato, o a un ritiro tout court?
Ma che domande: se sono neocons, è ovvio che vorranno lasciare lì in Iraq i soldati per sempre. Altrimenti, come lo difendono il petrolio? Eh già, dev’essere senz’altro così. E poi non vorremo mica andare per il sottile proprio oggi, no?
Dopo l’intervento di Berlusconi si sono riuniti e hanno scritto un documento per criticare l’”accelerazione” impressa da Uniti nell’Ulivo.
Infatti di “accelerazione” si è trattata. Prima la scadenza era il 30 giugno. E non mi risulta che oggi sia il 30 giugno, quindi perché quelle virgolette?
Gerardo Bianco è anche intervenuto in aula per annunciare il voto contrario sulla mozione del governo e il nonvoto su tutte le altre.
Sono capaci di tutto, questi neocons. Perfino di votare contro la mozione del governo, pensa un po’.
L’ex segretario del Ppi ha sostenuto che è meglio “aspettare la risoluzione dell’Onu, non precipitare gli eventi, come accadrebbe con un immediato e improvviso ritiro del nostro contingente”.
… proprio una tipica posizione neocon, non c’è che dire. Almeno secondo le raffinate analisi dei Colombo-boys, la cui cultura geopolitica si basa evidentemente sul Corriere dei Piccoli. E non a caso il loro capo ricorda sempre che i suoi ideali non hanno nulla a che vedere con il comunismo, bensì con la parte migliore dell’America: si riferisce al maccartismo, immagino. Dev’essere per questo che non risparmia le bastonate a chiunque non faccia fronte comune contro il Nemico.
Del resto lo sappiamo: il fine giustifica i mezzi, ed anche i mezzucci. E il fine, in questo caso, era insinuare l’idea che Maccanico e compagni siano neocons di sinistra, o stalinisti di destra, o anche stronzisti di centro, magari spie russe, e forse anche mercenari nei ritagli di tempo. I Colombo-boys vanno dritto allo scopo, senza mai farsi abbindolare dalla realtà.
Così funziona nella società dello squadrismo mediatico, specialmente in tempi di campagna elettorale. E non saper capire le ragioni dell’altro è un brutto segno: è come dimostrare una spontanea e adamantina propensione per l’autoritarismo.
Ehi, bdd, adesso stai esagerando!
Ah, io sto esagerando? Può darsi. Infatti è quello che scrive Luigi Bonanate proprio su l’Unità di oggi, a pagina 2 (riferendosi indovinate a chi). Ripeto: “non saper capire le ragioni dell’altro è un brutto segno: è come dimostrare una spontanea e adamantina propensione per l’autoritarismo”.
Io mi ostino a pensare che il fine non giustifichi i mezzi, e che le bugie di Berlusconi non si debbano combattere con bugie di segno opposto (come fa la sinistra goliardica). Il fallacismo di destra cerca di farci cadere in una logica di scontro frontale totale fra opposti estremismi. Da una parte o dall’altra, una volta per tutte: senza dubbi, motivazioni o altre perdite di tempo. E’ tutta una cosa sporca: una lurida guerra lessicale, una squallida guerra di scoop, una miserabile guerra di agenda-setting, una ignobile guerra di immagini; una guerra nella quale la stampa si getta con coccodrillesco entusiasmo. La denuncia non viene usata per combattere la mistificazione, ma per imporre una mistificazione di segno opposto. E’ tutta una fregatura, un gioco di avvoltoi al quale un essere umano dovrebbe rifiutarsi di partecipare. Se loro non sono disposti a separare le notizie dalle opinioni, il lettore dovrà imparare a farlo da solo. Armandosi di tutta la spocchia necessaria.
Vediamo ad esempio questo articolo del Manifesto: “Barbari” di Zvi Schuldiner. Si parla di Palestina. Il filtro della spocchia (come, cos’è? Leggi qui, gnurànt!) si è attivato in particolare leggendo questo passo:
Nella routine orwelliana di questi giorni, diventa legittimo che l'esercito israeliano marci liberamente sui campi profughi palestinesi di Gaza e illegittimo che le forze israeliane siano attaccate da coloro che resistono alla loro marcia.
Veramente non ho sentito nessuno definire “legittimo” quello che è successo. Anzi, la prima volta è proprio adesso. Inoltre, “coloro che resistono” è un’espressione tendenziosa: rimanda infatti alla Resistenza di un popolo contro l’oppressione straniera. Visione di comodo: non tutto questo popolo, infatti, si limita a resistere contro l’oppressione, né ad attaccare le forze armate. Hamas - ad esempio – non si limita a resistere contro l’oppressione. Persegue infatti la distruzione dello Stato di Israele, e fa attentati contro gente che non c’entra un cazzo. Questo è forse “legittimo”?
I palestinesi che giocavano con i pezzi dei cadaveri dei soldati israeliani festeggiando cannibalisticamente davanti alle telecamere, hanno dato prova di una brutalità inumana.
Ma…
Ma qual è la ragione di quella barbarie?
La disperazione, è chiaro.
Essa non ha attenuanti ma dev'essere analizzata non tanto come il frutto di una deformazione genetica quanto nel suo esplicito contesto.
Ah, ecco. Quella barbarie deve essere analizzata nel suo esplicito contesto. Quella israeliana, invece, è barbarie e basta.
I palestinesi sono schiacciati da un'occupazione selvaggia e inumana. La barbarie dell'occupazione sta liquidando i connotati umani di occupanti e occupati.
Dunque, l’occupazione è il peccato originale. E’ una barbarie senza attenuanti. Perché allora non ti fai la domanda: Ma qual è la ragione di quella barbarie? Perché non applichi i tuoi raffinati distinguo ad entrambe le parti in causa? Non è un po’ ridicolo questo gioco dell’”hai cominciato prima tu”?
Di fronte alla quotidiana aggressione dell'occupazione - case, campi, vite distrutte, uomini, donne e bambini umiliati, oppressi e spossessati di ogni diritto - non ci si può poi sorprendere se i deboli e gli oppressi perdono la loro umanità.
Veramente io mi sorprendo eccome. Forse Gandhi ha perso la propria umanità perché l’India era oppressa dagli inglesi? Suvvia, non siamo più nel Medio Evo: si potrebbero suggerire modi un po’ più moderni per combattere l’oppressione, che colpire dei civili facendosi saltare in aria. E la stampa potrebbe magari dare il suo contributo, invece di soffiare sul fuoco.
Il perdurare dei crimini dell'occupazione è un invito permanente ai crimini di quelli che vi si oppongono:
Gli inviti si possono anche rifiutare, non credi? Non ti passa per la testa che essere per la pace voglia dire esattamente questo?
pur se ci ripugnano e se devono essere criticati con forza, è imprescindibile capire che i diversi atti di terrorismo sono l'ultimo ricorso degli oppressi, di qualcuno che pensa di trovare nella morte, propria e degli altri, l'unica degna via d'uscita di una vita senza futuro né prospettive.
Appunto, come pensavo: il movente di queste mascalzonate è la disperazione. Ma la disperazione di chi? Degli “oppressi” o di “qualcuno”? Questa confusione mi piace pochissimo: gli “oppressi” infatti sono tutti. Qualcuno è qualcuno. E guarda caso, io sono convinto che questo qualcuno sia una minoranza criminale che deve essere condannata e isolata. A cominciare dall’opinione pubblica. A cominciare dalle parole, e senza “contestualizzare” proprio un bel niente. Quello che mi fa disperare davvero sono articoli come questo: che danno per scontata la risposta violenta alla violenza. E tra dare per scontato e giustificare, il passo è troppo breve per i miei gusti.
Il fine giustifica i mezzi, secondo i profeti della sinistra goliardica. Salvo poi rivelarsi capaci di spaccare il capello in sedici, quando il fine è la sconfitta del terrorismo o l’estensione dello stato di diritto ad altri paesi del mondo. E in questo caso i loro mezzi diventano insuperabilmente minimalisti: sono le “forme di cooperazione dal basso”. Tipo il commercio equo. Che è una cosa fantastica, ovviamente, e io ci ho pure lavorato. Ma che non si capisce proprio cosa cazzo c’entri con la lotta al terrorismo.
Dire che il terrorismo si combatte con il commercio equo, è come dire che l’infarto si combatte con le tisane. Certo, fanno bene. Ma mettereste la vostra vita nelle mani di un medico che si limita a prescrivere rimedi del genere? Io no. A meno che non si voglia seriamente sostenere che l’infarto non c’è, prendendo magari per buone le teorie complottarde volte a dimostrare che il terrorismo è tutta una montatura della Cia, delle multinazionali, di Bush, della lobby ebraica e di Gambadilegno.
Dunque, in mancanza di altre idee geniali, io per ora preferisco chi combatte il terrorismo con la politica multilaterale, con i servizi segreti e con la polizia internazionale. Vi sembra troppo fascista, cari amici della sinistra goliardica? Vi sembra troppo guerrafondaio? Troppo filoatlantico? Sarà. Ma questo metodo è ancora inapplicato. E guarda caso è proprio l’opposto di quello che hanno seguito gli atlantici in questi anni.
Ma questi sono i comizi della destra! Ricordati che tu sei “marxista, forse maoista”… non puoi dire queste cose! Posso e voglio. Perché il capitalismo è un sistema totalitario, che tende a monetizzare ogni aspetto della vita umana: comprese la cultura e l’arte. E’ in atto un processo di omologazione che va criticato a fondo, senza pietà.
Questa critica, sia chiaro, nulla ha a che vedere con l’atteggiamento degli attardati e autistici ripetitori degli scontri di civiltà ideologiche di novecentesca memoria. Prevedibili conformisti in campo culturale (nel quale sono viziati da una lunga egemonia), questi qui non perdono occasione per dimostrarsi più realisti del re. Di mettere in discussione lo status quo, proprio, non se ne parla: gli rovinerebbe la giornata. Salvo poi scoprirsi inflessibili fustigatori del potere, quando si tratta di sproloquiare in politica.
Della parola “sinistra” costoro si sentono gli unici legittimi detentori. Devono averne comprato il copyright alla bancarella della politica, evidentemente. Che in uno stesso schieramento ci possano essere punti di vista diversi non entra nella loro prefabbricata visione del mondo: non sia mai che si imbattano in qualche idea che non reca il bollino della loro siae ideologica. Questa ideologia di seconda mano è il loro unico ma poderoso appiglio, e si traduce in un razzismo sociale che giudica le persone in base al ruolo che hanno (come se tutti fossero ugualmente liberi di sceglierselo), e a chi non appartiene alla propria specie non riservano nessuna pietà. Non si fermano neanche di fronte alla morte. Questi sarebbero i loro “sani pregiudizi”; ma tant’è, ognuno ha la sua Lega.
“Prima persone”, moraleggiano. E certo sarebbe bello che se ne ricordassero anche quando si tratta di Bossi, di Quattrocchi o di altre… persone, appunto. In questi casi però dimenticano i ragionamenti umanitari, e tirano fuori il randello. E dire che protestano perché c’è il regime e non esiste la libertà di stampa. Infatti non esiste (tanto è vero che se io sento un giornalista dire “scrivo quello che mi pare”, credo stia mentendo). La libertà di pensiero invece esiste ancora, ma loro di usarla non ne vogliono proprio sapere: sono troppo impegnati a cambiare il mondo, per distrarsi con queste facezie.
Ehi, ma anche tu stai semplificando! Non tutta la sinistra goliardica è così.
Calma, calma. Forse ci dobbiamo ancora intendere sul concetto di sinistra goliardica: del resto, ora che ci penso, non l’ho mai spiegato. Rimedio subito.
Ordunque: che cos’è la sinistra goliardica? Un insieme di persone, di movimenti, di classi sociali, di partiti politici? Niente affatto. La sinistra goliardica è un atteggiamento. Che a sinistra alcuni hanno sempre, alcuni talvolta, alcuni mai. E’ contro questo che il bdd riversa oggi il suo inesauribile accanimento: insultando di volta in volta chi se ne rende mirabile esempio. E per parte mia, non posso far altro che ringraziare questi buffoni: finchè imperverserà gente di questa risma, per il bdd ci sarà sempre da divertirsi.
Sarà pure eccessivo dire che in politica estera tutta la sinistra è schiacciata su Bertinotti, ma certo in questi giorni si è goliardizzata parecchio: dimostrando così la propria cialtroneria. Ma siamo in campagna elettorale, e ci tocca assistere impotenti alla sloganizzazione della politica. Naturalmente Prodi e compagni negano tutto, e si indignano per le accuse di filobertinottismo. Per convincere l’elettorato della loro scelta, cercano allora di battere il chiodo sui falsi problemi. “Chi parla di svolta in Iraq, non sa che cosa succede in Iraq”. Come dire: siccome non c’è la svolta, occorre ritirarsi subito. Dimenticandosi però che la svolta entro il 20 maggio nessuno l’aveva mai chiesta, anche perché non c’era alcun motivo particolare di chiederla il 20 maggio. Bastava tenere i nervi saldi e stare fermi, senza farsi fregare dall’emotività. A volte infatti l’emotività e la razionalità coincidono, ma a volte no. E in questi casi è con la razionalità che si affrontano i problemi: bastava dunque aspettare la prossima risoluzione dell’Onu, e lì si sarebbe presa la decisione. Allora sì che si sarebbe chiesto il ritiro, se la risoluzione non arrivava per il 30 giugno - o se non era soddisfacente.
Che problema c’era, allora? Beh, un problema c’era. Il termine era infatti il 30 giugno. Le elezioni sono il 13. Dunque ci saremmo dovuti presentare a mani vuote davanti al volubile popolo della sinistra, rischiando di lasciare Bertinotti da solo a cavalcare l’ondata di indignazione per le torture. E’ questo il probema vero, che ipocritamente ci stiamo nascondendo; e la propaganda di destra ha gioco fin troppo facile ad infierire. Del resto, quando su l’Unità si descrive Kofi Annan come “l’amministratore delegato dell’azienda più screditata del mondo”, non vedo che altro ci si possa attendere.
Non vi piace questa visione cinica della politica, cari amici della sinistra goliardica? Beh, allora non so proprio più cosa dire. Anzi, una cosa sì. Perché non è vero che non esistono antidoti a Bertinotti. Uno ci sarebbe.
E’ Bertinotti stesso. Alla sinistra serve una bella cura di Bertinotti, per guarire da Bertinotti. Che sia forte, però. La lezione del ’98 non è servita, non è bastato che Rifondazione facesse cadere il governo che appoggiava esternamente.
Non ci è bastato, per immunizzarci. Dunque occorre fare di più. Allora, come direbbe Iva Zanicchi, lasciamolo provare. Facciamolo entrare nel governo, mandiamolo pure a fare il ministro degli esteri, e teniamolo lì per cinque begli anni. Tocchiamo con mano i risultati della sua politica. Diamogli l’opportunità di andare fino in fondo.
E poi diamogli un bel calcio nel culo. Umanitario, s’intende, come i ceffoni di Caruso.
Ma per oggi, la situazione è questa. Siamo in campagna elettorale: prevale la pancia, e soprattutto prevalgono i sondaggi. Per fortuna il 13 giugno finisce il supplizio, e chissà che dopo quella data Prodi non si decida a togliere il cervello dal freezer. Frattanto, mentre i proscritti si vanno a nascondere per la vergogna, i trionfatori esultano. Ecco Paolo Cento: “Oggi non c’è più spazio per il moderatismo. O stai di qua, o stai di là”. Ed ecco Francesco Caruso: “Fassino si sta spostando verso di noi, si vede che i ceffoni l'hanno aiutato a rinsavire”.
Ecco come fa politica la sinistra goliardica. Ecco il fine che giustifica i mezzi. E dire che non ci voleva un genio per capirlo: bastava un cialtrone qualsiasi.