Il Blog della Domenica

Contro Castaldo. Senza se e senza ma

domenica, aprile 27, 2003


DIARIO DI UN MELONAUTA DEL FUTURO

Questo il titolo della nuova profezia di Gino Castaldo, che però sembra più il delirio di un idiota del presente. Un po' Isaac Asimov e un po' Gigi Marzullo, Castaldo racconta come si ascolterà la musica nel 2013:

Potevo scegliere qualcosa da ascoltare tra la mia collezione di 30mila pezzi. Potevo stabilire una concatenazione d'ascolto ordinando la sequenza col mio computer. E' divertente. L'altro giorno ho impostato la catena in base alle tonalità iniziali, un parametro in La minore, e un secondo codice d'ordine per frequenza di battute, da 90 in su. Avreste dovuto sentire cosa è uscito fuori. Sembrava un blues della Rete, interminabile, assurdo, sempre più veloce, un crescendo di masse sonore che alla fine esplodevano in una vertigine ritmica. Sì, potevo scegliere, ma perchè riascoltare quando si può scovare qualcosa di nuovo? La notte è sempre il momento migliore. Non avevo sonno e allora mi sono messo davanti alla mia nuova consolle, un modello Globalmix tutto nero con le lucine azzurre, ho indossato il guanto, ho attaccato i sensori agli occhi e alle orecchie, e ho premuto il pulsante. Cinque secondi dopo ero nel Flusso. Percepivo la corrente che scorreva, il formicolio ossessivo delle connessioni, quella strana sensazione di neuroni freddi che agganciano corpi, menti, dita in movimento. [continua per altre 180 righe].

Mi dica una cosa, signor Castaldo. Il melonauta del futuro sarà proprio così mentecatto, oppure c'è ancora qualche speranza?


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IL TESTO ORECCHIABILE

Paolo Zaccagnini, meglio noto come l'Aldo Biscardi delle settenote, celebra Eros Ramazzotti. E descrive così il nuovo singolo: brano ramazzottiano classico, gran ritornello, ritmo crescente, testo orecchiabile, il tutto interpretato con passione da Eros che si conferma interprete vero, dalla voce con tonalità uniche.
L'articolo, imperdibile come al solito , è qui.



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SIAMO SICURI CHE GLI AVION TRAVEL SIANO COSI' BRAVI?

Che la Piccola Orchestra casertana sia uno dei gruppi più tediosi in circolazione, è ormai un fatto assodato.
Dopo avere ascoltato una loro cover di Insieme a te non ci sto più, mi viene da dire che forse il loro problema non è solo la noia.
Il vecchio successo della Caselli, infatti, viene ricoperto con una patina di glamour che lo rende fastidioso e pesante. Il batterista si accanisce su un rullante esageratamente rock, che non c'entra nulla. Il tastierista cerca di realizzare un crescendo emotivo (alle parole io trascino negli occhi...) appoggiandosi su un suono di archi particolarmente vanaglorioso, che indebolisce il passaggio anzichè rafforzarlo. Non parliamo poi del compiacimento della chitarra, che si inventa di tutto pur di jazzeggiare sopra il giro di re. Tutto l'insieme - compresa l'esecuzione ostentatamente rallentata - dà l'impressione di una pomposità melodrammatica, che rovina completamente la magia della canzone.

Và bè, saranno anche bravi. Ma un po' di gusto non guasterebbe.




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PALLONI GONFIATI / 3 - CAT POWER

Cat Power è una diva in prova. Giornali e riviste le stanno regalando un momento di iper-esposizione, accreditandola come una sorta di nuova musa del rock indipendente. La ragazza non è alle prime armi, e sembrerebbe arrivato il momento che anche il pubblico si accorga della sua esistenza. Dovevo sentire la puzza di fregatura già dai commenti che girano a proposito dei suoi concerti, da parte di spettatori perplessi. E avrei fatto bene.
La prima cosa che si nota nelle sue canzoni è la primitività degli arrangiamenti. E' una primitività ben studiata, e infatti funziona: i primi quindici secondi di attenzione dell'ascoltatore sono garantiti - e anche piacevoli. I problemi sorgono sulla lunga distanza: le canzoni di Cat Power sono infatti ripetizioni ad libitum di semplici giri armonici, sui quali una specie di PJ Harvey in debito di ossigeno dipana melodie non esattamente memorabili. E' evidente del resto il suo cantautorialismo: ai testi lascia il compito di offrire quelle emozioni di cui la musica è avara, rimandendo però queste due dimensioni sostanzialmente estranee l'una all'altra.



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ROCK E BOTTEGONE

FFWD scrive:

Spericolato tentativo di Luca Sofri di coniugare musica e bottegone. Se non cercassi disperatamente di rimuovere la questione, mi collegherei a The Dining Rooms per parlare del nuovo singolo dei La Crus, visto che li accomuna la presenza di Cesare Malfatti. Dicevo dei La Crus: palesemente cotti, cercano di aprire al movimento proprio ora che il correntone della dance è passato di moda; nei testi non dicono più niente di personale, in pieno spirito riformista. Mauro Ermanno Giovanardi (Yuri) deve decidersi: o si fa crescere i baffetti da sparviero o ritorna al rosso acceso degli esordi. Dopo ciò, se avevate ancora dubbi sul nuovo disco del gruppo milanese, ora avete una ragione in più per evitare di comprarlo.

La metafora politichese non mi convince, per cui propongo una più banale immagine culinaria. Essendo stati bolliti per anni nella pentola a pressione della stampa specializzata, i La Crus si trovano ormai da tempo in uno stato di confusione mentale dal quale non si vede via di uscita. Purtroppo le riviste continuano a scambiare la carne lessa per caviale, peggiorando sempre più la situazione.


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SINDROME DA TERZETTO

Non so se devo ridimensionare quanto di buono avevo scritto su Elisa, ora che ho assistito al video intitolato Nessuna Certezza. Trattasi a dire il vero di un brano dei Tiromancino, a cui Elisa partecipa insieme a Meg dei 99 Posse. L'esito è irritante: obbedisce alla regola non scritta secondo la quale ogni terzetto canoro deve essere, più che una canzone, una sfacciata autocelebrazione dei partecipanti; con tanto di ritornello che inneggia immancabilmente alla Musica. Riguardo al ricciolone coatto, non ne avevo troppa stima neanche prima: le immense perifrasi con le quali adorna i concetti più banali sembrano troppo studiate a tavolino, per risultare convincenti. Ma in Nessuna certezza il signor Tiromancino si fa prendere appunto dalla sindrome da terzetto, getta via il dizionario dei sinonimi e si immerge nella più vacua autoreferenzialità. Meg è vestita come Gong Li in Lanterne Rosse, e dimostra finalmente tutto il narcisismo di cui è capace - e che deve tenere a freno quando fa la rivoluzionaria coi 99 Posse. La popstar leninista canta un po' di cose senza senso: parole camaleontiche diventano note scavate nell'anima... non sia mai che l'ombra di un'idea distragga lo spettatore dai suoi occhioni. Elisa rimane invece decorosamente in disparte, anche se non capisco come sia capitata in questa infausta operazione.


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L'IMPORTANTE E' AVERE LE IDEE CHIARE

Enrico Sisti, su Musica!, parla del ritorno di Skin: il suo disco si annuncia riflessivo, doloroso, più "blue" che nero, più soul che rock, più soffocato che strillato.

Vuole dirci che blue=soul=soffocato, contrapposto a nero=rock=strillato?


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GLI ACCHIAPPA-MASTERIZZATORI

Panorama fa il punto sulla lotta alla pirateria musicale: Nelle più recenti indagini a ciascuna delle pattuglie di agenti coinvolte era affiancato un ispettore Siae.

Perchè, da soli non lo riconoscono un cd taroccato?



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UN VALIDO MOTIVO PER INVADERE LA SIRIA

Claudio Lolli pubblica una nuova versione di Ho visto anche degli zingari felici. Così ne scrive Gianluca Veltri su Musica!:

A distanza di oltre un quarto di secolo, il professore bolognese ("un anziano composto", si definisce) ha rivisto quell'umanità felicemente utopica. L'ha riconosciuta nei ragazzi che di nuovo hanno voglia di mettersi in gioco, di battersi per le idealità. Per esempio, le folle di no war e i movimenti new global, ma in fondo tutti quelli che con la loro testimonianza pensano di poter modificare la storia.

A proposito, il disco è disponibile in doppia edizione: economica e deluxe in edizione limitata.


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PENSIONATI DI LUSSO

Coraggiosa invettiva di Musica! sul prezzo dei concerti:

Il nostro paese verrà toccato dai tour di Bruce Springsteen, dei Rolling Stones, di Peter Gabriel, di Neil Young, di Paul McCartney, e di tanti altri big. Da Milano a Taormina ci attendono tre-quattro mesi di canzoni, riff, ritmi. Ma a quale prezzo? Un biglietto per assistere allo show milanese degli Stones costa tra i 37,25 e gli 81,25 euro. Stesse cifre per il recital acustico di Neil Young che arriva fino a 85 Euro. La lista è lunga, tocca musicisti internazionali e italiani. E malgrado l'offerta sia spesso migliore di quella del prodotto discografico ci chiediamo: è giusto che un concerto costi così tanto?

Sì, se esiste qualcuno così babbeo da volersi vedere in concerto gli Stones di oggi. In pratica, è una tassa sull'imbecillità...


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domenica, aprile 20, 2003


LA CLASSIFICA DI QUALITA'

Il Riformista dedica una specie di analisi sociologica alle classifiche di vendita dei dischi. La tesi dell'articolo è ben sintetizzata dal titolo: Le stranezze delle nuove classifiche di vendita / Hit parade: in Italia vince la musica di qualità. Tutti intenditori? No, è che nessuno compra i Cd.
Grosso modo il ragionamento è questo: esiste un mercato medio condizionato dalle radio e da Mtv. Chi appartiene a questa fascia non è disposto a spendere dei soldi per acquistare i cd, e se li trova gratis in rete. Esiste poi il mercato dei collezionisti, che invece essendo particolarmente appassionati, comprano. E siccome gli appassionati ascoltano solo musica di qualità, questa finisce per trovarsi ai piani alti delle classifiche.

A dimostrazione di questa alta qualità vengono citati i successi di Gaber, Fossati, Ben Harper, Massive Attack e Cammariere. Ora, cerchiamo la controprova. Guardiamo una hit parade del passato, e vediamo se allora si trovavano solo schifezze: ad esempio dieci anni fa, 1993. In hit parade c'erano: i Rem (Automatic for the people), Paolo Conte (900), Peter Gabriel (Us) e Neil Young (Harvest Moon). Onestamente, io preferivo la classifica di allora; questione di gusti, ma nessuno può dire che ci sia stata la stravagante elevazione qualitativa di cui parla il Riformista.

Ma la cosa più strampalata è dove si suggerisce che l'alta qualità in hit parade sarebbe un fenomeno tutto italiano: se uno straniero si limitasse a determinare il livello qualitativo dell'ascoltatore italiano osservando unicamente le classifiche, trarrebbe la conclusione che, da noi, sono tutti intenditori. Ohibò, e perchè mai? Se le vendite calano dappertutto, questo fenomeno dovrebbe esserci dappertutto (almeno in mancanza di altre variabili). E c'è di più: si dà il caso che il mercato italiano se la cavi molto meglio che il resto del mondo (addirittura, l'ultimo anno è in attivo). L'Italia è dunque in controtendenza: se la musica di qualità dovesse prevalere là dove le vendite scarseggiano - come l'articolo sostiene - questo fenomeno dovrebbe verificarsi dappertutto fuorchè da noi. Il castello, insomma, non sta in piedi, perchè si fonda su presupposti che si rivelano falsi.



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E IL PENSIERO SULLE MEZZE STAGIONI, NON CE LO METTIAMO?

L'articolo di Gigio Rancilio per L'Avvenire, intitolato In Italia vende la musica che non piace ai dj, è praticamente una copia di quello comparso pochi giorni prima sul Riformista. Ma con un tocco di ignoranza e di superficialità in più. Rancilio ammette la sua fonte di ispirazione: Adesso che se n'è accorto perfino "il Riformista", forse, il tema tornerà di moda. In Italia non solo si vendono sempre meno dischi (succede, purtroppo, in quasi tutto il mondo) ma chi li acquista privilegia album e artisti che un tempo si definivano "di qualità". Gente come Gaber e Fossati, oppure - vedi la classifica di ieri - il nuovo Sergio Cammariere. E fin qui, Gigio Rancilio ha usato la carta carbone. Aggiunge del suo, però, nel definire Cammariere uno che scopiazzando dal jazz a Tenco ha conquistato schiere di ammiratori in cerca di qualcosa di diverso dalle solite canzonette pop formato radiofonico. E qui viene da dubitare che Gigio possieda una radio, visto che il pezzo di Cammariere vi ha imperversato. Ma soprattutto: se Cammariere scopiazza, come fa la sua musica ad essere di qualità?. Boh. Poi Gigio riprende a copiare: In soldoni la vicenda è questa: con un mercato ormai asfittico, bastano ormai poche copie vendute per arrivare in testa all'hit parade. E siccome le canzoni pop vengono proposte a getto continuo dalle radio, chi ha ancora voglia di spendere 20 euro per acquistare un disco è il compratore che cerca qualcosa di diverso dalla solita minestra. Ciò che sul Riformista era un ragionamento che comunque filava, qui diventa un finto sillogismo che non spiega nulla. Luoghi comuni sottoscritti senza fiatare. Ci avete fatto caso? Sono sempre meno gli artisti che riescono a mettere d'accordo il cosiddetto grande pubblico. Ormai ognuno ha il suo pubblico di riferimento. E solo grazie a un film o a uno spot particolarmente fortunato - cosa sempre più rara - una canzone diventa un fenomeno discografico capace di registrare vendite ampie e trasversali. Siamo ormai a concetti tanto fumosi e indistinti che non si possono confermare nè smentire: il grande pubblico, il pubblico di riferimento, il fenomeno sempre più raro... E così conclude l'articolo: Di tormentoni radiofonici ce ne sono invece sempre di più. Cambiano in continuazione. E così velocemente che il grande pubblico ha capito che non vale la pena di spendere soldi per averli. Basta masterizzarli. O ascoltarli via radio. Devo rettificare: il problema non è che Gigio non possiede una radio - non l'ha MAI posseduta. Altrimenti non si stupirebbe tanto dei tormentoni che cambiano in continuazione, come se prima non fosse così.

L'articolo del Riformista, ripreso da Gigio Rancilio, è uno spunto che merita di essere discusso - anche se parte da constatazioni sbagliate. Qui invece siamo di fronte a una confusione mentale che non approda davvero da nessuna parte.


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