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Contro Castaldo. Senza se e senza ma
AUTOMOBILISTI VS PILOTI DI RALLY
Loser cerca di mettere fine a una vecchia questione: giornalisti musicali vs bloggers. Ma la sua conclusione è semplicistica: la contrapposizione non avrebbe ragione d'essere, dice, perché in molti casi i giornalisti sono anche bloggers.In realtà, questo fatto dimostra esattamente il contrario. Basta dare un'occhiata a quello che viene scritto su carta stampata, e confrontarlo con il blog dello stesso autore: il risultato è diversissimo, anzi sembra di vedere all'opera due personalità diverse. L'Assante blogger, ad esempio, è diverso dall'Assante giornalista.
Il conflitto dunque c'è, eccome. Non nel senso che le due cose debbano cercare di farsi fuori reciprocamente, ci mancherebbe. Ma nel senso che si stanno contendendo la loro quota di attenzione (non di mercato) all'interno del sistema informativo. Questo riposizionamento è un'ottima cosa: la stampa musicale è da anni in crisi di credibilità, e i blog potrebbero servire da stimolo per il superamento di questa crisi. Perchè sono allo stesso tempo dentro, e fuori. Non hanno un caporedattore che gli dice su cosa scrivere, non hanno inserzionisti pubblicitari da tenersi amici: possono scrivere con le mani libere. Anch'essi fanno informazione, ma in modo complementare: non è molto utile che un blogger si accontenti di fare il giornalistino, imitando i professionisti e facendo le sue recensionine, le sue intervistine, i suoi editorialini. E' il suo punto di vista che deve essere diverso, non l'oggetto. Il blogger ha il diritto di sbagliare, e dunque di rischiare. Se non ci si appiattirà ad imitare il giornalismo 'maggiore', l'intera informazione musicale potrà uscire rinnovata e rafforzata da questo conflitto - e magari offrire ai suoi lettori qualcosa di più serio ed affidabile, prima o poi.
Che poi uno si possa sdoppiare e fare sia il giornalista sia il blogger, non c'è dubbio. Uno può anche fare sia l'automobilista, sia il pilota di rally: ma questo non significa che le due cose si equivalgano.
Noi siamo i piloti di rally ;)
LE DUE POSSIBILITA'
Ho sempre me è il brano che apre Tregua di Cristina Donà.
Esso si regge tutto sulla elementare cadenza I-IV-V. Questa funziona come un canovaccio sul quale sia la voce che gli strumenti imbastiscono il maggior numero possibile di variazioni, per dare l'illusione del movimento. Finché il movimento arriva, ed è uno scarto improvviso: il ritornello, in cui la Donà ripete ossessivamente la frase del titolo, è completamente isolato dal resto. Nulla lo lascia presagire, e del resto non comporta nessuna conseguenza: il pezzo ritorna alla cadenza I-IV-V come se niente fosse successo. Il ritornello viene poi ripetuto, altro isolotto sperduto nel rock-blues amelodico. La coda conferma senza scampo il giro fondamentale, ripetuto fino allo sfinimento, con vocalizzi e a solo di chitarra.
Come una trottola che gira su se stessa, anche questa canzone non sa o non vuole andare da nessuna parte. Ho sempre me viene ripetuto nel ritornello come un mantra, come per convincersi di qualcosa che non ha un vero fondamento. Dopo un po' l'ascoltatore capisce che le variazioni sul giro non hanno nessuna intenzione di acquisire un significato musicale, e quindi ha davanti solo due opportunità: o lasciarsi suggestionare dal mantra, o sbadigliare.
MUSICALMENTE CORRETTO
Di passaggio alle Messaggerie Musicali, ho ascoltato uno dopo l'altro tre dischi dell'etichetta ***: quello dei ***, quello degli *** (dal vivo) e quello dei ***. A quanto pare gli elementi tipici della *** ci sono tutti: il sound esterofilo, gattopardesco e a la page. Il ribellismo di maniera, sempre utile per sentirsi dalla parte giusta. Le pretese poetiche dei testi, regolarmente astrusi dal contesto musicale. La cover con il testo italianizzato. La retorica anti-sistema, che si abbina ipocritamente con la musica del sistema. L'energia ostentata e il vitalismo meccanico. Le frasi bell'e pronte per la prossima maglietta. L'uniformità tolemaica dei brani, mai messa a repentaglio dalla minima traccia di un'idea, dalla minima sfumatura di un dubbio.
Sì, direi che non manca nulla. Tre dischi perfetti per la ***.
LA RACCOLTA DI FIGURINE
E' da tempo che volevo fare una confessione: a me la musica non interessa granchè. Almeno a giudicare da questo decalogo:
1. Spendere gran parte del proprio stipendio per comprare dischi.
Tanto per cominciare, non ho uno stipendio. E comunque i soldi non li spendo certo per comprare dischi.
2. Cercare sempre notizie su concerti da vedere.
Ora che ho un po' di amici bloggers, ne approfitto per avere dei consigli per i concerti più interessanti. Ma a parte questo, non mi sforzo molto.
3. Spendere un’altra buona parte del proprio stipendio per andarli a vedere, i concerti trovati.
Per lo stipendio, come sopra. Andare ai concerti almeno è divertente, ma se costano più di 10 euro mi sembra uno spreco.
4. Essere capaci di parlare di un musicista per un’ora di seguito confrontando dischi ed esibizioni e pezzi preferiti e cosa piace di più del suo modo di suonare.
La mia ignoranza in tema è abissale. Ascolto volentieri quello che hanno da dire gli altri, ma difficilmente ho qualcosa da aggiungere.
5. Passare non meno di mezz’ora in un negozio di dischi da quando uno è entrato.
Dipende. Se funzionano le macchinette degli ascolti, posso stare dentro anche un giorno. Altrimenti, mi annoio.
6. Avere la smania di aumentare la propria personale discoteca.
Capitava anche a me, quando avevo quindici anni. Ora per fortuna mi è passata.
7. Avere sempre l’impressione che nella propria personale discoteca manchi qualcosa.
Più che un'impressione, è una certezza. Ma ripeto: i soldi preferisco spenderli per le cose necessarie.
8. Avere sempre l’impressione che devi sapere di più, documentarti, ascoltare.
Ce l'ho! Uno su dieci è un po' poco, però.
9. Nascondere a fatica un malcelato disprezzo per chi la musica la vive come marginale alla propria esistenza.
No, non sono così integralista.
10. Odiare chi dice: "Oh, a me la musica piace tutta".
Chi dice "A me la musica piace tutta" lo fa in genere per rispondere a domande del tipo "Che musica ti piace?". Io stesso non saprei cosa dire.
In effetti, pensandoci, direi che a me la musica piace potenzialmente tutta, nel senso che non ho preferenze di generi musicali. Ogni stile, potenzialmente, dà l'opportunità a un musicista di comporre qualcosa di interessante. Naturalmente ho anche una mia personale idea di ciò che può essere interessante in musica, ed è per questo che non tutto quello che ascolto mi piace. Anzi, gran parte delle cose, purtroppo, mi sembra priva di gusto. Credo sia per questo che in me la pigrizia prevale spesso sulla curiosità.
Però, a modo mio, anch'io sono un appassionato di musica. Anche se questa passione non mi costa quasi nulla, a parte un po' del mio tempo. Sono un parassita? Può darsi. Ma tutto quel poco che penso e che faccio intorno alla musica lo metto a mia volta a disposizione degli altri, e così almeno la cosa è reciproca. Forse, a modo mio, anch'io sono un appassionato di musica. Anche se non ho gli scaffali pieni di dischi. Anche se non mi ricordo nemmeno che strumento suonasse Ornette Coleman. Anche se mi sento davvero distante dalla bulimia musicale che contraddistingue l'appassionato standard. Io continuo ingenuamente a pensare che le cose più belle nella vita sono gratis, e la musica è certamente una delle cose più belle nella vita. Non è utile: è bella. Ma il consumismo ci sta davvero entrando sotto la pelle, se conquista anche l'arte più astratta ed immateriale di tutte. Siamo ben al di là della feticizzazione preconizzata da Adorno: ormai la passione per la musica viene confusa con la raccolta delle figurine. Ed ognuno ha la sua squadra del cuore, che ovviamente non si discute.
THE WHOLE WORLD IS WATCHING
Certo che ne sono successe di cose, questa settimana. Non in questo blog naturalmente, che per definizione riposa. Ma che questo blog riguardano.
Per cominciare, Condoleeza Rice, tramite PubblicoDiMerda (che chissà per quali torbide vie avrà ottenuto lo scoop) ha lanciato un vero e proprio ultimatum al BlogDellaDomenica - nel suo noto stile velatamente minaccioso. Dietro la sua frase this is no time for a witch hunt è fin troppo facile intravvedere un invito alla cancellazione dell'ormai storico sottotitolo di questo blog. Il proposito di Condoleeza è chiaro: approfittare del probabile rifiuto per inserirmi nella lista dei blog-canaglia. Non sarà facile prendere una decisione, anche perché Condoleeza ammonisce che the whole world is watching.
Ma la vera bomba della settimana, che mi è stata prontamente segnalata dal mio blogfratello e dal mio compagno di casa, è un'altra. Ne parla anche Loser: io, lui ed Emmebi siamo stati infatti linkati nientemeno che da Mediatrek, il blog dell'Ernesto Assante. Contro il quale, ehm... sapete. Si tratta di una mossa spiazzante, che apre molti interrogativi. Forse è davvero scattato il momento dei 'pompini a vicenda'. Forse i WuMinchia non avevano tutti i torti quando mi accusavano di adagiarmi 'sulla china dello sterile dibattito e della polemicuccia all'acqua di rose'.
Ci penserò. Nel frattempo ringrazio e inserisco Mediatrek fra gli amici della domenica.
Si intravede però anche uno scenario insidioso. Castaldo si connette ad internet. Apre la pagina del suo collega Assante. Vede tre bei link nuovi nuovi. Clicca sul primo e...
SARA' UNA METAFORA?
Ho fatto un sogno piuttosto inquietante. Mi trovavo ad un concerto di Eros Ramazzotti - e già questo basterebbe, ma c'è dell'altro. Lui era lì che eseguiva Un attimo di pace, ed era del tutto identico a quando lo si vede in televisione. Se non che... la sua voce non si sentiva. O era completamente afono, oppure c'era un problema tecnico. Ma la cosa DAVVERO strana era che il pubblico non si accorgeva di nulla. Erano tutti entusiasti, saltellavano e buttavano le braccia al cielo come se niente fosse. Io li osservavo esterrefatto, e mi sentivo smarrito.
O forse ero io ad essere sordo... boh.
SHIFT
Uno studente universitario ha scoperto che per disabilitare la copy-protection dei cd musicali basterebbe tenere premuto il tasto shift mentre li si inserisce nel lettore. Non ho capito se questo vale con tutti i cd protetti, o solo con alcuni. Fatto sta che la compagnia produttrice del sistema difettoso ha fatto causa a lui, per avere svelato il trucchetto.
Prossimamente, blogger della domenica alla sbarra per averlo linkato.
DETESTO
I cd con la traccia fantasma.
L'AGENTE SEGRETO DELLA DOMENICA
Operazione 'Muovi in alto la mano' - L'A.s.d.d. cerca di mimetizzarsi con gli aspiranti deejays in cerca di fortuna, allo scopo di avvicinare Claudio Coccoluto ed entrare in possesso dei suoi segreti. Davanti alla commissione selezionatrice, però, l'A.s.d.d. impazzisce: si lancia in una invettiva contro la critica musicale italiana, e per di più rivendica con orgoglio di non avere mai adoperato un giradischi. Lo cacciano fuori a pedate.
Operazione 'San Donato' - Suggestionato dai racconti di Labranca (quelli del 14 e del 28 settembre), l'A.s.d.d. si reca a San Donato Milanese, presso il capolinea della Linea3. La sua missione è acquistare vecchi 45 giri di b-pop ante-litteram, nella speranza poi che qualcuno gli spieghi come si usano. Purtroppo perde subito l'orientamento e non trova affatto il mercato-casbah (e di conseguenza neppure i dischi). L'A.s.d.d. torna alla base con la coda tra le gambe.
IL BENE TRIONFA SEMPRE
Un manipolo di maramaldi della domenica, che mal sopporta il libero scontro delle idee, ha cercato di attuare un colpo di mano per defenestrarmi. In un primo tempo i ribelli hanno avuto la meglio, anche perchè alcuni amici doppiogiochisti hanno prontamente spalleggiato la folle rivolta.
Alla fine però il loro progetto è miseramente fallito, grazie al provvidenziale intervento di Enriquez Chezzi: il Maestro di Delta Tai-chi, lider del Partido P2P Internazionale, li ha sbaragliati senza pietà.
Posso pertanto comunicare che il blogger della domenica ha di nuovo in pugno le redini di questo sitarello. Il primo provvedimento che attuerò (anzi, l'ho già fatto) sarà il ripristino della sezione commenti, che era stata zittita con un gesto illiberale (probabilmente i WuMinchia avevano paura della protesta popolare). Inoltre, aggiungerò due amici della domenica nell'apposita sezione - ed altri ancora arriveranno presto, spero.
Infine, inizia oggi a scrivere su questo blog un nuovo discutibile collaboratore (del resto, ognuno ha quelli che si merita). Il Collettivo WuMinchia, invece, ha svelato il suo vero volto totalitario, e quindi non potrà contare su di me per la realizzazione dei suoi deliranti propositi.
LE MEZZE STAGIONI ESISTONO ANCORA
Ottobre è il mese dei cambiamenti. E i cambiamenti si osservano meglio da chi, come me, torna a casa solo una volta a settimana. In questi giorni, infatti, la situazione socioeconomica del mio paesino sulla riviera si è capovolta: i negozi e gli alberghi hanno chiuso i battenti, tutti assieme, manco si fossero dati appuntamento. La svolta è improvvisa, quasi violenta: è la località turistica che diventa, come tutti gli anni in questo periodo, un villaggio fantasma. Non ancora, però: non del tutto. La giornata bellissima, calda e festiva fa uscire un bel po' di gente per strada. E per una volta non hanno nulla da comprare, semplicemente passano il loro tempo. In spiaggia, una dozzina di persone in costume se ne stanno spaparanzate al sole come se fosse agosto. Mentre a pochi chilometri si festeggia il titolo mondiale di Valentino Rossi, qui è tutta una festa di donne incinte che passeggiano sul lungomare, e di bimbi che si strascinano palloncini grandi il doppio di loro. Gli uomini al telefonino raccontano il gran premio della Ferrari, e gli altoparlanti trasmettono le canzoni dei Beatles. Non si sta tanto male, da noi.
Ottobre è il mese dei cambiamenti. Infatti, davanti al porto di Cattolica lo skyline è cambiato rispetto a domenica scorsa. Hanno raso al suolo il bar dei marinai, un posto della cui esistenza non mi ero mai accorto direttamente. Ora che non c'è più, però, quel vuoto fa uno strano effetto. Un po' come La Sprecata, anche il bar dei marinai nessuno sapeva come si chiamasse davvero. Semplicemente, c'era.
Ottobre è il mese dei cambiamenti. Infatti all'edicola, il nuovo numero di Cubase Magazine non è nel solito scaffale. Anzi, a ben guardare non c'è affatto. E' stato rimpiazzato da una rivista assai patinata, dal nome CM2. Ovvero, Computer Music alla seconda. Sfogliandola, mi rendo conto che molte cose però sono rimaste come prima. E' scritta da cani, infatti, come sempre: non ho mai capito perché, ma c'è una regola non scritta per cui in Italia i musicisti devono essere tutti dei semianalfabeti. E a CM2, rivista scritta da musicisti, la regola è rispettata in pieno.
Fra le altre cose rimaste dalla vecchia Cubase Magazine, c'è anche il temibile trio dei groove makers, ovvero gli autori dei loops acclusi nel cd. Loops del tutto inservibili, a dire il vero, e la cui unica funzione è di giustificare il prezzo esoso della rivista. Vedo però con piacere che ci sono anche nuovi collaboratori, fra i quali ce n'è uno che promette particolarmente bene, tale Tob:
DJ con la passione senza "nome" di successo, ma di un remixer libero di scrivere e fare quello che vuole. Probabilmente quest'ingrediente non "corrotto" mi dà la possibilità di essere "autentico". Se ascoltate attentamente il mio modo di fare musica, vi accorgerete che le emozioni nascono dai Riverberi, dagli Echi, dai dettagli. Non si può non percepire il frammento, creando nell'insieme la struttura. La condivisione con voi è il fine, ricordatevi "sempre": è ora di cambiare musica... e cultura.
Ragazzi, io gli scrivo. Devo conoscere quest'uomo!
IL MOTIVO-LUCE DI SITUAZIONE ARISTARCO Il blogger della domenica mi ha chiesto di iniziare a collaborare con questo sito, e io ho accettato volentieri. L'idea è quella di realizzare una serie di interviste a musicisti emergenti, ma già affermati all'estero. La serie si chiamerà Musica tra le righe, e questa prima puntata è dedicata a Situazione Aristarco. E' difficile introdurre un personaggio come Situazione Aristarco, ancora semisconosciuto nel panorama italiano. Situazione Aristarco si muove in bilico tra la notorietà e l'esigenza dell'anonimato, tra l'indietronica di oggi e il postmoderno che verrà. I suoi sapienti beats si conficcano nella coscienza dell'immaginario collettivo globalizzato. Parafrasando Gramsci, potrei dire che i suoi loops esplodono come bombe a mano nella mediocrità imperante. Melodie di una purezza quasi cristallina e solo apparentemente fragili, supportate da arrangiamenti che coniugano al meglio istinto e ragione. Una riuscita alternanza e compenetrazione di chitarre, elettronica e orchestrazioni. Con tali contenuti, è logico che si prechino i superlativi per Concerto per me medesimo, sedicesimo disco di Situazione Aristarco. Rock'n'roll, pop deviato, tentazioni elettroniche ed attitudine lo-fi convergono in questo solitario progetto, che si propone come rosa dagli aculei sporgenti nel panorama della nostra discarica musicale. d: Allora, innanzitutto: da dove viene Situazione Aristarco? r: Ti ringrazio della domanda. La provenienza e l'appartenenza sono per me due concetti mentali. Io provengo e appartengo al mio sottosuolo. d: Al sottosuolo di cosa? r: Ti rispondo citandoti il concetto di sopra-suolo di Benjamin. August, non Walter. Soprasuolo culturale: cioè l'unico luogo possibile dove fare e fruire la cultura. Io sto al di sotto. d: Interessante, ma cambiamo un attimo argomento: che cosa ne pensi del download da internet? r: La domanda mi imbarazza un po' perchè io sono un uomo di inizio-secolo. Non conosco il meccanismo internet: perchè è quello che intendi, no? La rete è qualcosa che incaglia, è Arakne che imbriglia la creatività dell'uomo contemporaneo. E io sono uno spirito libero... d: Lo so. Infatti in passato hai rifiutato di concedere i diritti per quello spot della Opel Corsa. Dunque qual è il tuo rapporto con l'establishment? r: Establishment è la situazione che ti condiziona. Arisotele,per citare un filosofo con la A maiuscola, diceva: l'opinione comune è tua nemica. E aggiungeva: Perseveranza nel proprio operato porta successo insperato. d: Sì, infatti ne parlava nel celebre Giudizio sull'opinione comune. Ma ora parliamo un po' della tua musica: come nasce il tuo ultimo album Concerto per me medesimo? r: Come ogni cosa: nasce. La solitudine è un concetto inevitabilmente legato a una definizione di gender. Maschile, ovviamente: difatti questo è un disco live senza pubblico. La situazione live si presenta ogni volta che accendo le macchine. Suono, quindi sono: quindi live. d: Non c'è proprio nessuna differenza fra un disco in studio e un concerto? r: E' la medesima situazione. Io non conosco il mio pubblico, non posso suonare per qualcuno che non conosco. E poi live: cosa vuol dire se non dal vivo? Io non ho mai suonato da morto. d: A proposito di pubblico. Cosa ne pensi di quello italiano? r: Ti ripeto: il pubblico per me è un concetto mentale. Pre-esiste al mio modo di fare musica. Quindi non lo può giudicare. d: Come definiresti la tua ispirazione? Nasce dalla mente o dall'anima? r: Quindi mi stai chiedendo se è mentale o animale? Ci penso e ti rispondo dopo... Ride tra sé e sé e si allontana per un quarto d'ora. Al ritorno, dice: r: Io ho un concetto post-atomico dell'universo armonico. Atomi di note, particelle di campioni che si rincorrono dentro il lettore di un cd come il sole rincorre se stesso intorno alla terra. La struttura pentagrammale è soltanto un prato, una situazione dove buttare a caso sensazioni mentali che germogliano in musica. d: La tua musica è più una margherita o un quadrifoglio? r: Entrambe. Ma calpestate di fresco. Voglio raccontarti una storia: un pomeriggio (avevo sette anni) mio padre mi porta a una conferenza sul rapporto tra architettura e paesaggio. Credo che proprio quel pomeriggio decisi di diventare musicista. Capisci: l'architettura è pentagramma, il paesaggio è quello che ci sta attorno. Cioè la musica. La sera sera, tornato a casa, scrissi il mio primo pezzo: Anima in mib. d: Che in Italia è ancora inedito. Saresti favorevole a renderlo disponibile in esclusiva per Il Blog della Domenica? r: E' un ricordo che mi riporta a un passato da dimenticare. E' un pezzo che non ascolto da anni, nel quale non ho più voglia di riconoscermi. Però non è detto che non vi conceda qualche altro atomo musicale. d: Perché hai scelto di vivere in Germania? r: Vivo lì perchè il sottosuolo è in fermento. Il mio paesino è di trecento anime, la maggior parte sono contadini (ma quanta saggezza...). Non sono l'unico personaggio famoso: due case dopo la mia abita la zia di Brian Eno, una persona squisitissima che concepisce dei buonissimi dolci. Infatti il mio concept album Strudel von Isabel è dedicato a lei. d: Ma se non sbaglio c'è un'altra personalità di un certo rilievo che abita vicino a casa tua... r: Sai proprio tutto. Non so se posso dire il nome, perchè lui è un tipo riservato come me. Mica come suo fratello, che ha imbastito quel gruppo torinese di musica elettronica... d: Non starai mica parlando di Ismanel degli AcquaTonica? r: Proprio lui. Infatti ti ricorderai sicuramente il loro primo successo Caino non era un cretino. Il titolo non era casuale... d: Torniamo alla tua musica. Qualcuno ha sostenuto che è fondata sull'uso del leitmotiv. r: Il problema della critica in Italia è che categorizza tutto, appiattendo generi e autori dentro classificazioni che lasciano il tempo che trovano. Quando io ho parlato di leitmotiv intendevo dire light-motive, cioè motivo-luce. E' questa la situazione-monade della mia musica: tutti i miei pezzi partono da un preciso insight musicale. Un unico motivo da sviluppare uscendo dal letto di Procuste dell'ormai consolidata struttura narrativa della pop song. d: light-motive, cioè motivo-luce. E tu saprai certamente che Licht, cioè Luce, è anche il titolo dell'ultima opera di Stockhausen... r: Non intendo trattare questo argomento. Stockhausen ha ucciso la musica contemporanea. La sua opera è un riciclo posticcio delle mie prime intuizioni degli anni cinquanta. Ha fatto della musica il laboratorio della sua vanità, inutili elicotteri che svolazzano su cose già fatte, già sentite. Un tramonto a nord-est della nostra civiltà. d: Torniamo al concetto di light-motive, che significa motivo-luce. Ma significa anche motivo leggero... r: Dici una cosa che mi colpisce. Difatti L'insostenibile leggerezza dell'essere di Kundera è il mio romanzo preferito. d: C'è una molla che ti spinge a comporre? r: I miei atomi musicali nascono dal buio in sala che si fa luce di note. Ti racconto un'altra storia: un contadino del mio paese è cieco da quando aveva sei anni. Ma suona il pianoforte benissimo. Capisci quanto questo può avere influito sul mio modo di fare e di concepire la musica. Il buio, il non visibile, mi fa concentrare a livello tattile sui tasti della tastiera. La molla è proprio questa: un'esperienza digitale e fisica che porta ad un'altra, musicale... astratta. d: Dall'astratto al concreto: cosa salveresti del mondo di oggi? r: Solo tre cose: la mia nascita, la mia musica e la mia morte. d: A quando il prossimo tour? r: Tour è una di quelle parole inglesi che non conosco. d: Progetti per il futuro? r: Una collaborazione con Strempel F. Ricordate i Naked Spur? Lui porta nel suo dna quella situazione musicale. d: Tu hai avuto tutto dalla vita. C'è ancora qualche sogno nel cassetto? r: Riuscire a fare tra vent'anni quello che faccio adesso: è questa la situazione che mi piace.
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