Il Blog della Domenica

Contro Castaldo. Senza se e senza ma

domenica, novembre 30, 2003

 

SCANDALOSA CENSURA AL BLOG DELLA DOMENICA

Cari lettori, sono sempre io, l'umile vice-blogger della domenica. Oggi sono molto amareggiato, e vi scrivo con il cuore in mano perché so che avete a cuore come me le sorti della Buona Musica. E chi ama la Buona Musica, ama anche la libertà di parola. Purtroppo però non tutti la pensano allo stesso modo: dovete sapere che il mio padrone mi tratta malissimo, e non mi paga. Anzi, dice sempre che mi fa un favore a lasciarmi scrivere qui, e che se qualcuno mi legge lo devo a lui. Non ce la faccio più... ma uno cosa deve fare per insegnare alla gente quale Musica è Buona e quale è Cattiva? Purtroppo la gente è stupida, si sa, e va un po' guidata: ma che fatica, sapeste... Adesso per esempio ho pronta la recensione di un disco importantissimo, Colpi di Posse dei mitici Fritto Misto, ma il capo dice che quel disco è "una colossale stronzata" e che mai e poi mai consentirà che il Blog Della Domenica "si sputtani fino a questo punto". Ahò, manco fosse il Village Voice! Comunque, in parole povere, mi impedisce di pubblicarla. Una vera e propria censura, capite?

Il disco Colpi di Posse (uno dei più bei dischi italiani degli ultimi vent'anni, come minimo) è uscito nella totale indifferenza dei mass media, evidentemente spaventati dai contenuti forti del disco, storie di vita vera, che mal si adattano all'imbecillità catodica imperante. Ringrazio PubblicoDiMerda per avere rotto l'assordante silenzio che accomuna tutti - e sottolineo tutti - i media musicali, anche quelli che si definiscono "indipendenti". Ma dobbiamo fare di più, dobbiamo protestare contro questo vile agguato alla libertà di espressione: con il vostro prezioso aiuto, la Buona Musica può ancora conquistarsi uno spazio nella mediocrità italiana. E se i Fritto Misto non troveranno qui il loro giusto spazio, state certi che pubblicherò la recensione sulla prestigiosa Blog Review of Music. E' una questione di dignità: questa è una battaglia contro la censura. Questa è una battaglia per la Buona Musica.

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MUSICALMENTE CORRETTO

I santoni del giornalismo musical-pompinaro nostrano avrebbero molto da imparare dalle interviste di Albertino e Giuseppe, i due impagabili pagliacci del Deejay Time.

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MUSICA E 4-3-3

Che cos'è il blues? Che cos'è l'heavy metal? Che cos'è l'indietronica? I termini, rigorosamente anglofoni, coi quali si sogliono indicare i generi musicali (veri o fittizi) appartenenti alla costellazione della popular music, tendono abilmente a dare per scontato ciò che scontato non è. E a spacciare l'erudizione per cultura musicale.

Facciamo un esempio calcistico. Nel calcio si parla di gioco a uomo o di gioco a zona, ma nessuno dubita che sempre di calcio si tratti. Nessuno ti chiede: ma tu che tipo di calcio segui?, come nessuno si sogna di fare due campionati distinti. Ogni tifoso ha la sua squadra del cuore, ma quando si tratta di discutere sulla qualità del gioco, le simpatie e le antipatie vengono messe da parte.

Certo, c'è sempre il secchione che cerca di impressionarti sciorinando la storia completa degli incontri diretti Milan-Reggina. Ma le nozioni importanti sono ben altre: i primi radiocronisti venivano presi per matti, all'inizio, quando usavano termini come fuorigioco o cross, che nessuno sapeva cosa volessero dire. Eppure erano indispensabili, perché non si poteva ogni volta dire l'arbitro ha fischiato perché il passaggio è avvenuto quando l'attaccante era già oltre la linea della difesa... eccetera.

Anche per parlare di musica a volte sarebbe inevitabile impiegare un po' di termini tecnici. Se in una canzone ad un certo punto c'è una modulazione, non è che si può dire ogni volta il centro di attrazione tonale ad un certo punto si sposta dal do al fa, tenendo presente che il centro di attrazione tonale è il suono attorno al quale gravitano la melodia e l'armonia... eccetera. Basterebbe chiarire una volta per tutte il significato del termine modulazione, e lo si potrebbe utilizzare a proposito di qualsiasi brano di qualsiasi epoca. Mi sembra invece che, per paura di sembrare pallosi, si preferisca rinunciare in partenza a parlare della struttura della musica. Ci si concentra allora sugli aspetti superficiali, il sound, l'interpretazione, le analogie con altri gruppi, i generi e sottogeneri di appartenenza. Aspetti che hanno a che fare con questioni tecniche, piuttosto che estetiche, e che consentono al giornalista di sfoggiare tutta la sua erudizione e i suoi neologismi inutili. La furberia è che poi da questo si salta direttamente a dare un giudizio estetico, che resta a questo punto del tutto arbitrario.

Un po' come se il buon radiocronista, dopo avere discettato per 90 minuti del colore delle magliette, salutasse dicendo: "comunque è stata una bellissima partita".

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TARALLUCCI E BLOG

E' passato ormai più di un mese dal fallito golpe dei Wu-Minchia, che rischiò di trasformare Il Blog Della Domenica in un avamposto totalitario della splindosfera. Per fortuna, i Wu-Minchia, dopo avere constatato che i loro metodi paramilitari non facevano breccia nel cuore degli indie-bloggers (ma solo in quello di Maurizio Crozza, a quanto pare), hanno deciso finalmente di accettare le regole della democrazia, e dunque il libero scontro delle idee, delle provocazioni e delle cialtronerie più varie. Io ho incontrato il Collettivo qualche giorno fa, e vi assicuro che hanno usato argomenti molto convincenti per rassicurarmi che non faranno altri scherzetti.

E' giunto pertanto il momento della riconciliazione, è giunto il momento di guardare avanti e di superare i dissapori del passato. Certo, sarebbe bello se i Wu-Minchia riuscissero a fare la pace anche con Enriquez Chezzi, ma mi rendo conto che non ci sono ancora le condizioni per questo passo. Comunque mi adopererò a tal fine, con la mia solita nicolazziana equidistanza.

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LA SUA RAGAZZA MENA

Ormai ogni italiano medio ha il suo blog.

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LIBERIAMO LE MICROZONE, E CHE DIAMINE!

Ed anche il sabotatore semiotico è sistemato...

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SAI TENERE UN PETUNIAS

Lupus ha ragione: basta con queste imitazioni che non fanno ridere. E poi, diciamolo: il post su Lenny Kravitz era interessantissimo.

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DEMO CRAZIA

Nel numero di Musica di tre settimane fa, il servizio di copertina era dedicato alla musica fai-da-te. Prometteva infatti tutte le istruzioni per realizzare un cd da soli. A casa.

Infatti. Infatti, all'interno di un servizio di quattro pagine, le "istruzioni" consistevano in un utilissimo trafiletto dall'epifanico titolo Il kit per l'home recording - Il segreto è la scheda audio.

In questo trafiletto si trovavano "istruzioni" del tipo:

Una scheda audio (quella del vecchio PC va cambiata): Sound Blaster (da 250 euro in su), Digidesign o Digi 001-002 (minimo 550 euro).

Si software ne esistono diversi, bisogna stare attenti alla compatibilità: Cu Basis (99 euro, versione di partenza di Cubase), Logic (da 150 a 1000 euro), Pro Tools (compatibile solo con gli hardware Digidesign), Digital Performer (solo per Macintosh), Nuendo (il più recente).

E' imbarazzante come, nell'ansia divulgativa dei Musica-boys, si possa assistere a un calderone così squinternato di cose diversissime (con informazioni eterogenee, che indicano a piacere il prezzo, la compatibilità o la novità). Con l'arroganza, per giunta, di dare delle direttive non motivate da parte di chi non ha nessuna competenza in materia (o se ce l'ha, la nasconde benissimo).

Suggerire che si possa fare un demo con la Sound Blaster Live, evidentemente, è come consigliare il pedalò come mezzo di trasporto per andare in Grecia. Tutto è possibile, certo, ma l'utilità dell'indicazione è assolutamente nulla. Se è vero che "il segreto è la scheda audio", un minimo di serietà avrebbe imposto di fare una tabella comparativa fra le più diffuse, indicandone le caratteristiche principali, il sito internet (i Musica-boys lo mettono dappertutto tranne che quando serve), i principali problemi riscontrati (perché tutte le schede danno dei problemi, ma i buontemponi di Musica lasciano che li scopriate da soli dopo avere speso i soldi). Ci sarebbero tante cose utili da dire, se solo si avesse la voglia di navigare una mezz'oretta sui forum dedicati all'argomento, o di sfogliare Computer Music.

La presuntuosità di questo articolo sta anche nel non dire mai la cosa più semplice: tutto dipende da ciò che si ha intenzione di fare. A parità di spesa, infatti, sono possibili molte scelte diverse, l'importante è trovare quella che si addica al proprio stile. E una rivista sarebbe utile se, invece di fare tante chiacchiere a vanvera, fornisse indicazioni di questo tipo. Ma che ogni musicista abbia la sua individualità e che quindi possa avere bisogno di una cosa piuttosto che di un'altra, non rientra evidentemente nei pensieri dei Musica-boys. Tutto è una questione di soldi. Vuoi una scheda mediocre? Compra la Sound Blaster. Vuoi una scheda buona? "Basta aggiungere uno zero (in certi casi due) alle cifre che abbiamo indicato". Fino a qui ci arriviamo da soli, verrebbe da dire.

E veniamo ora alla parte più divertente, quella delle chiacchiere a vanvera appunto, ovvero il pippone sociologico che costituisce il pezzo forte (chiamiamolo così) dell'inchiesta (chiamiamola così). Si parte all'insegna della miglior retorica da ce la puoi fare anche tu:

Chi non ha mai sognato di infilarsi in una sala di registrazione, la cuffia nelle orecchie, la chitarra a tracolla, l'ingegnere del suono lì al suo posto, al mixer, in attesa di un cenno, di un via? Musicisti, si sa, si diventa, ma ciò che segna il passaggio dalla passione alla realtà è proprio quella soglia lì: lo studio di registrazione.

Musicisti si diventa, e ve lo spieghiamo noi come diventarlo. E ricordate: non importa che sappiate comporre con un po' di gusto, l'importante è la chitarra a tracolla.

Il sogno resta sempre quello: il demo.

Il demo è il vostro sogno, e noi vi spiegheremo come realizzarlo. Così anche voi produrrete la vostra pietra filosofale, che nessuno ascolterà.

Ma nell'età di Internet e dell'hi tech è ormai possibile realizzare un demo anche a casa propria. [...] A casa il costo è zero, macchinari a parte. L'ingombro è pari a quello di un pc super accessoriato: un pezzetto di stanza. Ma le potenzialità (virtuali) sono quelle di un'intera orchestra sinfonica.

Notare l'elegante scelta dei vocaboli, a metà strada fra Rocco Tanica e Pippo Baudo: "macchinari", "un pc super accessoriato", "potenzialità (virtuali)", "un'intera orchestra sinfonica".

Dopo averci illuso così, è davvero un peccato che l'articolo prosegua riferendo le conversazioni con una serie di "specialisti", che spiegano come le cose stiano un po' diversamente: uno si fa gli appunti a casetta propria, e poi va in sala, paga, e incide il demo. Seguono due pagine intere di indirizzi di studi di registrazione sparsi per l'Italia. Che non è precisamente molto do-it-yourself, come conclusione.

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domenica, novembre 23, 2003

 

I FRITTO MISTO: "POTERE ALLA PAROLA, NO COMPROMESSI"

 

In poco tempo hanno cambiato il volto della musica italiana. Sono i Fritto Misto, il gruppo hip-hop capitanato dal guaglione Beffa. I Fritto Misto non hanno mai negato di appartenere a un'altra cultura, radicalmente alternativa rispetto alla lobotomizzazione televisiva. Sono integralmente autoprodotti, perché non ne possono più delle canzonette da Festivalbar che i mass media cercano di rifilare al pubblico. Ma non tutti si sono fatti contagiare dal conformismo catodico: tanti sono i giovani che vanno nei centri sociali, cercando le storie della strada, nel nome della pace e della ribellione. C'è ancora un faro nella nebbia, e questo faro sono i Fritto Misto.

 

VC- Allora, innanzitutto: chi sono i Fritto Misto?

 

B – Un gruppo di amici che dalla strada sono riusciti a creare una ballotta. Dj Triglia al campionatore, Polipo One ed Mc Seppia.

 

VC – Ma da dove viene il nome del gruppo?

 

B – I genitori di Dj Triglia (all’anagrafe Alessandro Calvelli, ndr) sono proprietari del Paradiso del Crostaceo, rinomato ristorante ittico in provincia di Ostia. Noi provavamo i nostri primi beat-brakes negli anfratti della cucina. E’ stato questo contesto ad ispirare il nome della nostra ballotta. Ma a differenza dei pesci, noi non teniamo l’acqua in bocca. Non abbiamo pistole, ma con le parole riusciamo a tagliare, graffiare anche le superfici più dure. Ed è proprio di questo che parliamo nel pezzo Coscienze di granito….

 

VC – Hai ragione, infatti la coscienza della gente è una superficie molto dura, a volte. Ad esempio, cosa ne pensi di tutto questo razzismo?

 

B- Ti rispondo in un modo molto semplice, perché il linguaggio della strada è molto semplice. Io sono il mio fratello. Il colore della pelle è pura denotazione estetica, non etica, non morale. La differenza, la distanza, avvicina.

 

VC – E mi sembra che anche la vostra produzione artistica si muova lungo la medesima linea. Ad esempio, il vostro ultimo singolo si intitola Su-Ghetto ed è una chiara metafora della decadenza della civiltà moderna. Una raffica di parole, di rime che come proiettili si conficcano nelle menti atrofizzate dalla televisione. Ma voi cosa fareste per migliorare il mondo in cui viviamo?

 

B – Ti dico soltanto questo: l’estate scorsa siamo andati a girare un video nel Bronx. A proposito, saluto Elisa Castrogiovanni che è la regista del clip, e che si è sbattuta tantissimo insieme a noi. Insomma, è proprio allora che ci è venuta l’idea di scrivere un pezzo come Su-Ghetto. Praticamente lì trovi di tutto: lì ci sono tutti i nostri fratelli che non ce l’hanno fatta…

 

VC – Capisco: ti riferisci ai gruppi hip-hop che non sono ancora riusciti ad incidere un disco?

 

B – Mi riferisco a tutto: negri, puttane, froci… quella gente lì, insomma. E’ lì che abbiamo scoperto che esistono parti del mondo in cui la rabbia è talmente concentrata, talmente implosa che potresti farci il sugo. Basta davvero poco per trasformarla in un’opera d’arte: e noi ci nutriamo di questa rabbia, noi ci nutriamo di questo sugo. Che storia…

 

VC – Vedo che il tuo linguaggio è rimasto genuino: non siete tra quelli che usano ghirigori intellettuali, edulcorando le parole. Forse è per questo che i giovani vi amano…

 

B – Certo, naturale. Noi ci siamo trovati a rappresentare la punta di un iceberg. Siamo i portavoci di un messaggio di tolleranza universale, gli alfieri di una nazione senza bandiere. Chi ci ascolta vuole questo, chi ci ascolta vuole capire. Ecco il perché sono in tanti a seguirci.

 

VC – Eppure, nonostante molti ti definiscano ormai una star, chi ha la fortuna di incontrarti sa che sei uno dei pochi che non se la tirano. Porti ancora con te l'odore della strada?

 

B – Sì, e i guaglioni in giro lo fiutano: non ce lo laveremo mai di dosso. Nella nostra “zona dopa” circolano messaggi veri, e non da baci perugina come le notizie ansa. Quelli sono tutti servi del sistema. Noi invece diciamo: “Chico, cazzè, cazzè, non farti fottere!”. E ho detto tutto.

 

VC - Il successo però può essere anche oppressivo. Cosa farebbe il guaglione Beffa se si sciogliessero i Fritto Misto? Continuerebbe da solo? Cambierebbe genere musicale?

 

Visibilmente inquieto, Beffa medita per qualche istante guardando fuori dalla finestra e fumandosi la sua paglia. Quindi risponde:

 

B – Questa domanda quasi mi offende: l’unica nostra missione è quella di diffondere il verbo dell’hip-hop, tutto il resto non ci interessa. Quelli che nascono con il fuoco dentro, come noi, dicono: viva l’istinto, abbasso il business.

 

VC – Quindi i Fritto Misto non scenderanno mai a compromessi?

 

B – Zero para su questo argomento. No compromessi. Finché ci siamo noi, la zona dopa è salva. Sbattimento è crescita.

 

VC – E che cos’è per voi lo sbattimento?

 

B – Bè, innanzitutto viene da “sbattere”, “sbattersi”, cioè lottare per qualcosa. Ad esempio: “mi sbatto per trovare il mone”, “mi sbatto per trovare la maria, quella buona”, “fare la fila al supermercato è un grande sbattimento”. Tutto ciò che non viene dalla strada è uno sbattimento.

 

VC- Ma come vi spiegate che, nonostante sia rigorosamente underground, la vostra arte riesca a comunicare a così tante persone?

 

B – Forse è perché i Fritto Misto danno del “lei” al perbenismo. Noi siamo contro le soluzioni patinate che la vita di oggi offre. Anche il nostro campo, che è il mondo musicale, è pieno di fighetti e di voltagabbana. Invece di diffondere il vero hip-hop, certi artisti timbrano il cartellino della più sciatta e falsa cultura/fabbrica musicale. E poi sono i primi a cambiare padrone, mentre noi non cambieremo mai. Noi vogliamo cambiare, non essere cambiati.

 

VC – E forse è per questo che riuscite a filtrare domande e risposte, disagi e sofferenze del mondo di oggi. E lo dimostra il vostro ultimo cd, il bellissimo Colpi di posse: è stato davvero una folgorazione, un qualcosa che non era previsto, il classico fulmine a ciel sereno nel panorama stantio dell’attuale musica italiana. Nei vostri pezzi c’è uno stile e una ricchezza musicale davvero rara in un mondo dove la musica è sempre più senz’anima. Voi vi considerate dei “neri a metà”?

 

B – Noi pensiamo che occorra recuperare il selvaggio che è in noi, perché questa società ci rende sempre più macchine e sempre meno esseri umani. Ormai siamo ingabbiati in una realtà che vogliono spacciarci per l’unica possibile, e l’unica via per uscire da questa gabbia di matti è la musica. La buona musica.

 

VC – E la vostra musica infatti è una delle migliori attualmente in circolazione. Fra l’altro siete considerati gli artefici del lo-fi soul

 

B – Lasciamo perdere le definizioni, quelle le lasciamo a voi giornalisti: a noi guerrieri col microfono interessa soltanto l’azione, perché siamo un mezzo per esprimere la musica. E la musica non ha confini. L’unica cosa che possiamo dire è che la cultura mediterranea ha in sé il germe del blues, e questo germe contaminerà il mondo.

 

VC- In conclusione: i Fritto Misto sono la realtà più gustosa della nuova musica italiana. Ma qual'è la vostra esca?

 

B – La nostra esca sono i vermi della società, quelli disposti a tutto pur di conquistare qualche gradino sulla scala sociale. Respect a tutte le ballotte d’Italia, da Varese a Vittoria, da Cosenza a Bolzano. Sempre sintonizzati in trasmissione. Sì alla fattanza, no alla mattanza.

Un post che VincenzoCrostino aveva il dovere di scrivere alle 21:12 commenti (17)

 

STREMPEL F., LO SCIAMANO DELL'INDIE-TECHNO

 

Pubblico in visibilio, giovedì scorso, per il concerto di Strempel F. al Mercato Ortofrutticolo di Forlimpopoli. Il pioniere dell'indie-techno ha regalato grandissime emozioni ai suoi fans: una lunga seduta di trance terapeutico-musicale che ha trasportato in un'altra dimensione i pochi fortunati accorsi ad assistere all'evento. Il musicista tedesco è salito sul palco con il suo laptop, che alla fine del concerto (come sua abitudine) ha sfasciato in mille pezzi, in una catarsi emblematica del rapporto di amore-odio con lo strumento della sua genialità. Il suo sound è da tempo divenuto inconfondibile: i potenti riffs della chitarra distorta si simbiotizzano con ritmi elettrodinamici da quarto millennio. A questo si aggiungono campionamenti magistralmente trattati, che formano un collage postmoderno innervato del più interessante plagiarismo creativo attualmente in circolazione. Il rock di oggi è questo: ribelle, avanguardistico, sovrannaturale.

Un post che VincenzoCrostino aveva il dovere di scrivere alle 21:10 commenti (1)

 

PROMESSA MANTENUTA

La prima vittima della Spocchia è Enrico Ghezzi.

Un post che ilblogdelladomenica aveva il dovere di scrivere alle 20:59 commenti

 

SE ESISTE LA LIBERTA' DI PENSIERO, USALA!

 

Oggi avrei voluto scrivere:

 

Fra poche ore potremo assistere alla seconda puntata di RaiOt, il nuovo sfavillante programma di Sabina G. che dimostra come in Italia ci sia ancora la libertà di pensiero. Sabina G. entrerà in scena con la scimitarra in pugno e farà ancora grandi rivelazioni, come ad esempio che Berlusconi è cattivo, che l'antisemitismo non esiste, e che ogni buon musulmano deve sentirsi offeso dai crocefissi. A tutte queste rivelazioni verrà data la bizzarra definizione di "satira". E stavolta speriamo che Sabina G., tra una rivelazione e l'altra, si degni anche di farsi venire uno straccio di idea, altrimenti la libertà di pensiero promessa resterà puramente teorica. Una discreta attuazione della libertà di pensiero, ad esempio, sarebbe pensare che la parola "razza" fa riferimento alle differenze biologiche fra gli individui. Differenze che - a parte i tratti somatici - non esistono. Così come non esiste la "razza" ebraica, la "razza" padana o la "razza" dei comici che non fanno ridere.

 

Avrei voluto. Ma naturalmente non lo scriverò. Infatti la dirigenza della Rai ha pensato bene di bloccare il programma, in modo che ora chiunque osi criticare Sabina G., rischia di stare dalla parte della censura, e di venire bollato come un nemico della libertà di pensiero. Allora subisco il ricatto, e taccio.

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