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Contro Castaldo. Senza se e senza ma
LA COLONNA SONORA DI QUESTA SETTIMANA E' Ode to the bottom. Via Elis.
LA FUFFA E L'ORGOGLIO Il bacio fra Madonna e due giovani parrucchiere rischia di avere più copertura mediatica di tutti i dischi dei Radiohead messi insieme. L'unico scandalo è questo; del resto non era necessario attendere quest'ultima bravata pubblicitaria, per accorgersi che nel mondo della comunicazione musicale c'è qualcosa che non va. Il pettegolezzo regna ormai indisturbato, e non solo perchè è spinto da un intreccio di interessi enormi. La sua forza è la capacità di autoalimentarsi, nella convinzione generale che sia l'unico modo per parlare di musica. Che è un po' come dire: l'unico modo per parlare di musica è parlare di qualcos'altro.
GUCCINI E' COME LEOPARDI. ANZI, MEGLIO L'Unità (24 e 27 agosto) imbastisce la miliardesima, inutile, cretina polemica sui rapporti fra poesia e canzone. Lo schema è quello abituale. Un poeta (nella fattispecie Maurizio Cucchi), nell'ambito di una lunga intervista in cui si parla di tutt'altro, si lascia incautamente scappare una frase da cui traspare tutto il suo odio nei confronti dell'industria culturale. Nella fattispecie, la parte incriminata è: il nostro è un lavoro sui tempi lunghi, non compatibili nell'era della comunicazione immediata. Gli intellettuali che fanno tendenza sono quelli, presunti tali, dei talk-show. Conta di più la battuta dell'ultimo comico che la riflessione approfondita di un filosofo. Anche per quanto riguarda la poesia qualcuno tende a confondere i poeti con i cantanti di musica leggera [...]. Quella che trovo pericolosa è la cultura industriale, cioè la non cultura. Dov'è rimasto lo spazio per interrogarsi seriamente sul senso dell'esistenza? E' chiaro che, quando Cucchi lamenta la 'confusione' tra musica e poesia, è sicuro della superiorità di quest'ultima. Ma se restiamo alle sue parole, dobbiamo ammettere che afferma una ovvietà: musica e poesia non devono essere confuse, appunto. Questo avveniva, ripeto, a pagina 23 di una domenica d'estate avara di notizie. Tre giorni dopo, L'Unità pubblica - in PRIMA pagina, e a seguire nelle pagine interne - la levata di scudi della corporazione cantautoriale, inorridita dalla provocatoria tesi secondo cui Guccini e Leopardi non sarebbero esattamente la stessa cosa. Tanto per cominciare, l'intervista di Cucchi viene sintetizzata con una frase che nell'intervista non c'era: la poesia? Non sono mica canzonette. In questo modo, litigare diventa decisamente più facile. E infatti, due cantautori che come ben sappiamo sono all'apice della loro creatività (Vecchioni e Guccini), si mettono lungamente a disquisire sull'argomento. Naturalmente sostengono che la vera arte è la loro, perchè circolano molte poesie che [...] sembrano indegne di questo nome, e perchè fare canzoni è più difficile che fare poesie: noi abbiamo un ritmo, una musica, delle rime da rispettare. Eh già, Guccini ha un ritmo da rispettare. Tre cose invece di una, pensate. Se uno poi scrive una canzone, chessò, stando in equilibrio su una gamba sola, evidentemente è ancora più bravo. E pensare che Leopardi scriveva L'infinito comodamente seduto davanti a una siepe, quel pigrone! Senza neanche una melodia, un balletto, un tamburello di accompagnamento. Ma anche Vecchioni, che adesso insegna pure all'Università di Torino, è in vena di giudizi ultimativi: La poetica di gran parte della canzone d'autore ha un'altezza parallela, quando non addirittura maggiore, a quella della poesia scritta [...]. E poi, mentre la poesia scritta utilizza un solo significante, cioè la parola, la poesia musicata ne presenta almeno tre: parola, musica e interpretazione. Infatti c'è anche la voce, la resa fonica, la performance, che è fondamentale. A parte che un bel 'sticazzi in coda non guasterebbe, è incredibile come Vecchioni pensi di giudicare la poetica un tanto al metro, come se si trattasse di una gara di salto in alto. O come se occorresse distribuire pagelline come alle scuole elementari (e mi sa che la sua forma mentis è quella). Insomma, per smentire poche misere righette di un'intervista si mobilita mezzo mondo, pronto a dispensare saggi consigli a questi poeti chiusi in una torre d'avorio, arroccandosi nella propria supponenza intellettuale, rinunciando a comunicare veramente con il pubblico.
PRIMA DI QUANTO PENSASSI Ehi, a quanto pare il mio desiderio si avvera: il girovago new-age Shoegazer è a Venezia, e i suoi resoconti quotidiani dalla Mostra sono imperdibili. Presto arriveranno anche quelli di Inkiostro ed Elis.
TORNO DALLA MONTAGNA E mi tocca subito rispondere alle bieche insinuazioni di Loser . Ebbene sì, Mago Gino è un vero tombeur des femmes - e, da quando ha guzzato la mia tipa, non ho più pace. Fossi in Loser però starei attento: sembra che le conquiste preferite del Gino siano proprio le fidanzate di bloggers marchigiani...
MISTERI D'ITALIA Il Brigatista Confuso ha deciso di passare all'azione: rapisce Mario Luzzatto Fegiz , lo sottopone a uno spietato interrogatorio e scopre perchè i giornalisti odiano i blogs. Alla fine, però, rilascia il prigioniero: perchè?
MILANO In questi giorni, di ritorno dal Trentino, ho approfittato per fermarmi una notte nella mia città natale. Che è molto cambiata dall'ultima volta, e del resto non sarebbe Milano se non cambiasse in continuazione. I giovani sembrano tutti usciti da un video dei Gemelli Diversi: quello che da altre parti è minoranza, qui è la regola.
POI DICONO CHE UNO NON COMPRA I DISCHI Infatti, dopo lunga astinenza, ho comprato un doppio cd di Gaber intitolato Far finta di essere sani. O meglio ne ho comprato la custodia, visto che all'interno ho poi scoperto esserci un altro doppio cd di Gaber, Anche per oggi non si vola. Ora, dato che un cambio della merce mi pare improbabile (la confezione era sigillata, e ho avuto la bella idea di aprirla quando mi trovavo ormai a 400 km dal negozio), mi tengo il cd che non mi interessava (e senza nemmeno la sua custodia). Però ho un dubbio: se volessi avere anche Far finta di essere sani, adesso devo comprare Anche per oggi non si vola? Oppure ritento, banalmente, con Far finta di essere sani?
VISITA DEI PARENTI Il Blogger della domenica non si assume più la responsabilità di quello che scrive.La colpa non è sua è nei cocketails presparati quotidiasnamatne dallo zio dell suddentto blogger. In poche parole, il bloggwer della domenica è perennemente ubriaco ed ha notevoli problemi ha trovare le lettere sulla trastiewra.
NON STUZZICARE IL BLOG CHE DORME Uno lo legge, e pensa: va bè, questo poverino viene da un altro pianeta, non vale la pena prendersela più di tanto. Poi però uno si imbatte nella blogger ideale del Di Stefano - i cui contenuti letterari sono del tipo
NON ESISTONO PIU' LE DIVE DI UNA VOLTA Repubblica affida l'anniversario del ritiro dalle scene di Mina a un'accoppiata micidiale: Aspesi/Castaldo. Tutto il paginone in realtà lo occupa l'Occhialuta, lasciando al commento (si fa per dire) tecnico del Maramaldo solo una misera colonnina. La Natalia decanta le gioie dell'anonimato, perchè così ogni (ex) diva è libera di impigrire, ingrassare e scoreggiare in pace. A questo segue la solita orazione sui bei tempi andati, e l'obbligatoria recriminazione su quelli attuali: Quale attricetta, velina, comparsa, miss, grandefratella, rinuncerebbe alla ribalta anche miseranda di un finto servizio fotografico con finto fidanzato ballerino o calciatore, essendo quasi tutte senza arte né parte e vivendo quindi solo di una notorietà fragile e fittizia? (Mollica ringrazia: e fortuna che sono i blog a non essere originali). Lasciamo perdere poi la tiritera sul pubblico stupido e antropofago (specie quello maschile naturalmente), e l'insistenza morbosa sulla abbondante sensualità di Mina (nemmeno un accenno alla sua personalità artistica). Ma che anche qui la Aspesi ci debba fare la predica sul nostro mondo infatuato della magrezza irrealistica e autocondannato ad abbronzature sinistre e foriere di irrimediabili rughe invernali, se non dell'eterna adolescenza come oggi, mi pare francamente un po' troppo.
REVISIONISMO POP Per un attimo ho pensato che anche il prode Emmebi (a proposito, auguri) volesse gettarsi nel trend inaugurato prepotentemente da Loser. Comunque ormai l'onda è partita a travolge tutto: addio agli 'effetti potemkin' (ormai istituzionalizzati, da quando ci si cimenta pure Musica di Repubblica), addio ai Palloni Gonfiati e addio ai saputelli criticoni. Ora è il momento di difendere l'indifendibile (ma farlo con cognizione di causa, un po' come Ferrara con Berlusconi), perchè in fondo anche una merda - se è ben prodotta - può essere un'opera d'arte. Del resto la performance di Beck ha ormai reso Justin Timberlake l'uomo dell'anno, e - come notava Shoegazer - c'era "tutta la platea di snob e saccenti critici musicali (come me? a dondolare la testolina (con il sorriso rigorosamente stampato sulle labbra)". Speriamo solo che, a forza di dondolare la testa, non ci si ritrovi presto tutti a ballare Jennifer Lopez in qualche party sulla spiaggia - con un Bacardi Breezer in mano e il sorriso rigorosamente stampato sulle labbra.
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