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Contro Castaldo. Senza se e senza ma
UN'ALTRA VITTIMA DELLA GUERRA: I BLOG
Manteblog fa una interessante osservazione su come alcuni blog italiani abbiano risentito dell'attuale clima bellico:
C'e' un sacco di gente diversissima nei blog italiani. Eppure tutti oggi parlano di guerra. Fateci caso. Carlo ha un blog apprezzatissimo nel quale spesso incrociano le lame post sulle mortociclette ed altre amenita'. Oggi Carlo parla quasi solo di Rumsfeld. Martina ha un bel blog sul marketing. Scoppia la guerra e lei scrive dopo aver pensato di chiudere:"Da lunedì Weblogz riprenderà ad essere pubblicato. Con un tono dimesso e meno sarcastico. E non si parlerà solo di business in Rete. Ci sono cose più importanti alle quali dare spazio in questo momento. Mi auguro che possiate comprendere e condividere la mia scelta." Michele ha chiuso per davvero il suo blog "Appunti di Viaggio" e oggi gestisce "blogger di guerra" . Tommaso prima si e' messo d'impegno a guardare la TV irakena, poi ha chiuso il suo blog e partecipa al progetto di Michele. Emmebi quasi si scusa perche' nel suo blog fra "il futile e il faceto" si prende il lusso di dire la propria sulla guerra. Carlo,noto sostenitore dello slow blog nelle ultime 6 bloggate parla solo della guerra in Iraq.
Altri siti reagiscono in modi analoghi. Da parte sua, Il Blog della Domenica ha deciso di non associarsi alla truppa degli indignati, e si impegna a preservare intatto il proprio grado di imbecillità.
PALLONI GONFIATI / 2 - BEN HARPER
Cosa si può dire di questo Ben Harper, questo zelig della canzone che saltella allegramente tra gospel, reggae, funk e blues? Il suo sound viene unanimemente definito intensamente personale per motivi che mi sfuggono, visto che le sue fonti di ispirazione sono fin troppo evidenti: Bob Marley, Jimi Hendrix, Marvin Gaye e Steve Wonder soprattutto. Eh sì, il nostro Harper si accontenta di poco. Ma basta ascoltarlo per capire che questi mostri sacri sono per lui solo un trampolino di lancio: Ben Harper punta molto più in alto, anzi direttamente a Gesù Cristo in persona. Solo così si spiega la foga messianica dei suoi testi, la biblica epigrammaticità delle sue profezie. Del resto non occorre andare più in là del singolo, dove l'invasato dice di poter cambiare il mondo con le sue mani, per capire che il nostro non ha il minimo problema di autostima. Forse è per questo che il gospel alla Harper manca della caratteristica essenziale del gospel: l'alternanza tra solista e coro. Il coro infatti semplicemente non c'è, e quando c'è è del tutto secondario (magari se lo fa da solo, sovrapponendo la voce). Insomma è un gospel un po' egocentrico, nel quale alla meditazione sull'Altissimo sembra sostituirsi l'identificazione con esso.
CASTALDO E IL CONIGLIO BIANCO
Con il tempismo di una tartaruga in letargo, Gino Castaldo si è accorto che i registi nostrani, da un po' di tempo a questa parte, amano infarcire di canzoni ogni scena dei propri film. Inutile dire che secondo lui si tratta di una svolta epocale: Per l'Italia è un'aria nuova, un vento fresco che rinvigorisce ambedue le parti del dialogo. A dire il vero gli accenti sono meno iperbolici del solito: Castaldo vorrebbe trattenersi, comincia sobrio, ma proprio non ce la fa: c'è una tangibile corrispondenza di amorosi segni che produce interessanti emozioni. Ohibò, solo interessanti? Si può fare di meglio: L'uso appropriato di questa possibilità è sottilmente strategico. Permette di ricordare quale potente strumento possa essere una canzone e quanto la canzone sia già in sè un piccolo film. E cosa cita come esempi di questo potente strumento? Nientemeno che Gocce di memoria di Giorgia e Ho perso le parole di Ligabue, che di interessanti emozioni mi sembrano assai avare. Castaldo cerca di trattenersi, di mantenersi su un terreno di banalità alla Costanzo (Purchè non se ne abusi, e non diventi uno schema ovvio, la canzone può essere un'invenzione preziosa), ma proprio non ce la fa: e approda infine ad un finale da fuochi d'artificio: la canzone può essere il coniglio bianco che esce dal cilindro da quella fabbrica di illusioni per eccellenza che è il cinema. Et voilà!
RICETTA DELLA NONNA N.2
Circolano sempre nuove infallibili ricette per salvare l'industria discografica. Una delle più diffuse si potrebbe riassumere così: se ci fossero i talent scout di una volta... . Eh già, un po' come i panda e le mezze stagioni tendono a scomparire i famosi produttori con le palle, che tu gli porti la cassettina del provino voce e chitarra e loro la trasformano in un capolavoro. I mènagers che si intendono di musica e non di grafici, che se ci fossero ancora, sai le vagonate di dischi che si venderebbero. Peccato che tali leggendarie figure non siano mai esistite, se non nell'aneddotica rock alla Red Ronnie - che è poi, in Italia, l'unico modo in cui si racconta la storia del rock.
<<MA ALLORA LEI E' "ANTI"... COME ME!>>
Questa la diceva Totò ne I Tartassati, ma non è conveniente ripeterla di questi tempi. Appena mi spiegheranno cosa vuol dire il termine antiamericano, potrò finalmente capire se io lo sono o no.
NE' CON BUSH NE' CON EPIFANI
Come tutte le gaffes, l'ormai celebre sparata del segretario Cgil nasce da un eccesso di semplificazione, più che da ragioni profondamente sbagliate. Come sempre accade in questi casi, alla frase maldestra seguono montagne di precisazioni, che annacquano il significato originario fino a trasformarlo in ovvietà. Naturalmente, queste marce indietro non servono assolutamente a nulla, e l'improvvida sortita rimane appiccicata al gaffeur vita natural durante. Ed è giusto: se un leader non sa usare le parole, e procede con una tale rozzezza su argomenti così complessi, diventa poco importante perfino capire le sue ragioni. Piuttosto, lo scambio delle idee si abbassa al livello zero, come è puntualmente avvenuto anche stavolta.
"DEMOCRACY" = "DEMOCRAZIA"
Continuano i lanci di democrazia sulle principali città irachene. Venerdì una grande quantità di democrazia ha raggiunto un mercato di Baghdad, e più di cinquanta persone sono state democratizzate in un colpo solo. Se si riuscirà a mantenere la media, entro 627 anni tutto quanto l'Iraq sarà democratizzato.
DI TUTTO, D'IRAQ - IL NUOVO PALINSESTO RAI
ore 6.45 : Iraq mattina
ore 11.00 : I fatti islam
ore 11.50 : Dieci minuti di... Iraq
ore 12.00 : La prova del curdo
ore 14.05 : Casa Raionu
ore 14.35 : La guerra in diretta
ore 15.00 : Domenica Iraq
ore 16.00 : Alle falde del confine iracheno
ore 17.00 : Quelli che l'Iraq
ore 20.00 : Shock & Jerry
ore 20.30 : Un posto al bunker
ore 20.55 : Un medico in Iraq
ore 22.40 : La grande bomba del lunedì sera
ore 0.30 : Previsioni dell'Iraq
ore 0.40 : Estrazioni dell'Iraq
ore 0.55 : Appuntamento all'Iraq
ore 1.10 : Fuori oriente
ore 3.20 : Raìs educational
CAPPERI, CHE CAVOLATA!
Su Capperi si invita a boicottare Jovanotti, Piero Pelù e Ligabue, definiti i menestrelli dal cuore rosso. Ora, a me i tre suddetti hanno sempre fatto un certo ribrezzo, per via del contributo rilevante che hanno dato all'affossamento della musica italiana. Naturalmente ritengo Il mio nome è mai più la peggiore canzone dell'ultimo decennio, peraltro associata ad una operazione ipocrita ed odiosa. Tutto questo però non basta a rendermi più digeribile l'idea che un cantante possa essere boicottato per i suoi orientamenti politici. Se Capperi vuole offrire un contrappunto di destra alle idiozie che circolano su Indymedia, passi. In caso contrario, ho paura che il suo slogan meglio goebbelsiani che qualunquisti debba essere inteso alla lettera.
PENSARE IN PACE
(Massimo Gramellini su La Stampa, 18 marzo)
Per cui, ci risiamo. Il discorso del pastore evangelico Bush e gli ultimi giochi arabi delle tre carte, poi arriveranno i lampi verdi della contraerea nella notte, i domatori televisivi con la faccia di circostanza e il nulla da commentare agitandosi di continuo, le immagini dei buoni e dei cattivi montate secondo convenienza per suscitare compassione od orrore, angoscia e paura smerciate come un dovere civico a cui è impossibile sottrarsi. Eppure stavolta potrebbe esserci una novità. Noi, <<il pubblico>
ANTIDOTI
Più banale del Festival, c'è solo il detestarlo, dice Filippo Facci. E in questa banalità si tuffa beato Giuseppe Videtti, su Musica! di Repubblica: che sollievo tornare da Sanremo e trovare Diamonds on the inside di Ben Harper, Io non mi sento italiano di Giorgio Gaber e 100th window dei Massive Attack ai primi tre posti della classifica. Ecco, speriamo allora che si limiti a guardare i primi tre posti, e soprattutto che si tenga lontano dalla radio: rischierebbe di imbattersi in perle tipo Immensamente Giulia o Veramente, che vanificherebbero tutto il suo sollievo (e che non mi risulta fossero al Festival). Incurante della triste realtà musicale nostrana, Videtti prosegue nel suo brillante sarcasmo: A cinque giorni di Festival non si sopravvive senza un antidoto. Eravamo tutti a corto di ossigeno, solo l'esibizione del quartetto di Sergio Cammariere [...] ci ha garantito una scorta d'aria. Infatti l'articolo è dedicato all'ex-pianobarista: La sua biografia è tutta raccolta in un j'accuse pianoforte e voce, Vita d'Artista: <<Vivo d'artista quasi da sempre / Con questo nome che non resta in mente / Così difficile da ricordare / Per uno che a casa non può ritornare / ... / Ma viva l'Italia, paese dell'arte / Viva i suoi artisti tenuti in disparte / Fuori dal mondo per settimane / Schiavi del cuore e di un pezzo di pane>>. Va bene che agli italiani piace l'autocommiserazione, ma qui siamo a livelli masiniani (ricordate la faccia da perdente?); non vorrei che facesse la fine dell'autore di Malinconoia.
Ma non distraiamoci: l'importante è combattere il nemico, non possiamo mica andare per il sottile. Ricapitoliamo: Sanremo = mediocrità, Cammariere = intelligenza (Sulla carta, Cammariere a Sanremo c'entrava poco e niente. Nei fatti, ha dimostrato che l'intelligenza può ancora trionfare sulla mediocrità). La stessa intelligenza che purtroppo làtita in frasi come questa: a Sanremo, dove si sono consumate le più efferate ingiustizie ai cantanti, Sergio Cammariere è arrivato senza rancori, portando come un maratoneta della canzone la torcia accesa da Endrigo, Paoli e Tenco. Con la metafora del maratoneta della canzone siamo al puro delirio: Castaldo non avrebbe saputo fare di meglio. Mi auguro che Videtti - ora che ha individuato l'antidoto a Sanremo - trovi in fretta anche quello alle scempiaggini che scrive.
"SI VIS VIDEUM PARA BELLUM"
Il Foglio commenta così i programmi televisivi sulla guerra. Qui, invece, il resoconto del battibecco tra Floris e Giovanardi, a Ballarò (a me il "corsivo" incriminato era piaciuto, comunque).
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